Droga e sesso con i soldi dei fedeli, tutte le accuse al parroco arrestato a Prato

Sotto la lente degli investigatori finisce l'importazione di Gbl, cosiddetta "droga dello stupro". L'indagine scattata dopo l'arresto dell'uomo con cui il parroco aveva una relazione. Ai festini a luci rosse coinvolte fino a 200 persone. La diocesi sapeva da tempo dei movimenti sospetti

PRATO. Con i soldi delle offerte si faceva spedire droga dall’Olanda per organizzare serate a luci rosse nella casa di un amico. Se Francesco Spagnesi non fosse un prete, la notizia sarebbe una delle tante che colorano le cronache. Ma per l’appunto don Francesco è stato per 12 dei suoi 40 anni, fino al 1° settembre, il parroco dell’Annunciazione alla Castellina, il quartiere della Prato bene, e la notizia del suo arresto, ieri mattina, ha avuto un effetto devastante nelle stanze della Curia e nelle case dei tanti che l’hanno conosciuto da vicino come cappellano in ospedale o correttore della Misericordia. Il procuratore Giuseppe Nicolosi, sapendo di maneggiare una materia delicata, ha preferito raccontare di persona la vicenda nei dettagli per evitare, ha detto, ricostruzioni fantasiose. Ma in questa storia c’è poco spazio per la fantasia, perché la realtà la supera di gran lunga.

Don Francesco Spagnesi è stato messo agli arresti domiciliari in canonica in esecuzione di un’ordinanza cautelare firmata dalla gip Francesca Scarlatti dopo le indagini della squadra mobile. Lo accusano di aver importato dall’Olanda ingenti quantità di Gbl, una droga sintetica, e di averla ceduta, talvolta insieme alla cocaina acquistata a Prato, alle persone che invitava ai festini in casa dell’uomo col quale aveva una relazione, Alessio Regina. Quest’ultimo è stato arrestato dalla squadra mobile di Prato il 27 agosto a Calenzano con l’accusa di essersi fatto spedire un litro di Gbl: quel giorno in auto con lui c’era anche don Francesco, che però in quel momento non fu arrestato. In realtà già tre giorni dopo, interrogato in Procura, il parroco ha ammesso le sue responsabilità. Successivi accertamenti hanno convinto gli investigatori che la spedizione del 27 agosto era solo l’ultima di una serie di almeno altre dieci, dal 2019 ai giorni nostri, e dunque è scattata l’ordinanza di custodia per entrambi.



Il Gbl è nota anche come “droga dello stupro” perché fa abbassare i freni inibitori e più volte è stata usata da violentatori, ma in questo caso lo stupro non c’entra nulla. Le quindici persone ascoltate nelle ultime due settimane dalla polizia, come partecipanti alle serate organizzate dal parroco e dall’amico – in altri tempi si sarebbero chiamate “cene eleganti” – sono tutti maggiorenni e consenzienti. E nessuno ha preso la droga a sua insaputa. Venivano contattati sui siti web di incontri, prevalentemente in altre province. Secondo la Procura, quanto emerso finora, è solo la punta dell’iceberg: sarebbero circa 200 gli uomini che negli ultimi due anni hanno partecipato ai festini. Tra loro, professionisti, medici, infermieri, bancari. Tutti verranno sentiti per capire che cosa succedeva nella casa.

Ieri pomeriggio, intanto, è stato interrogato il viceparroco della Castellina, don Paolo, anche lui indagato per concorso in appropriazione indebita. Un atto dovuto, secondo il suo difensore Federico Febbo, per compiere l’ultima perquisizione negli spazi della colonica condivisi con don Francesco. Quest’ultimo infatti è accusato di aver finanziato gli acquisti di droga coi soldi delle offerte dei fedeli.

Don Paolo ha ammesso di aver intuito e poi saputo quello che faceva don Francesco, lo vedeva uscire di notte ma non gli chiedeva dove andasse. Dice di aver cercato di aiutarlo e ora si ritrova indagato per i soldi spariti, si parla di alcune decine di migliaia di euro, ma su questo ha detto che le questue erano gestite in autonomia da don Francesco.



A un certo punto, inevitabilmente, se n’è accorta anche la Diocesi, come ha spiegato ieri il vescovo Giovanni Nerbini: «Ad aprile, messo alle strette, don Francesco ha rivelato la causa della sua sofferenza, l’uso stabile di droghe – si legge in una nota della Diocesi – È a quel punto che il vescovo gli ha imposto un cammino di riabilitazione psicoterapeutica con uno specialista». E però la droga, come si è visto, non era l’unico problema. «Quando abbiamo avuto notizia di movimenti sospetti sui conti della parrocchia – spiega ancora il vescovo Nerbini – ho provveduto a ritirare il potere di firma esclusiva del parroco, per poter così procedere a una verifica della situazione».

Dalla Diocesi comunque in questi cinque mesi e fino a ieri non era arrivata in Procura alcuna denuncia per appropriazione indebita nei confronti di don Spagnesi. Forse si contava di risolvere la faccenda senza mettere in mezzo giudici e avvocati. Oppure si sono prese per buone le giustificazioni del parroco. Il vescovo dice di aver chiesto subito conto a don Spagnesi il motivo di certe operazioni bancarie: «Ogni volta mi veniva spiegato che si trattava di aiuti per persone bisognose della parrocchia».

Ora invece la denuncia sarà inevitabile. Di fatto l’ordinanza di custodia è scattata “solo” per l’importazione e la cessione della droga. La circostanza, confermata dagli inquirenti, che spesso il Gbl e la cocaina venivano offerti agli ospiti e solo qualche volta veniva chiesto un obolo non alleggerisce la posizione dei due arrestati. Il gip ha già escluso l’ipotesi della cessione della “lieve entità” che annullerebbe il reato di spaccio.