Litigano sul vaccino al figlio. Il giudice: va somministrato

I genitori si stanno separando. La madre aveva presentato ricorso  al tribunale contro la volontà del padre di non immunizzare il ragazzo 

LUCCA. Il vaccino è necessario. Anche per la fascia di età inferiore ai diciotto anni. Per la prima volta in Lucchesia un giudice, nell’ambito di un procedimento civile, ordina di somministrare il siero a uno studente minorenne dopo che i genitori, in fase di separazione giudiziaria, si trovano in disaccordo sulla vaccinazione del figlio sedicenne. A presentare il ricorso urgente – il 2 luglio scorso al giudice del tribunale civile – una donna sui cinquant’anni residente in Lucchesia che, attraverso il suo legale Federica Bianchi, ha chiesto di essere autorizzata a procedere all’immunoprofilassi anti Covid per il figlio nato nel 2005 e che frequenta le scuole medie superiori. Un ricorso che viene richiesto per la soluzione delle controversie insorte tra i genitori in ordine all’esercizio della responsabilità genitoriale prima dell’udienza di comparizione dei coniugi fissata per il mese di settembre.

Il motivo della richiesta? Il padre del ragazzo, sui cinquant’anni, adduce motivi precauzionali. Non si fida degli effetti del vaccino nel lungo periodo. Teme che suo figlio tra alcuni anni possa avere conseguenze di natura psicofisica oggi non preventivabili. La patata bollente passa quindi nelle mani di Giulio Giuntoli, il presidente della sezione civile del tribunale di Lucca. Che il 27 luglio – 25 giorni dopo il ricorso – con un’ordinanza motivata dispone la vaccinazione del ragazzo salvo non vi siano elementi ostativi e specifici di rischio che dovrà valutare l’autorità sanitaria locale.


Il giudice autorizza la vaccinazione del 16enne a mezzo di vaccino Pfizer conferendo alla madre dello studente i poteri genitoriali in via esclusiva. Nell’ordinanza del presidente del civile si rilevano due aspetti essenziali: l’incidenza della variante Delta e le evidenze statistiche corroborate dagli studi scientifici. Si legge nell’ordinanza del giudice: «I presupposti della necessità vaccinale, anche per la fascia di età della minore, emergono, alla luce dell’incidenza, nelle fasce d’età più giovani e nell’ambito dei soggetti non ancora vaccinati, della Variante Delta, destinata a diventare, nel volgere di poco tempo, prevalente anche in Italia. Il rischio di contagio, per i soggetti vaccinati, risulta estremamente basso ed evita, su base statistica più che significativa, anche per l’ipotesi di positività al virus, i più gravi esiti connessi alla malattia».

Per quanto riguarda le autorità regionali e nazionali il giudice precisa che: «Le istituzioni, nella prospettiva di assicurare tramite le vaccinazioni di massa un’efficace barriera al Covid, hanno autorizzato sia a livello europeo che italiano il ricorso, in caso di assenza di controindicazioni a carattere individuale, al vaccino Pfizer anche per fasce d’età superiori o pari a 16 anni e la Toscana ha aperto le vaccinazioni per “grandi minori”. Le evidenze statistiche, citate anche dal legale della madre (l’avvocato Bianchi produce copiosa documentazione), confortano la vaccinazione anche nel caso di specie». Infine il giudice si sofferma sull’evidenza scientifica: «La validazione dell’uso di un tipo di vaccino è preceduta da studi scientifici vagliati da organismi internazionali, comunitari e nazionali. Le evidenze statistiche del momento storico rappresentano un dato essenziale. Va rilevata come la percentuale quanto agli effetti avversi sia ristretta ad ambiti del tutto ridotti a fronte dei concreti e attuali rischi derivanti dal contagio». —

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