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Vaccini ai ragazzi: il 15% dei genitori toscani è indeciso. I pediatri: «Ecco come possiamo convincerli»

Flavio Civitelli (Asl sud est) e Paolo Biasci (Fimp)

Nella nostra regione mancano ancora all’appello circa 146mila soggetti tra i 12 e i 19 anni: non si sono né vaccinati né tantomeno hanno prenotato un appuntamento. Il ruolo del medico di famiglia

FIRENZE. Diffidenza, dubbi, timori. Il 10-15 per cento dei genitori toscani è indeciso e non sa ancora se far vaccinare i propri figli di età compresa tra i 12 e i 15 anni. Nonostante il via libera dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, alla somministrazione del vaccino anti-Covid (Pfizer o Moderna) anche ai ragazzini. E nonostante la discesa in campo dei pediatri che, dal 10 agosto, avranno un ruolo attivo nelle inoculazioni del siero per contrastare il Covid-19.

I NUMERI

Ma, d’altra parte, basta osservare i numeri - che non mentono mai - per rendersi conto di come le prenotazioni sul portale della Regione Toscana (prenotavaccino.sanita.toscana.it) tra i giovani non volino. E neppure le somministrazioni. Su una platea di 270.353 giovani di età compresa tra i 12 e i 19 anni, sono circa 43-44mila gli appuntamenti prenotati per un totale di 79.900 dosi già somministate (i dati sono aggiornati a giovedì 29 luglio). Significa che - stando ai numeri forniti dalla Regione - mancano ancora all’appello circa 146mila ragazzi tra i 12 e i 19 anni che non si sono né vaccinati né tantomeno hanno prenotato un appuntamento. «Per dare la spinta alla campagna vaccinale dei ragazzi contiamo sul rapporto di fiducia che i pediatri hanno con le famiglie - sottolinea l’assessore regionale alla Sanità, Simone Bezzini - anche grazie alla chiamata diretta: una telefonata per invitare i ragazzini di età compresa tra i 12 e i 15 anni a vaccinarsi. Tra una ventina di giorni capiremo il livello di adesione di questa fascia d’età. Intanto, come Regione, metteremo in campo tutte le possibilità per consentire loro di vaccinarsi: i centri vaccinali, ma anche i pediatri».

GLI ESPERTI

Il dottor Paolo Biasci, presidente della Federazione italiana medici pediatri, spiega che il ruolo del pediatra è molto delicato in questa fase. «Il nostro compito è importante soprattutto quando ci sono indecisioni - sottolinea il medico -. O, ancora, quando le posizioni dei due genitori non coincidono. E, purtroppo, non si tratta di casi rari. Di fronte a queste situazioni, prestiamo molta attenzione all’opinione del ragazzo: anche se non ancora maggiorenne, l’adolescente è già in grado di esprimere una sua volontà di cui dobbiamo tenere conto, approfondendo eventuali diffidenze sia con lui sia con il genitore restio alla vaccinazione».

Ma, per fortuna, i più non hanno dubbi. «La maggior parte dei genitori è favorevole alla vaccinazione - spiega il dottor Domenico Fortunato, pediatra dell’Asl Toscana nord ovest (Livorno, Pisa, Lucca, Massa e Carrara) - ma, in effetti, c’è ancora una fetta di indecisi, pari al 10-15 per cento. Non si tratta di no-Vax, sia chiaro. Ma di persone con un timore su tutti: che il vaccino produca degli effetti collaterali». Da qui, il lavoro dei pediatri che (oltre a vaccinare)dovranno pure convincere gli indecisi. «Alcuni genitori stanno pensando di rimandare la vaccinazione dei figli a settembre - precisa il medico-ma noi cerchiamo di spiegare loro che quando si tratta di vaccinazione non si può tergiversare. Tutti sappiamo quanto sia stata dannosa la didattica a distanza. È giusto che i nostri ragazzi tornino a scuola, a settembre. Ma, allo stesso tempo, è giusto che lo facciano in presenza. Devono tornare a fare sport, a socializzare, divertirsi. E deve essere compreso che il vaccino è un’opportunità. Non un rischio».

Per il dottor Flavio Civitelli, direttore del dipartimento materno-infantile dell’Asl Toscana sud est (Grosseto, Siena e Arezzo), la grande maggioranza dei cittadini è dotata di «buon senso».

«Lo dico - conclude il medico - perché sono molti i genitori che ci chiamano, chiedono informazioni su come fare per vaccinare i loro figli. Se c’è qualcuno diffidente? Certo, ma si tratta di voci isolate». -

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