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La Fi-Pi-Li è nata già piena di buche: «Un disastro dagli anni Ottanta»

Il racconto di un agente di commercio di Scandicci: «La percorrevo prima dell’inaugurazione, disagi subito evidenti»

FIRENZE. «La Fi-Pi-Li era già sbriciolata prima di essere inaugurata. Io me lo ricordo bene. La percorrevo tutti i giorni da solo. Da abusivo. Quando c’era ancora il cantiere. Con la mia Fiat Ritmo diesel». Riccardo Vezzosi ha 69 anni, abita a Scandicci ed è in pensione.

«Ora faccio il nonno – racconta – ma nella mia vita ha percorso in auto sette volte la distanza che c’è tra la luna e la Terra (384. 400 chilometri moltiplicati per sette, nda) » . Il primo tratto della Fi-Pi-Li, Montelupo-Empoli, venne inaugurato nel 1970. Per quello successivo – da Empoli a Ginestra Fiorentina – bisognò attendere altri dieci anni. Il tratto finale - invece - fino al porto di Livorno, è aperto soltanto dal 2004. «Ho iniziato a fare l’agente di commercio nel 1970. Vendevo abbigliamento e lavoravo molto nella zona di Cecina. Facevo la strada cosiddetta Empolese, che partiva dalla periferia di Firenze, poi passava da Pontedera, Ponsacco e poi continuava fino alla costa. Esiste ancora, è una parallela della Fi-Pi-Li, passa dentro a paesi e piccole città e per percorrerla tutta ci vogliono ore».


Poi, negli anni Settanta, un amico svela il segreto a Riccardo. «Mi disse che potevo entrare dalla Ginestra, aggirando l’area di cantiere e proseguire per alcuni chilometri sulla Fi-Pi-Li ancora in fase di costruzione. Non era tutta terminata - racconta l’ex agente di commercio - ma percorrevo un bel tratto completamente solo, su una strada nuova, non c’era nemmeno la striscia che divideva le carreggiate. Guadagnavo tempo, e per il lavoro che facevo era fondamentale rosicchiare minuti».

Sembrava una favola, all’epoca, per Riccardo. Ma i lati oscuri dell’arteria finita negli ultimi anni al centro del dibattito pubblico per le sue condizioni tutt’altro che decorose vennero a galla già quarant’anni fa.

«Nella zona di Ginestra Fiorentina (oggetto, oggi, di un’infinità di cantieri e interventi, nda) prima ancora dell’inaugurazione si aprivano delle buche nel manto stradale. Come se la strada collassasse su sé stessa. Facevo lo slalom tra gli avvallamenti prima del taglio del nastro ufficiale. E infatti venne asfaltata una seconda volta, prima dell’apertura definitiva».

Quella di Riccardo non è una testimonianza qualunque. Lui la famigerata Fi-Pi-Li l’ha vista nascere. E crescere. Così come i disagi che la lingua di collegamento ha cullato e poi dato alla luce, per la “gioia” di migliaia di automobilisti.

«Quando sento parlare dell’idea della terza corsia mi viene da ridere - conclude Vezzosi -, perché gettare altro asfalto su un terreno che si sbriciola come un biscotto nel latte è una follia. Mi è capitato anche di percorrerla quasi tutta, la Fi-Pi-Li, sempre “di nascosto”. Io lo posso dire. Quella strada è un disatro. Da sempre».