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Contagiata a 26 giorni, finisce al Meyer: i genitori positivi, la febbre e il ricovero

Carrara, il racconto dei medici: la piccola combatte come una leonessa contro l’infezione

CARRARA. Mamma e papà si sentono male: poche linee di febbre, nessun altro sintomo. Ma il tampone non lascia dubbi, sono entrambi positivi. In pochi giorni il virus contagia anche lei, la loro bimba, piccina piccina. Ha solo 26 giorni e la colonnina del termometro sale all’impazzata. La febbre non scende e i medici dell’ospedale delle Apuane decidono di trasferire la bambina al Meyer, l’ospedale pediatrico di Firenze. Qui la neonata è ricoverata, in via precauzionale, in rianimazione. Le sue condizioni sono buone, non è in pericolo di vita e combatte come una leonessa contro l’infezione.

La bambina arriva al pronto soccorso apuano tre giorni fa per una febbre alta: i genitori, positivi, temono che il virus abbia contagiato anche la figlia. Hanno paura perché lei non solo ha appena 26 giorni, ma è anche nata prima del termine della gestazione. La bimba al momento della nascita ha avuto bisogno, proprio perché prematura, di essere ventilata: di essere aiutata a respirare. Quindi è rimasta un periodo in ospedale, poi è arrivata a casa, a Carrara, in ottime condizioni di salute. Fino a quella febbre alta.


Al pronto soccorso apuano il tampone conferma i timori dei genitori: la piccola ha contratto il Covid. Nessuna polmonite (una delle complicazioni dell’infezione), ma i medici apuani, di fronte alla febbre alta e con la preoccupazione che i polmoni fragili della bimba, nata prima del termine, possano soffrire e indebolirsi, decidono il trasferimento al Meyer.

Il contagio è probabile che arrivi dai genitori. Non sono ancora vaccinati. Non una scelta, anzi. È che sono giovani: non rientrano fra le categorie a rischio, con priorità di “protezione”. Il babbo ha già fissato l’appuntamento per vaccinarsi, ai primi di agosto. Non ha fatto in tempo. Neppure la mamma. Provvederanno presto. Intanto, ora curano la figlia: «Di fronte a una paziente così piccola e venuta al mondo prematura – spiega il dottor Giuliano Biselli, direttore sanitario dell’ospedale delle Apuane – abbiamo valutato che fosse opportuno il trasferimento al Meyer». Una decisione che conferma anche il dottor Alberto Conti, responsabile del pronto soccorso apuano: «La neonata è arrivata in ospedale tre giorni fa. Aveva la febbre alta, il tampone ha confermato la positività, non manifestava sintomi da polmonite e infatti abbiamo accertato che la polmonite non c’era, abbiamo comunque preferito, in via precauzionale, il trasferimento al Meyer: la neonata – il primario motiva la decisione – è nata prematura e i familiari ci hanno riferito che, dopo la nascita, è stata sottoposta a ventilazione assistita. Purtroppo il Covid spesso causa peggioramenti repentini nei pazienti, abbiamo voluto scongiurare quell’ipotesi».

La piccola viene trasferita – e ricoverata con la mamma – al Meyer. Non è in pericolo di vita, ma i medici fiorentini, per evitare a quei piccoli polmoni – tra gli organi più deboli nei bambini nati prematuri – di essere sottoposti ad uno sforzo eccessivo, decidono per la ventilazione assistita. La piccina non è intubata, ma indossa un piccolo casco che l’agevola nella respirazione evitando di mandare in sofferenza i polmoni. La mamma è ricoverata insieme a lei non perché abbia bisogno di cure, ma perché i medici del Meyer vogliono che stia accanto alla figlia, in isolamento. Anche se le condizioni della neonata sono stabili e dal ricovero non si sono manifestati peggioramenti. —

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