L'avvocata Nura Musse Ali: «Talebani, tappa obbligata». La Lega attacca, il Pd la scarica

Nura Musse Ali componente della commissione Pari opportunità

La componente della commissione Pari opportunità della Regione Toscana verso le dimissioni dopo un'intervista al Tirreno

PISA. Definisce “tappa obbligata” il regime talebano in Afghanistan, pur nel contesto di una riflessione espressa in un’intervista al Tirreno di Pisa: per questo si scatena la bufera sull’avvocata Nura Musse Ali, 35enne originaria della Somalia e pisana di formazione, componente della commissione Pari opportunità della Regione .

Le sue parole («Forse qualcuno rimarrà sorpreso ma io sono a favore della presa del potere da parte dei fondamentalisti in Afghanistan») spingono a intervenire praticamente tutta la Lega (compreso Matteo Salvini), compatta a chiederne le dimissioni. Ma anche il Pd prima si dissocia, con la segretaria regionale Simona Bonafè, e poi, attraverso Enrico Borghi della segreteria nazionale Pd, ne chiede le dimissioni. Insomma, con un’intervista è riuscita a mettere d’accordo Lega e Pd.


«La presa del potere da parte dei fondamentalisti islamici è una tappa obbligata per un Paese, l'Afghanistan, ancora alla ricerca di un'identità politica e sociale, in cui l'occidente non è riuscito a costruire niente di rilevante nella vita della gente comune». Questa la frase con cui si apriva l’intervista al Tirreno di martedì, sintetizzata nel titolo “A favore del ritorno del regime talebano”.

Il giorno dopo, la stessa Nura Musse Ali invia una precisazione al Tirreno, nella quale sottolinea di essere contro i talebani. E specifica: «L’operare delle nazioni occidentali là in Afghanistan, pur essendo stato lodevole nello scopo (sconfiggere il fondamentalismo e restaurare la democrazia) non è completamente riuscito ad entrare nella vita della gente, specialmente quella lontana dalle città principali facendo sì che i talebani prendessero il potere là dove non sono arrivate le nazioni occidentali. Quindi io non sono per i talebani. Figuriamoci, data la mia plurima identità mi sono sempre illusa persino di poter offrire idee “nuove” per estirpare il fondamentalismo dal pianeta. Io sono con tutte le donne afgane che vedranno i loro diritti vessati, calpestati, che magari subiranno mutilazioni nella culla, matrimoni forzati nell'infanzia e lapidazioni nell'età adulta. Io sono per i diritti, per un altro mondo ovunque».

Ma sulla base della prima intervista, come detto, la Lega si scatena. A partire dal leader Matteo Salvini: «Le parole di Nura Musse Ali, indicata dal Pd, sono gravissime soprattutto perché pronunciate da una donna». Dello stesso tenore i deputati e i senatori della Lega della Toscana, con l’eurodeputata Susanna Ceccardi che tuona: «Deve dimettersi», e in più si definisce «scioccata» dall’intervista.

Non meno dura Simona Bonafé: «Il Pd si dissocia totalmente. I talebani sono stati e restano liberticidi e nemici dei diritti, persecutori delle donne. Sostenere che un regime è una tappa obbligata verso la maturazione sociale è inaccettabile». Come lo è per le colleghe della commissione Pari opportunità che non si riconoscono nelle dichiarazioni dell’avvocata. Anche Borghi della segreteria nazionale del Pd ribadisce: «Le parole di Nura Musse Ali non rappresentano il pensiero del Pd. Nel dissociarci dalle sue parole e nel ribadire la nostra contrarietà verso ogni regime che azzera la dignità delle persone, chiediamo che si dimetta».

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