Toh, chi si rivede: rispunta la Vespa rubata 41 anni fa

Paolo Graziani con la Vespa 50 Special rubata al padre nel 1980 a Buti

Pontedera: ritrovata per caso in un capanno vicino ad Arezzo. «Una sorpresa incredibile. È ancora funzionante: l’ho messa in moto e non ha problemi»

BUTI. Come in una favola. Nella ricetta della vita ogni tanto un ingrediente che ti riconcilia con il mondo è necessario. È un vaccino ai veleni quotidiani. E in questa storia a lieto fine le traiettorie dell’imponderabile sembrano davvero intersecarsi provocando quasi una magia.

La vicenda parte con un furto che apre una parentesi capace di restare aperta per 41 anni. Si è chiusa nei giorni scorsi per un caso fortuito, uno dei tanti che messi in fila hanno potuto scrivere una sceneggiatura che sarebbe stata perfetta per un film di Natale.

Un rimbalzo del destino porta i carabinieri a trovare quello che era sparito nel 1980 da una casa di Buti. Una Vespa Special 50 Cc, colore bianco. Immacolata era e quasi intonsa è rimasta. Nelle traversie segnate da ladri e ricettatori almeno c’è chi ha avuto il garbo di rispettarla. L’hanno ritrovata in un capanno a Castelfranco Piandiscò in provincia di Arezzo. Una distanza di 117 km colmata dopo un furto avvenuto in un passato ormai rimosso.

I carabinieri stavano indagando sulla sparizione di un trattore e quando sono andati con un decreto di perquisizione a casa del principale indiziato si sono imbattuti pure nella Vespa. «E questa?» hanno chiesto al cinquantenne alla fine denunciato per furto aggravato e ricettazione. Lui non ha saputo spiegare cosa ci facesse il veicolo nella sua proprietà e le risposte fornite non lo hanno messo al riparo dalle conseguenza di una presenza che diventa reato. Impossibile che sia stato lui l’autore del furto. Chissà per quante mani è passata la “Vespina”. Il numero del telaio, mai abraso, ha fatto fare Bingo ai militari guidati dal capitano David Millul, comandante della Compagnia di San Giovanni Valdarno. Una ricerca meticolosa con lo scrupolo dell’investigatore utile a portare il sorriso a una famiglia. Quel numero impresso nella scocca ha permesso di risalire alla proprietà. Si chiamava Gino Graziani (1923-1992) - fratello di Giovanni, già sindaco di Borgo San Lorenzo - nel 2016 insignito dal prefetto di Pisa della medaglia d’onore alla memoria per la sua storia di deportato e internato nei lager nazisti. Sulla sua prigionia è stato anche scritto un libro. Un uomo che ha lavorato sempre sodo nell’edilizia e che con quella Vespa riusciva a rendere meno faticoso, almeno nei trasferimenti, un lavoro da spezzarsi la schiena.

È stato il figlio Paolo, 68 anni, segretario provinciale dello Spi-Cgil a ricevere la telefonata dei carabinieri aretini.

«All’inizio non volevo crederci, mi sembrava tutto molto strano, neanche mi ricordavo di quel furto – spiega al Tirreno il sindacalista -. Nel 1980 ero segretario della Fiom Cgil a Pontedera in aspettativa dalla Pistoni Asso, il primo segretario di categoria non espresso dalla Piaggio. Mio padre ci teneva molto a quella Vespa. Era utile per andare sui cantieri. Lui lavorava come muratore e per spostarsi tra Pisa e il litorale il veicolo era comodo. Dopo il furto fu costretto a muoversi in bicicletta e non è che fosse felicissimo. Poi comprò un motocarro Ape e di quella Vespa alla fine ci dimenticammo un po’ tutti».

Quali giri abbia fatto il cinquantino Special, uno dei milioni usciti dalla fabbrica di Pontedera, è impossibile accertarlo. Sembra un mezzo miracolo laico averlo ritrovato dopo tutto questo tempo. La curiosità può essere appagata con l’ultimo capitolo della vita burrascosa e in trasferta svelata dagli investigatori aretini.

«Sono sincero, ero titubante – prosegue Graziani –. Mi sono informato dai carabinieri locali che conosco e mi hanno confermato che quella scoperta inaspettata era vera. L’avevo proprio dimenticata. Ne ho parlato con mia sorella per capire quale origine avesse tutta la storia e allora mi è tornato in mente che nel 1980 la denuncia l’avevo fatto io».

Gino Graziani non c’è più da quasi trent’anni. E chissà in cuor suo quanto ha rimpianto quella Vespa che per lui rappresentava una piccola emancipazione nella vita aspra di calce e mattoni.

«Sono andato a prenderla il 20 luglio – conclude Paolo Graziani –. È ancora funzionante. L’ho messa in moto e non ha problemi. Nel serbatoio c’era ancora della miscela. Non posso usarla in strada perché andrebbe immatricolata. Ma una cosa la voglio fare in memoria di mio padre. Sulla tomba ho messo una foto della medaglia per il periodo di deportazione in Germania. Ora sistemerò anche quella della sua amata Vespa». La Special bianca tornata a casa dopo 41 anni di un viaggio iniziato con un furto e terminato con una coincidenza fortunata che solo il destino sa disegnare. —

RIPRODUZIONE RISERVATA