Lo statistico delle epidemie: "Il rientro a scuola con i vaccini è diverso, il virus non rialzerà la testa"

Il biostatistico Divino: nel 2020 le attività diedero il via alla seconda ondata ma questa volta l’immunità di gregge bloccherà l’epidemia. E non ripartirà

FIRENZE. Chi scruta ogni vibrazione della curva dall’inizio della pandemia, sa che questi sono giorni cruciali, lo spartiacque che potrebbe decidere le sorti dell’inverno. «La riapertura delle scuole, la piena ripresa delle attività produttive, i trasporti pubblici l’anno scorso fecero da miccia al contagio». Anzi, rigonfiarono l’epidemia che sembrava essere in discesa dopo gli effetti della movida d’agosto, catapultando gli italiani nella seconda ondata. E anche quest’anno, dice Fabio Divino, professore di Biostatistica ed epidemiologia computazionale all’università del Molise, «questi fattori potrebbero rompere l’equilibrio raggiunto dall’andamento del contagio. Solo che questa volta è diverso». Membro di StatGroup-19, un team di ricercatori che monitora l’andamento del Covid dal marzo 2020, Divino è convinto che «non ci sarà il balzo d’ottobre» perché «i vaccini congeleranno l’epidemia, impedendole di ripartire».

Professore, eppure l’anno scorso il ritorno sui banchi fu uno degli inneschi della seconda ondata.


«Questa volta sono troppe e troppo diverse le variabili in campo per poter azzardare proiezioni. Possiamo però osservare ciò che sta avvenendo. A luglio molti esperti si sbilanciarono ipotizzando 30mila casi come effetto della Delta oltre che dei festeggiamenti per gli eventi sportivi, in particolare la vittoria agli Europei. Ecco, non è avvenuto nulla di tutto questo. Anzi, ad agosto la curva, aldilà di alcune differenze regionali date dai flussi turistici (come in Sardegna e Sicilia) ha avuto un andamento laterale».

Che significa?

«Che il livello dei contagi si è tenuto stabile fra i 6mila e gli 8mila casi giornalieri e adesso stiamo registrando un inizio di calo. Significa che è in equilibrio».

Ma ora quell’equilibro si potrebbe spezzare?

«Sì, il ritorno sui banchi e ad abitudini di vita che ci faranno passare più tempo al chiuso romperanno questo equilibrio, ma le condizioni sono diverse e credo che ad ottobre non si creerà assolutamente la situazione del 2020».

Cosa è cambiato?

«L’anno scorso la popolazione era completamente suscettibile al virus, non protetta dai vaccini. E senza restrizioni il virus viaggiava al suo Rt “naturale”, 2-3. Vede, nel prevedere e misurare l’evoluzione della curva epidemica, e la stima dell’Rt, di solito si dovrebbero tenere in considerazione tre parametri: 1) il numero medio di contatti di ogni individuo; 2) la probabilità che un contagiato infetti un’altra persona facendo aumentare l’infettività; 3) il tempo di infettività della malattia. Prima potevamo controllare solo il primo. E per ridurre l’Rt abbiamo adottato le chiusure, che però hanno fatto scendere la curva in modo proporzionale, lentamente».

E adesso?

«Adesso, con l’introduzione dei vaccini, possiamo influire sulla probabilità di contagiare e sul tempo d’infettività, cioè per quanto tempo si rimane contagiosi. Uno studio apparso su Nature ci dice che grazie ai vaccini il tempo di infettività si è dimezzato, da due a una settimana e la probabilità di infettare è molto ridotta. Poi, sebbene la Delta sia più contagiosa dei ceppi originari, ha un tempo più breve di latenza, il periodo di incubazione della malattia in cui si è contagiosi ma senza sintomi: da dieci giorni siamo passati a quattro. Grazie ai vaccini, così, la discesa della curva non avverrà più in modo proporzionale come con il lockdown, ma molto più velocemente. L’epidemia ad un certo punto si fermerà».

Quando?

«Quando raggiungeremo l’immunità di gregge. Il ministero della Salute calcola serva l’80% della popolazione protetta. In realtà non sappiamo di preciso quale sia la soglia perché non ci siamo mai confrontati con questo virus. Dobbiamo sperimentarla un po’ come con l’effetto dose-risposta per i farmaci. Se avessimo un mal di testa e ci prescrivessero un medicinale senza dosaggio, per mandarlo via dovremmo andare per tentativi, finché non raggiungiamo la soglia di efficacia del dosaggio. Così sarà con i vaccini. Il malato in questo caso è la collettività, non l’individuo. A un certo punto, quando arriveremo alla soglia, il contagio si bloccherà e il virus non riuscirà a ripartire. C’è un’unica incognita, ed è globale...».

Quale?

«Che si sviluppi una variante che buca i vaccini. Ci farebbe ricominciare da capo. Ma in questo momento è una minaccia che non c’è».

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