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Dati verità dalle rianimazioni Covid: 9 ricoverati su 10 non sono vaccinati. Ci sono anche due ventenni

Medici e infermieri in una rianimazione Covid

Giani: ecco i numeri per chi ancora dubita. In terapia intensiva anche due ventenni. E dai no-vax un incredibile esposto

FIRENZE. Fosse per lui l’obbligo vaccinale che Mario Draghi fatica a far passare nelle complicate alchimie della maggioranza sarebbe già realtà. Del resto, il presidente Eugenio Giani l’ha chiarito da giorni: «Dove non arriverà il governo col Green pass, lo farà la Regione». Ieri sulla sua scrivani sono stati i dati nudi e crudi della terapie intensive a convincerlo ad andare avanti. «Per i diffidenti del vaccino parlano i dati delle terapie intensive – scrive sui social – Di tutti i nuovi ingressi Covid nell’ultima settimana in Toscana, nove su dieci non sono vaccinati».

Una risposta indiretta del presidente della Toscana a un gruppo di comitati (“Ri-progettiamo Pistoia”, “Alleanza beni comuni” e “Acqua bene comune”) che ieri hanno presentato un esposto contro di lui alla procura pistoiese. Di fatto un rovesciamento della realtà. Quelle di Giani sul Green pass sarebbero «gravi esternazioni» contro chi non è vaccinato. Poco importa al presidente. Chi ci ha parlato assicura che sono stati i numeri delle rianimazioni a convincerlo ad andare avanti. Entro fine mese, dopo aver capito dove si fermeranno le misure sul certificato verde dell’esecutivo, lui assesterà un’ulteriore stretta.


Anche perché a guardare i numeri dei ricoveri in rianimazione l’esposto-invettiva è una delle tante, confuse, provocazioni no-vax. I dati parlano da soli. Il 40 per cento dei ricoverati ha meno di 50 anni e sono ben due i ventenni. E ovvio, i giovani sono tutti non vaccinati. Sì perché dal 6 al 12 settembre in Toscana si sono registrati 23 nuovi ingressi nelle rianimazioni Covid e in ben 20 casi (l’87 per cento) si è trattato di pazienti non coperti da vaccinazione, neppure con una dose. Quindici uomini e cinque donne. Gli unici tre vaccinati finiti in terapia intensiva, tutti con due dosi, hanno 61, 73 e 82 anni.

L’età media dei nuovi ricoverati è di 53 anni, ma a colpire è soprattutto il fatto che ben nove dei 20 non vaccinati abbia meno di 50 anni. Ci sono addirittura due ventenni, un ragazzo di 21 anni al Santo Stefano di Prato e uno di 23 a Pisa. Poi ci sono due 33enni (uno a Grosseto e uno a Livorno), due 37enni (uno a Livorno e uno a Cecina), un quarantenne a Cisanello, un 43 enne a Prato e un 49enne a Ponte a Niccheri. Poi si contano tre persone fra i 53 e i 57 anni, otto fra i 61 e i 69 anni.

In fondo proprio pochi giorni fa l’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità era stato eloquente: il vaccino riduce del 98% la possibilità di un ricovero in area critica.

Intanto ieri dal ministero della Salute è arrivata la comunicazione ufficiale del via alla campagna per la terza dose. Le Asl dovranno prepararsi a partire con il super richiamo a cominciare dal 20 settembre, dando priorità alle persone più vulnerabili, i fragilissimi che in Toscana si sono vaccinate fra febbraio e aprile, in gran parte con Moderna. Anche se è ancora in corso il confronto con i tecnici del Comitato tecnico scientifico per stabilire con precisione la platea alla quale dare la priorità. Una partita che ieri aveva innervosito Giani, a cui era stato chiesto perché il Lazio fosse già in procinto di iniziare. «Noi siamo pronti con ancora più convinzione del Lazio. Ho parlato di convinzione perché ancora non ci sono atti giuridici. Probabilmente il Lazio è vicino a Roma e quindi frequenta di più i ministeri e sa che è pronta la circolare. Io invece sono un modesto presidente di una regione esterna ai palazzi romani e quindi non ho ancora visto una circolare pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, o che mi stata trasmessa. Quando ce la trasmetteranno, la Toscana pronta per la terza vaccinazione per i fragili».

La circolare preciserà, appunto, le platee da vaccinare per prime. Ma da giorni filtra da Roma che la priorità dovrà essere data a trapiantati, dializzati e malati di cancro. Proprio su questa terza categoria le Regioni si aspettano dettagli precisi. Anche se l’idea è di somministrare la terza dose a questi pazienti chiamandoli direttamente nelle strutture ospedaliere che li hanno in cura.

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