Mps sacrifica 7.000 dipendenti per la fusione

Secondo Unicredit sono “esuberi necessari”. Forti timori dei sindacati che dichiarano sciopero per il 24 settembre

SIENA. Rischia di diventare un accordo ad alto tasso di sacrificio per Siena e i dipendenti di Mps, la trattativa con Unicredit. A poche ore dalla scadenza dell’esclusiva, sul piatto della bilancia l’istituto di piazza Gae Aulenti, ha aperto e iniziato ad analizzare il dossier sugli esuberi. E la sensazione è che i termini per un accordo possano conseguentemente subire uno slittamento.

Che quella del taglio ai dipendenti fosse una necessità, nessuno lo aveva mai nascosto. Nemmeno il piano industriale approvato da banca Mps, che aveva individuato l’esigenza di fare a meno, entro il 2025, di 2.669 addetti; numeri, tuttavia, molto distanti rispetto a quelli richiesti e individuati da Unicredit che avrebbe stimato ulteriori tagli per 4.000 addetti, anche se i sindacati senesi temono numeri maggiori. Un totale di circa 7.000 esuberi “necessari”, secondo Unicredit, per allinearsi alla media degli altri sportelli di mercato. Ma i timori dei sindacati, che per il 24 settembre hanno indetto lo sciopero generale, rimangono alti.


«I dipendenti Mps – hanno rivendicato alzando la voce nei giorni scorsi – hanno il diritto di conoscere con trasparenza quale sarà il loro destino lavorativo». I lavoratori vogliono sapere «quali sono le aziende coinvolte in questa vicenda. Unicredit, Medio Credito Centrale, altre società che magari neppure applicano il contratto del credito»; inoltre hanno chiesto di conoscere quali potrebbero essere le loro future mansioni: se lo stesso lavoro, un lavoro diverso, magari meno qualificato e quale sarà il luogo di lavoro.

Infine, rispetto agli esuberi, quale la copertura economica e se quella del Fondo di Solidarietà sarà immodificata e, soprattutto, se la permanenza sarà effettivamente allungata e spalmata a sette anni. Tanti ancora i dubbi che dovranno essere sciolti proprio nelle ore che separano Unicredit e la banca più antica del mondo da un accordo. E la tensione a piazza Salimbeni sale.

Non è infatti piaciuta alla segreteria di coordinamento dei sindacati della banca, la lettera che la presidente Patrizia Grieco ha pubblicato sull’intranet aziendale, rivolta direttamente ai dipendenti e in cui li aveva “rassicurati” sui tempi e sull’esito dell’operazione: «Vi informeremo sulla trattativa, la due diligence sta rispettando i tempi». Una lettera che fa il paio con quella indirizzata nei giorni scorsi da Andrea Orcel ai propri dipendenti a cui chiedeva di «volare più alto dei pettegolezzi», riferendosi al piano industriale e al dossier Montepaschi. «Se l’azienda dispone di informazioni che non sono a conoscenza delle organizzazioni sindacali – hanno scritto in una nota le sigle sindacali – è con i rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori che si deve aprire una interlocuzione rispettosa del metodo e dei rispettivi ruoli».

«Siamo certi che il Consiglio di amministrazione, attraverso le parole della sua presidente – sempre così attenta alle politiche inclusive – non intendesse muoverci uno sgarbo istituzionale così maldestro. Tuttavia, invitiamo l’azienda a ripristinare le corrette relazioni industriali tanto più necessarie nella fase di straordinaria delicatezza che stiamo vivendo». Parole forti di cui il Cda non potrà non tenere conto nelle interlocuzioni con Unicredit.

Indicazioni più chiare, potrebbero arrivare già la prossima settimana, il 14 settembre, quando il Ceo di Unicredit Andrea Orcel sarà ascoltato in audizione dalla Commissione d’inchiesta sul sistema bancario. Prima di Orcel sarà nuovamente audito anche l’amministratore delegato del Mediocredito Bernardo Mattarella, l’istituto controllato al 100% da Invitalia che è entrato in data room sul Montepaschi per valutare la possibilità di rilevare circa 150 filiali al Centro Sud.

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