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Vertenza Gkn, i 5 punti che il sindacato contesta nella procedura di licenziamento

ESCLUSIVO. In tribunale si discute l'esposto presentato dalla Fiom: i possibili scenari

L’azienda ha nascosto per mesi la volontà di cessare l’attività produttiva nello stabilimento di Campi Bisenzio, addirittura fino al giorno prima dell’apertura della vertenza con lo scopo di avere una «tranquilla situazione aziendale». È questo atteggiamento di «non buonafede» nel confronto con il sindacato e le rappresentanze aziendali che è alla base del ricorso per richiesta di comportamento antisindacale presentato dalla Fiom Cgil di Firenze nei confronti dell’azienda Gkn. La prima udienza dal giudice del lavoro si è svolta oggi (la sentenza arriverà nei prossimi giorni).

Tredici giorni prima della scadenza in cui la multinazionale potrà inviare le lettere di licenziamento ai 422 dipendenti, nove giorni prima dal corteo che i lavoratori stanno organizzando a Firenze peri il 18. Il giudice del lavoro si prenderà presumibilmente qualche giorno (non c’è una scadenza) per decidere se sospendere o meno la procedura e far sì che la multinazionale riavvi l’attività o comunque, più probabile, la vertenza debba essere fatta ripartire da zero. È un giorno centrale quello di oggi per la Gkn. Dopo la fumata nera al tavolo con le istituzioni è l’unica possibilità per i lavoratori per prendere tempo e studiare una nuova strategia.


Mancata informazione della situazione aziendale, comportamenti atti a non far trasparire le reali intenzioni, chiusura dello stabilimento mettendo in ferie e permesso i dipendenti e danneggiamento del sindacato nella propria credibilità e non rispetto degli accordi di Confindustria con il ministero e i sindacati per gestire i licenziamenti. Sono questi quattro, in estrema sintesi, i punti illustrati nel ricorso elaborato dagli avvocati fiorentini Andrea Stramaccia e Luca Calvani nel tentativo di ottenere la condanna di Gkn per comportamento antisindacale.

Ecco i cinque punti contenuti nel ricorso e su cui il giudice dovrà esprimersi

Mancata informazione al sindacato

Non sono state fornite informazioni alle rappresentanze sindacali interne alla Gkn nonostante le ripetute richieste sull’andamento recente e su quello prevedibile oltre alla mancata illustrazione della reale situazione economica. Per le imprese con più di 50 dipendenti, si legge nel ricorso, l’azienda deve fornire informazioni sulle scelte e le previsioni dell’attività produttiva con l’impatto su eventuali rischi occupazionali mentre per quelle con più di 150 dipendenti la comunicazione è ancora avrebbe dovuto essere ancora più puntuali con comunicazioni annuali su esternalizzazioni e conseguenze sull’occupazione. Il sindacato accusa Gkn di non aver mai illustrato la situazione e di aver taciuto i campanelli di allarme.

Violazione dei principi di buonafede e correttezza

Negli ultimi due anni la Gkn avrebbe più volte riferito ai sindacati e alle rappresentanze sindacali interne la volontà di operare per favorire lo sviluppo del sito e la tenuta occupazionale dello stabilimento «escludendo l’uso di licenziamenti coercitivi». Il 9 luglio del 2020, si ripercorrono le tappe nel ricorso, l’azienda si impegna a «valuterà anche cumulativamente il ricorso agli ammortizzatori sociali manifestando disponibilità immediata al confronto con la Rsu in caso di mutamento del contesto e delle condizioni di mercato. Invece per un anno intero e prima dell’avvio della procedura, fino al giorno prima, l’azienda ha fatto credere che vi fosse una crisi che poteva determinare alcuni licenziamenti ma non ha mai detto che la volontà dell’azienda era quella di chiudere l’unità produttiva». «Anzi – si dettaglia nel ricorso – ha continuato a discutere di produzioni, di volumi produttivi mai facendo cenno all’ipotetica chiusura del licenziamento». Altro elemento a giustificazione della non buonafede dell’azienda che i lavoratori di Gkn portano a testimonianza è la programmazione delle fiere estive lasciando intendere che la stagione estiva si sarebbe conclusa senza alcun problema.

La chiusura dello stabilimento

I sindacati mettono in evidenza nel ricorso come l’azienda abbia deciso di chiudere lo stabilimento imponendo ai lavoratori di stare a casa in ferie o in permesso configurando una serrata offensiva. Tra gli elementi contestati, dopo l’apertura della procedura, anche la collocazione in ferie in momenti non indicati nel piano ferie violando un accordo integrativo del 2012. Un comportamento considerato antinsindacale «perché la non presenza in azienda dei lavoratori non consente l’esercizio dei diritti sindacali complicando l’organizzazione di assemblee e scioperi».

Lesione dell’immagine di sindacato e Rsu

Un ulteriore ostacolo, o pregiudizio, all’azione del sindacato è, per il ricorso, «rappresentato dal danno all’immagine dell’organizzazione sindacale e dei rappresentanti sindacali, conseguente alla vera e propria opera di disinformazione che hanno subito da parte dell’azienda». «Un sindacato, o dei dirigenti sindacali, che si incontrano per più di un anno con i vertici aziendali, e fino a pochi giorni prima dell’apertura della procedura di mobilità, rassicura i dipendenti e gli iscritti sull’assenza di criticità occupazionali, perché tali erano le informazioni ricevute perfino nel giugno 2021 dall’azienda, non può che essere un sindacato fortemente delegittimato di fronte ai lavoratori ed agli iscritti».

Non rispetto di intese nazionali

L’azienda ha disatteso, secondo la Fiom, un accordo firmato appena un mese prima dai sindacati e dalle associazioni datoriali di cui fa parte – Confindustria – con cui si impegnavano con il ministero a utilizzare gli ammortizzatori sociali in caso di licenziamenti.

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