La legge Stazzema contro la propaganda del fascismo approda alla Camera dopo l’estate

Raccolte 242mila firme: per presentare una proposta ne bastano 50mila. L’obiettivo è punire fino a due anni chi propaganda le idee del nazi-fascismo

STAZZEMA. La giornata che ricorda la morte di 560 persone inermi non può mai essere considerata alla stregua di una ricorrenza come le altre, una parata di labari, fasce istituzionali, discorsi. E questo vale ancor di più per questo 12 agosto a Sant’Anna di Stazzema, il paese dove nel 1944 le SS trucidarono donne, anziani e bambini: in questi giorni la proposta di legge popolare partita proprio dalla Versilia per mettere al bando la propaganda nazifascista potrebbe aver avuto un’accelerazione importante.

O, almeno, questa è la promessa del presidente della commissione giustizia della Camera, Mario Perantoni (5 Stelle), che ne ha annunciato l’inizio dell’esame «immediatamente dopo la pausa estiva». Quindi, calendario delle commissioni alla mano, a partire dal 30 agosto. Nessuno canta vittoria o immagina che il percorso sia in discesa. Già durante la scorsa legislatura una proposta di legge simile era stata approvata dalla Camera, per poi arenarsi nel passaggio al Senato. Il sindaco di Stazzema, Maurizio Verona, ha ripreso in mano il nucleo di quel provvedimento finito su un binario morto scegliendo un altro sentiero, quello della legge di iniziativa popolare.

L’obiettivo resta di punire con la reclusione da sei mesi a due anni chi propaganda le idee del partito fascista o di quello nazista «anche attraverso la produzione, la distribuzione, la diffusione o la vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti». Stop, quindi, ai busti di Mussolini negli autogrill o alle bandiere con la svastica. La “legge Stazzema” aggiunge inoltre un’aggravante «se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici».

Per presentare una proposta di legge popolare servono 50mila firme. Stazzema ne ha raccolte 242mila, consegnate alla Camera lo scorso 29 aprile. Fra chi ha messo il proprio autografo ci sono nomi e volti noti: i vignettisti Vauro e Staino, i cantanti Bobo Rondelli e Cisco Belotti, Dario Vergassola. E poi Silvia Calamandrei, nipote di Piero Calamandrei, uno dei padri della Costituzione e Adelmo Cervi figlio di Aldo Cervi ucciso dai fascisti assieme agli sei fratelli partigiani. Sostegno è arrivato anche da Roberto Benigni e dalla senatrice a vita Liliana Segre. Ma, soprattutto, dalle centinaia di migliaia di cittadini e di istituzioni che hanno deciso di sottoscrivere i tre articoli della legge.

Il prossimo passo, fondamentale, è iniziare la discussione in commissione. Pochi giorni fa il sindaco di Stazzema ha scritto al presidente Perantoni sostenendo che «è necessario fare in modo che quanto prima la proposta di legge venga discussa, chiedendo un sostegno per l’approvazione della stessa».

A stretto giro di posta l’esponente dei 5 Stelle ha risposto, assicurando il proprio impegno e attaccando anche il sottosegretario leghista Claudio Durigon, che ha proposto di intitolare il parco “Falcone e Borsellino” di Latina ad Arnaldo Mussolini, fratello del duce: «Ero già orientato in questo senso ma ora – ha spiegato Perantoni –, ancor di più dopo aver sentito il nome del dittatore Mussolini associato a una piazza pubblica, sono convinto che è nostro dovere iniziarne l’esame immediatamente». Settembre, dunque, potrebbe essere il mese decisivo. Anche per capire se ci sarà chi vuole ostacolare la legge antifascista di Stazzema.

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