Gkn, Orlando avverte l’azienda: si tratta se ritirano i licenziamenti

Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, in visita ieri alla Gkn

Campi Bisenzio: alla viceministra Todde saranno consegnate seimila firme raccolte da tre ex presidenti di Regione

CAMPI BISENZIO. L’obiettivo è uno, oggi più che mai: ottenere il ritiro dei licenziamenti dei lavoratori di Gkn, mandati a casa con una mail. Lo dice anche il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, che ieri sera è arrivato nello stabilimento dove fino a poche settimane fa si producevano componenti per auto. «Nessun confronto, nessuna trattativa può partire da un fatto compiuto, dal licenziamento di 422 persone. Quindi credo che per riprendere la strada del dialogo sia necessario rivedere questa decisione e poi insieme, affrontare le possibili strade per dare una prospettiva occupazionale e industriale ad una realtà produttiva importante come questa».

Parole chiare quelle di Orlando che definisce «inaccettabile» la condotta di Melrose Industries (fondo d’investimento finanziario britannico che, nel 2018, acquistò Gkn». Lo ripete più volte, nel corso dell’incontro con i lavoratori, in assemblea permanente nello stabilimento di via Fratelli Cervi dal 9 luglio. «Come ministero del Lavoro e come ministero dello Sviluppo economico agiamo in modo compatto e unitario - sottolinea Orlando - e lavoriamo perché si possa contrastare un atteggiamento che non solo è inaccettabile nella forma, ma anche nella sostanza. Un tavolo nel quale ci si siede con la comunicazione di 422 licenziamenti come un fatto compiuto non è un tavolo. E, a quel tavolo, non ci si siede».

Per il sindaco di Campi Bisenzio, Emiliano Fossi, non è ancora il momento «di pensare a un piano b. E cancellare, con un colpo di spugna, quello che è stato fatto a 422 persone e, con loro, a un intero territorio». È il momento di insistere - aggiunge - e di chiedere, tutti insieme, una cosa sola a Melrose, il fondo proprietario di Gkn: che torni sui suoi passi (anche se ha già dichiarato più volte di non averne l’intenzione) e di ritirare i licenziamenti. «È questa la precondizione per avviare qualsiasi tipo di confronto - commenta Fossi -. Nulla può cominciare se l’azienda non ritirerà la procedura di licenziamento. Una certa parte politica a cui appartengo deve dimostrare più coraggio, e portare un elemento di discontinuità rispetto a quanto fatto in questi anni. E pure l’Europa deve battere un colpo: non si può permettere di spostare una fabbrica da una parte all’altra perché ci sono condizioni fiscali più favorevoli. E, in questo modo, giocare con la vita di 422 famiglie. No, non è così che si fa».

Oggi, al tavolo convocato dal ministero per lo Sviluppo economico, le parti saranno compatte. Una voce sola contro Melrose, a sostegno di quei dipendenti che, dal 9 luglio, un lavoro non ce l’hanno più. Sul tavolo, oggi, ci sarà anche un documento - promosso da tre ex presidenti della Regione Toscana: Enrico Rossi, Vannino Chiti e Claudio Martini - che hanno già raccolto oltre 6mila firme (ma l’obiettivo è di toccare almeno quota 10mila). «Chi sarà domani (oggi per chi legge, ndr) a discutere, sappia che con loro, a difesa dei lavoratori della Gkn, ci sono anche i firmatari del nostro appello - sottolinea Martini, alla guida della Regione Toscana dal 2000 al 2010 -. Ed è una cosa che potrà essere fatta pesare e fatta valere anche nei confronti del governo a cui chiediamo di intervenire e di trovare una soluzione. Nessuno meglio del presidente del Consiglio, Mario Draghi, può tentare di trovare una soluzione a un caso così disperato e allo stesso tempo così importante e decisivo per il futuro. Speriamo di riuscire a convincere il governo a prendere decusioni adeguate». E la pensa così anche Chiti, presidente della Regione dal 1992 al 2000. «Bisogna spingere perché ci sia una soluzione positiva - conclude - serve che il presidente Draghi ci metta il suo prestigio e l’autorevolezza internazionale perché è un caso emblematico: non si può permettere che fondi finanziari mettano sul lastrico lavoratori, distruggano territori per i propri interessi che nulla hanno a che vedere con la produzione». -

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