Cadavere carbonizzato a Pisa, perché può essere omicidio e perché suicidio

Nella foto piccola Francesco Pantaleo, il ragazzo siciliano morto carbonizzato domenica a San Giuliano. Nella foto grande il luogo del ritrovamento del cadavere

Il mistero della morte di Francesco Pantaleo. L’ipotesi del delitto, solo l’autopsia potrà fare chiarezza

PISA.  Una scoperta nelle indagini che ha lasciato tutti attoniti: il cadavere trovato domenica sera carbonizzato nelle campagne di San Giuliano è di Francesco Pantaleo, lo studente universitario 23enne di Marsala scomparso da sabato. Un cambiamento di scenario rispetto alle prime ore delle indagini, quando si era pensato che il corpo potesse appartenere a uno straniero, africano, sulla quarantina. La comparazione del dna (rilevato da alcuni campioni messi a disposizione dai genitori) è stata lo strumento che ha permesso d’identificare il giovane.

Tutto è cambiato grazie ai risultati di un accertamento del laboratorio di genetica forense della medicina legale dell’ospedale di Pisa, comunicati ieri pomeriggio ai carabinieri dalla dottoressa Isabella Spinetti. Trattandosi di due eventi vicini dal punto di vista temporale (sabato la scomparsa, domenica il ritrovamento del cadavere) gli investigatori hanno tentato la partita del confronto del dna. Dopo giorni di incertezze e ipotesi varie si è rivelata quella giusta. Ora c’è una direzione.


Lo scenario che si apre però è estremamente complesso. Dividendo in due la lavagna delle ipotesi c’è da stabilire se sia trattato di un omicidio o di un suicidio. Ci sono elementi che supportano entrambe le possibilità.

A favore dell’ipotesi di omicidio ci sono le scarse tracce trovate sul corpo e sulla scena: niente documenti, niente strumenti per appiccare il fuoco (accendini, taniche con liquidi) nonché la stranezza del luogo del ritrovamento. Una strada secondaria (via di Pescina a San Martino a Ulmiano, frazione di San Giuliano) che taglia i campi, poche case e pochi occhi nei dintorni. Un percorso che difficilmente poteva essere sulla rotta di uno studente fuori sede. Quando ancora non si conosceva l’identità della vittima, l’ipotesi formulata era: quello di San Giuliano pare lo scenario di una persona portata lì e bruciata per fare scomparire le prove e rendere difficile il riconoscimento. Un altro particolare che potrebbe far pensare all’omicidio: il cadavere di Francesco Pantaleo ha uno squarcio sotto al collo piuttosto ampio, compatibile con il taglio di una lama. Da questo punto di vista chi indaga però è estremamente cauto: i corpi bruciati presentano irregolarità, ferite e lacerazioni che possono essere dovuti all’azione del fuoco sui tessuti organici. E almeno per il momento non ci sono tracce evidenti, nemmeno questa, che convincano chi indaga che ci possa essere la responsabilità di altre persone per questo decesso.



Veniamo, poi, all’altra ipotesi: il suicidio. Quel che si è raccolto nei frenetici giorni di ricerche di Pantaleo, quando ancora il caso era considerato quello di una persona scomparsa, fa pensare che il ragazzo prima di uscire avesse fatto di tutto per non lasciare tracce. I file dal pc – acquistato tre mesi prima, quasi nuovo – cancellati, il cellulare lasciato a casa con il blocco, così come gli occhiali da vista. Dal cellulare, inoltre, avrebbe provato a disattivare i dati della geolocalizzazione. Una misura di tutela della privacy se l’epilogo non fosse quello conosciuto. E a casa c’era anche il portafogli. Ma perché il suicidio? Difficile dirlo. Non ha lasciato biglietti di addio o spiegazioni. I genitori lo hanno descritto come un ragazzo senza “grilli per la testa” e l’unica ipotesi che sta tenendo banco è quella legata alla carriera universitaria. Francesco Pantaleo pare avesse detto ai genitori che il 27 luglio avrebbe avuto l’appello di laurea. Ma dal libretto elettronico controllato dagli investigatori a quella data non risulta. Pare fosse ancora lontano dal laurearsi. Pantaleo è scomparso il 24, tre giorni prima del presunto appello. Forse sopraffatto dalla vergogna di aver deluso i genitori e le persone attorno a lui ha deciso di scomparire e togliersi la vita. Ma è un’ipotesi e come tale va verificata.

Rimane ancora da effettuare l’autopsia. Inizialmente programmata per questa settimana, è slittata e probabilmente sarà eseguita all’inizio della prossima. L’unico accertamento tecnico sul cadavere è stata una tac, che però non ha dissolto la nebbia sulle cause della morte. Ora quel cadavere anonimo, bruciato sotto gli ulivi di una domenica d’estate, ha un nome. Una base di partenza più solida per provare a scoprire la verità. Bisognerà esplorare più a fondo le tracce digitali, e non solo, che ha lasciato. In questi giorni la polizia (che si occupava del caso fino alla scomparsa, ora l’indagine è passata ai carabinieri che indagavano sul cadavere) ha cercato tra i video delle telecamere e tutte quelle prove che rischiavano di svanire nel breve periodo. —