La rivincita di Elena Pietrini: il bacio ai suoi cani, un "grazie" speciale e un tuffo al mare per festeggiare

Elena Pietrini

La schiacciatrice livornese festeggia così il successo all'Europeo con la nazionale di pallavolo. «Quando mi dissero: sarai un’azzurra...»

Il tuffo nell’oro a Belgrado. Poi, atterrata all’aeroporto di Firenze, l’abbraccio con i familiari, le coccole ai suoi cani e subito un tuffo al mare, senza passare da casa. «Ho detto a mamma di portarmi il costume». Elena Pietrini, 21 anni, schiacciatrice prodigio della nazionale di volley campione d’Europa, risponde al telefono dalla spiaggia di Tirrenia, a pochi chilometri da dov’è nata e cresciuta, a Livorno. Nella notte più felice della sua carriera ha scritto: «Se è un sogno non svegliatemi».

Pietrini, sta ancora sognando?

«Più che altro non ho ancora chiuso occhio. Dopo la vittoria in finale abbiamo fatto l’after con le mie compagne per prendere l’aereo e tornare in Italia. Quindi direi di sì: sto ancora sognando, ma a occhi aperti».

Ci descrive queste gioia?

«È difficile. Perché le emozioni sono tante e tutte insieme. La nostra è una vittoria di squadra e della squadra, quindi è bello condividerla. Sono felice della vittoria perché dopo tante critiche abbiamo fatto vedere a tutti come si reagisce quando ti tirano merda addosso. Dopo l’eliminazione dall’Olimpiade proprio contro la Serbia ai quarti ci hanno detto di tutto. Vorrei che la prossima volta, prima di sparare sentenze, certe persone pensassero di più».

Si riferisce alle parole del suo allenatore? Quando ha detto che siete state troppo sui social?

«Con Mazzanti ci siamo chiarite. Non ha detto le cose che sono uscite. E lui è stato il primo a scusarsi con noi per l’articolo. In ogni caso le critiche ci hanno compattato ancora di più. E le abbiamo trasformate in energia positiva».

In effetti sui social ci siete rimaste. I suoi balletti su Instragram con la compagna Alessia Orro sono diventati virali.

«È stato divertente (sorride ndr). Ai nostri fan dico di non preoccuparsi perché abbiamo ancora qualche video da mettere. A parte gli scherzi, è un modo per staccare».

Ci dice il segreto della metamorfosi della nazionale?

«La complicità del gruppo, il piacere e il divertimento di stare in campo insieme. E anche la voglia di dimostrare che abbiamo le palle».

Tra Olimpiadi e Europei siete state insieme 105 giorni, non deve essere facile?

«È tosta. Davvero. Però con un bel gruppo come il nostro e la vicinanza delle famiglie tutto è più leggero».

Via da casa a quattordici anni, allenamenti, viaggi. Quanto pesano i sacrifici nella sua vita?

«I sacrifici sono molti, è vero. Ma piano piano vengono ripagati. Per questo devo ringraziare la mia famiglia: babbo, mamma, mia sorella Giulia che da piccola era il mio modello. In questi anni ovunque fossi per il mio compleanno venivano a trovarmi. Anche loro hanno fatto sacrifici per me e per questo li ringrazio sempre. Uno può pensare che sia scontato. Invece anche per loro stare dietro a una figlia che gira come me non è facile».

Sabato sera l’apoteosi, vincere l’Europeo in casa della Serbia, con ventimila tifosi contro. Come l’Italbasket al preolimpico.

«Esatto. Mio padre (Alberto ndr) è un ex giocatore di basket, mi ha trasmesso la passione per la pallacanestro. Quella partita la ricordo bene. L’altra sera quando siamo entrate in campo ho detto: "Oimmena". Erano due anni che non giocavamo una gara con così tanta gente sugli spalti. Per di più con il tifo contro. Invece si è rivelato uno stimolo. Una spinta decisiva per vincere».

Dell’Europeo resteranno molte immagine bellissime. Però il punto che ha cambiato la finale è stato quello in cui, a metà secondo set, lei ha recuperato la palla con il piede facendola rimbalzare sulla rete. Dove ha imparato?

«Al mare con i bimbi. Quando ero piccola il mio gruppo era di soli maschi. E volevano giocare a pallone, quindi ho dovuto imparare. Quando ho visto la palla a mezza altezza, mi sono detta: "Io ci provo". È andata bene».

Quindi l’Italia deve ringraziare anche i suoi amici d’infanzia?

«Ovviamente».

Il vostro trionfo è l’ultimo di una lunga serie. Da spettatrice qual è quello che l’ha emozionata di più?

«Impossibile sceglierne uno. Un atleta italiano che vince emoziona tutti. Ed è un orgoglio vederlo».

Italbasket, calcio, atletica, i ragazzi e le ragazze delle Paralimpiadi, e voi. C’è un legame?

«Sì. Ci siamo divertiti a vincere e si vedeva dagli sguardi. E quando uno si diverte arrivano i risultati».

E pensare che due anni fa aveva lasciato il ritiro della nazionale...

«Di questo ora preferisco non parlare».

Ok. Arrivata all’aeroporto i primi che ha abbracciato sono stati i suoi cani.

«Si chiamano Nala e Kuzco. La prima per via della femmina del Re Leone, il mio cartone preferito. L’altro è il nome del cattivo de "Le follie dell’imperatore"».

Senta quanto resta a casa?

«Una settimana, poi riparto per la preparazione con Scandicci, la mia squadra di club. Posso aggiungere una cosa?».

Prego?

«Vorrei ringraziare una persona che ha sempre creduto in me e che ora non c’è più. Si chiamava Andrea Scozzese, era uno dei tecnici del Volleyrò. Quando mi ha visto a tredici anni ha detto: "Mi porterai la tua maglietta della nazionale". Ora lo farò».

Ultima cosa? Se le dico Parigi?

«Vado a fare il bagno. Per la prossima Olimpiade c’è tempo...».

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