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Vittime? No, colpevoli di essere morti in casa. Strage di Viareggio: le motivazioni choc della Cassazione

Otto mesi dopo ecco le 584 pagine di una sentenza che ha cancellato le aggravanti e motivato le prescrizioni. La posizione di Mauro Moretti

Se le 32 vittime del disastro ferroviario di 12 anni fa a Viareggio si fossero trovate sulle banchine della stazione, invece che dentro le proprie case o nella zona intorno alle stesse mentre deragliava un treno carico di Gpl, allora gli imputati avrebbero risposto anche della violazione della normativa relativa agli infortuni sul lavoro. E l’omicidio colposo non sarebbe andato in prescrizione, come invece è accaduto avendo la sentenza della Corte di Cassazione dell’8 gennaio scorso deciso la decadenza dell’aggravante.

Sentenza choc da 584 pagine, delle quali 304 realmente nel merito, arrivata dopo ben otto mesi, della quale sono state depositate le motivazioni ieri, a firma dei giudici della quarta sezione penaleGiacomo Fumu (presidente), Francesco Maria Ciampi, Carla Menichetti, Emanuele Di Salvo, Salvatore Dovere (relatore). I quali – nel motivare la scelta della mancata aggravante dell’infortunio sul lavoro nel disastro ferroviario da 32 morti – scrivono: «È ben possibile che nell’evento si sia concretizzato il rischio lavorativo anche se avvenuto in danno al terzo, ma ciò richiese che questi si sia trovato esposto a tale rischio alla stessa stregua del lavoratore». Difficile da capire, nonostante la complessa e dettagliata argomentazione giuridica e normativa, per chi quella notte ha visto il cielo tingersi di rosso esplosione nucleare, per chi si è trovato tra boati e crolli tra la stazione e la porzione di quartiere andata distrutta, in un unico inferno tra la stazione e le case di via Ponchielli e via Porta Pietrasanta, con due macchinisti vivi per miracolo. L’ultimo oltraggio alle vittime e alle persone care.

Nella corposa sentenza appare chiaro che, al di là della strage di Viareggio, l’occasione per la Suprema Corte è quella di stringere l’ambito degli eventi che, coinvolgendo persone estranee a questo o a quello ambito lavorativo, rimangano comunque coinvolte in incidenti, disastri, tragedie che nei luoghi di lavoro si possono verificare. I giudici di Cassazione, nel polverizzare l’aggravante facendo sì che siano gli eventi ad avere ucciso 32 persone e non un omicidio, per quanto colposo, usano toni duri nei confronti dei colleghi di Tribunale di Lucca e Corte d’Appello di Firenze: «Appaiono evidenti gli errori nei quali sono incorsi i giudici di merito». Per poi aggiungere: «Quel che la Corte d’Appello non ha colto è che il rischio tipico dell’imprenditore ferroviario attiene alla sicurezza della circolazione ferroviaria. Esso può concretizzarsi anche nei confronti dei lavoratori dipendenti, senza per questo mutarsi – addirittura per chiunque ne risulti investito – in rischio lavorativo».

I MANCATI CONTROLLI

Resta solido, nella sentenza di Cassazione, il principio che ha guidato le indagini della Procura di Lucca fin da quando ancora si cercavano i cadaveri da sotto le macerie delle case esplose: la rottura dell’assile corroso dalla ruggine, che si è spezzato causando il deragliamento, non era e non è stato evento ineluttabile. La Corte d’Appello, viene ricordato, ha stabilito che «il controllo sulla correttezza della manutenzione avrebbe evitato la tragedia perché sarebbe emersa l’assenza della documentazione la storia manutentiva del carro e dei suoi componenti e sarebbe stato escluso dalla circolazione. Tale affermazione coglie l’esatta fisionomia dell’evento in concreto verificatosi». Evento – aggiungono i giudici – «non riconducibile al solo profilo dell’errore esecutivo degli operatori dei controlli non distruttivi dell’assile». Insomma, la responsabilità della strage di Viareggio non va ricercata solo in Germania, dove ha sede la Gatx proprietaria dei carri cisterna, come ha sempre sostenuto la difesa di Ferrovie parlando di «cigno nero» a proposito di una frattura nell’assile imprevedibile e inimmaginabile.

NUOVO APPELLO PER MORETTI

Mauro Moretti torna a giudizio di fronte alla Corte d’Appello di Firenze, senza dover fare i conti con l’aggravante e nuovamente giudicato per quanto attiene i profili di colpa consistenti nella mancata adozione di provvedimenti di riduzione di velocità dei convogli. Moretti è stato processato in tutti i gradi di giudizio sia come ex amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana sia come amministratore delegato di Ferrovie italiane, ruolo che ricopriva il 29 giugno 2009. Di fronte ai giudici della nuova sezione del palazzo di giustizia fiorentino, Moretti dovrà rinnovare o meno la propria rinuncia alla prescrizione anche per l’omicidio colposo. E la scelta che l’ex manager di Stato farà è tutta da vedere, visto che la precedente rinuncia – richiesta dei familiari delle vittime – è arrivata l’ultimo giorno utile. Il nuovo processo non sarà una passeggiata per Moretti che rimane condannato per quanto riguarda tutto il tema della manutenzione. Non solo la sentenza di Cassazione non mina l’impianto dei legali di parte civile sulle responsabilità precise della holding Ferrovie, ma i giudici fanno proprio quanto si legge nelle motivazioni d’Appello, per cui Moretti pur dopo la cessazione della carica in Rfi aveva avuto «forti poteri di controllo e di indirizzo della società collegate, tra cui la stessa Rfi». E quindi, aggiunge la Cassazione, «aveva mantenuto un potere di influenza».

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