Nel risiko di Mps altre 50 filiali a rischio chiusura 614 già cancellate

Unicredit vorrebbe lasciare la direzione generale con 2600 dipendenti a Mediocredito: contrario il Tesoro


Siena. «L’operazione di aggregazione potrebbe essere preceduta da un intervento di rafforzamento patrimoniale che si prevede possa essere agevolmente approvato da Dg Comp (la direzione generale della Concorrenza, una direzione generale della Commissione europea, con sede a Bruxelles, ndr)». Ad averlo fatto intendere era stato il ministro dell’Economia Daniele Franco, durante l’audizione davanti alle commissioni Finanza di Camera e Senato; adesso è Montepaschi stesso a chiarire che c’è la possibilità di una ricapitalizzazione da parte del Tesoro prima dell’eventuale vendita a Unicredit del perimetro selezionato, dopo l’avvio della trattativa in esclusiva con il ministero dell’Economia e finanze.

Con la semestrale, la migliore degli ultimi cinque anni sui sei mesi, la banca ha fatto sapere che questa soluzione strutturale «al momento non si è ancora concretizzata, ma rappresenta uno scenario possibile alla luce anche dei consistenti incentivi sopra richiamati nonché all’accordo tra Unicredit e ministero dell’Economia per una potenziale operazione». Se, invece, gli analisti dovessero dire ad Andrea Orcel che non ci sono le condizioni per acquisire Mps, l’aumento di capitale da 2,5 miliardi potrebbe essere lanciato nel «primo semestre 2022». Nell’attesa, banca Mps, ha raggiunto i primi obiettivi del piano di ristrutturazione 2017 - 2021 concordato con Bruxelles. Uno dei primi target che è stato raggiunto è stato quello delle chiusure di sportelli, operazione avviata sotto la gestione di Marco Morelli. Dal 2017 al 2020, ricorda la Banca nella semestrale, sono stati chiusi 614 sportelli «raggiungendo l’obiettivo complessivo previsto per il periodo».

La nuova gestione sotto la regia di Guido Bastianini però non si è fermata e ha annunciato che nell’ultimo trimestre dell’anno chiuderà altri 50 sportelli. Si tratta di una delle misure attuate per l’impegno a ridurre i costi che è stata anche accompagnata dalla cessione delle banche estere controllate e dalla, recentissima, “razionalizzazione” degli uffici di rappresentanza all’estero, con la chiusura della rappresentanza di Guangzhou, in Cina, nel primo trimestre 2021. Gli sviluppi commerciali della clientela di origine italiana nella zona del Canton sono assicurati dalla filiale di Shanghai e dall’Ufficio di Rappresentanza di Pechino. Un obiettivo che nelle intenzioni del piano approvato dalla banca con l’ok del ministero dell’Economia e sottoposto all’Europa avrebbe dovuto riguardare tutta la rete nazionale con numeri molto superiori – si parlava all’inizio di 100 sportelli – e che, dopo le pressioni dei sindacati era stato ridotto a un tetto massimo di 50. Tuttavia, al momento, la decisione è stata cristallizzata in attesa degli sviluppi con Unicredit.

Tagli che, qualora avvenissero, dovranno vedere obbligatoriamente coinvolte le organizzazioni sindacali con l’apertura ufficiale di una procedura, viste le eventuali ricadute sull’occupazione. E solo allora si potranno conoscere i nomi delle filiali che saranno sforbiciate, ammesso che il matrimonio con Unicredit non faccia rivedere le carte e si decida di procedere in altro modo, arrotondando i numeri per eccesso o per difetto.

E mentre da Montepulciano, dove ha partecipato ad un incontro elettorale per le suppletive con Enrico Letta, il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli ha ricordato che «gli stress test ci stanno facendo un favore e ci stanno avvertendo che rispetto a crisi possibili una banca come Mps potrebbe trovarsi non solvibile», a tenere banco a Siena sono le ultime indiscrezioni circa la fine che potrebbe fare la direzione generale. Tra gli scenari in via di valutazione, infatti, ci sarebbe anche quello secondo cui potrebbe finire a Mediocredito Centrale. Una soluzione che il Tesoro non vedrebbe di buon occhio, perché interessato a cedere la controllata in blocco ad Unicredit e tecnicamente difficile da sostenere per la controllata da Invitalia che ha nella sua vocazione societaria quella di essere Banca del Mezzogiorno. Ma un’opzione che, nelle intenzioni dei manager di piazza Gae Aulenti, potrebbe togliere qualche imbarazzo e portare a quadratura quel perimetro che andrebbe a definire gli asset “buoni” di Mps e a eliminare un grosso centro di costo come potrebbe essere quello della direzione generale con oltre 2.600 dipendenti.

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