Fra escort e false identità, il caso simbolo di don Euro

L’ex sacerdote di Massa ha sempre usato i soldi dei parrocchiani per i vizi privati Ancora oggi (ridotto allo stato laicale) vive in una casa della Curia che lo protegge

Massa Carrara. A Massa Carrara e in Lunigiana, nelle parrocchie in cui ha celebrato messe, matrimoni e funerali, il suo nome per intero in molti non lo ricordano nemmeno più.

Luca Morini da Pontasserchio, ex sacerdote classe 1961, è ormai da anni, e per tutti solo don Euro, il prete degli scandali. Magari molti dei fedeli ai quali ha servito messa oggi non hanno presente neppure bene la sua faccia ma ricordano bene la sua ossessione per la tintura dei capelli: quella chioma nero corvino impomatata che spiccava al centro dell’altare. Senza un mezzo centimetro di ricrescita, nemmeno nei momenti più bui, quando le indagini della Procura erano iniziate e di quei capelli bianchi lui si lamentava con l’allora vescovo, monsignor Giovanni Santucci .


In “nomen omen” direbbero i latini, un destino nel nome: e Morini, con le continue richieste di denaro, ai parrocchiani, agli imprenditori del marmo, fino alle suorine per il funerale di una consorella, quell’appellativo don Euro se lo è proprio cucito addosso. La sua è una storia di soldi, tanti soldi. Reclamati per il bene. Il proprio. Per godere di ristoranti stellati, Mercedes con autista, alberghi di lusso e comprare regali firmati agli escort con cui per anni ha trascorso le sue serate.

Per i parrocchiani quelli dell’allora don Morini (oggi non più sacerdote) erano viaggi di lavoro o soggiorni termali legati alla salute precaria del loro sacerdote. Per Luca Morini i viaggi erano la sua doppia vita: quella in cui si spacciava per magistrato, per cardiochirurgo amico di Silvio Berlusconi e degli altri potenti a cui si vantava di dare del “tu”.Con queste sue identità, fasulle, l’ex sacerdote contattava giovani ragazzi gay che offrivano prestazioni sessuali su Internet. Offriva loro cocaina, ma, a quelli a cui era più affezionato, dispensava anche maglioni di Armani e cravatte di Marinella e Ferragamo.

Era una macchina delle menzogne, ben oliata quella dell’ex prete, una vita a doppio binario su cui in realtà si addensavano molti dubbi. Perché le richieste di denaro da parte di Morini erano pressanti e per meno di 500 euro non se ne parlava di averlo sull’altare a un matrimonio.

Nel 2015 quello che alcuni parrocchiani sussurravano a mezza bocca è diventata realtà. A far crollare il castello di bugie del sacerdote di provincia e è bastata una telefonata di quello che poi è divenuto il suo principale accusatore, l’avvocato (ed escort) napoletano Francesco Mangiacapra. Al numero, del telefono fisso, che Morini aveva lasciato all’amico, ha risposto la parrocchia di Caniparola.

È stato allora che il vaso di Pandora è stato scoperchiato. È stato allora che i dubbi sono diventati certezze.

Sono venute fuori le notti brave di don Euro, le sue foto in accappatoio bianco o immerso nella vasca idromassaggio di un hotel a cinque stelle hanno fatto il giro d’Italia. Poi sono arrivati i racconti, le intercettazioni: i baci con i suoi ragazzi e le richieste pressanti di soldi ai parrocchiani. Perfino ai colleghi preti.

Questi i fatti. Questa una delle pagine più tristi della storia della comunità (non solo ecclesiastica) apuana. Una vicenda personale e sociale alla quale corre a fianco quella giudiziaria, quella di un processo “azzoppato” per mancanza di querela da parte dei parrocchiani truffati. Nessuno ha denunciato Morini.

Poi c’è la chiesa. Ci sono i silenzi e i provvedimenti che non sono mai arrivati o meglio che sono arrivati a metà: don Morini non è più parroco, ma continua a vivere in una casa delle Curia. Sulla sua vicenda il papa non si è mai espresso, e, quattro anni fa il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, alla messa solenne per San Francesco che lo ha visto ospite a Massa si è limitato a dire «non si può ignorare questa situazione». Non una parola di più. Nessuna presa di posizione nei confronti dell’allora vescovo Santucci che, un paio di anni dopo si è messo a riposo (il suo nome dal registro degli indagati era uscito prima del rinvio a processo).

Una cortina di fumo dalla Curia. La voglia di silenzio da parte della comunità parrocchiale. E ora una vicenda giudiziaria che potrebbe finire con l’uscita di scena, senza condanna alcuna per il Morini: il 22 settembre il giudice del tribunale di Massa prenderà visione della perizia psichiatrica disposta sull’ex sacerdote. Se venisse dichiarato incapace di intendere e di volere Luca Morini tornerebbe un uomo libero. Senza condanne.



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