Morto carbonizzato, la passeggiata solitaria di Francesco prima che lo trovassero morto

Lo studente inquadrato dalle telecamere di San Giuliano: avrebbe camminato per cinque chilometri. Il punto sulle indagini

PISA. Un’ultima passeggiata solitaria. Almeno per cinque chilometri e quattrocento metri: questa la durata del percorso durante il quale Francesco Pantaleoil ragazzo siciliano trovato morto domenica sera a San Giuliano, nella frazione di San Martino a Ulmiano – è rimasto visibile all’occhio delle telecamere. Da solo, senza nessun altro al suo fianco. Un ulteriore passo in avanti nell’indagine, che ora sembra propendere verso la tesi del suicidio. Rimangono comunque aperte le altre ipotesi, sulle quali si spera possa squarciare definitivamente il velo l’autopsia che è stata fissata domani.

Intanto è il procuratore capo di Pisa Alessandro Crini a chiarire i passaggi cronologici di un’indagine complicata. Il ritrovamento di un corpo in una strada secondaria, anonimo e quasi completamente carbonizzato. Una serie di elementi che hanno tenuto aperte le varie ipotesi, compresa quella che si trattasse di un cittadino straniero di origine africana. La quasi contemporanea scomparsa di Pantaleo, denunciata dai genitori, ha però messo in correlazione i due eventi.


«A seguito di una prima tempestiva indicazione da parte del medico legale nel pomeriggio di lunedì 26 luglio – spiega il magistrato – riguardo all’altezza del corpo ritrovato (intorno al metro e 80) e al colore della pelle della vittima, in vita di colore chiaro, si è provveduto immediatamente a mettere in relazione – nel doveroso riserbo – queste indicazioni con la scomparsa dello studente siciliano Francesco Pantaleo. La scomparsa era stata denunciata alla questura di Pisa dai genitori proprio il pomeriggio del 26 luglio, dopo aver segnalato per telefono l’ irreperibilità del figlio la sera del giorno precedente».



Lo scenario però è cambiato con le prove scientifiche. «Nella giornata di martedì – spiega ancora il procuratore – venivano svolti accertamenti sulla scomparsa del giovane e si provvedeva, altresì, ad acquisire gli elementi utili alle comparazioni genetiche; tra i quali, con le opportune cautele, il dna materno. Il giorno successivo, mercoledì 28, veniva affidato l’incarico al perito genetista che, con tempestività, forniva risposta, sull’identità della vittima nelle 48 ore successive».

Ecco che dopo i risultati di un accertamento del laboratorio di genetica forense della medicina legale dell’ospedale di Pisa, comunicati venerdì pomeriggio ai carabinieri dalla dottoressa Isabella Spinetti, il sospetto si concretizza: la vittima è Francesco Pantaleo.

Ovviamente rimangono zone d’ombra sulla vicenda, alcune probabilmente non saranno mai illuminabili perché le conosceva soltanto Francesco.

Sulla scena del ritrovamento del corpo, ad esempio, mancavano completamente taniche, accendini o altri oggetti che possono essere serviti per dare fuoco al corpo. Uno dei motivi che ha dato credibilità alla pista dell’omicidio. Difficile concepire che qualcuno possa farla finita in un modo tanto doloroso, soprattutto un ragazzo così giovane. Ciò che però risulta difficile all’immaginazione non è impossibile e non va scartato. Spiegano, infatti, gli investigatori che le fiamme hanno annerito tutto in un’area di quattro o cinque metri attorno al cadavere. E non si può escludere che sia andato bruciato anche qualcosa che il ragazzo avrebbe aver potuto portare con sé per darsi fuoco.

Sempre più marginale invece la correlazione tra una lesione sotto al collo del ragazzo e un possibile colpo da arma da taglio. L’ipotesi prevalente, che dovrà essere suffragata dall’autopsia, è che la lacerazione sia stata prodotta dalle fiamme e non prima. L’autopsia servirà anche ad accertare con più esattezza l’ora della morte. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA