Il padre sviene, a 15 anni porta la barca in salvo

Gloria Fabbrini con in braccio il cagnolino insieme alla sua famiglia e a Franco Bianchi

Viareggio: promossa skipper sul campo

Quindici anni ancora da compiere, ma Gloria Fabbrini, fiorentina, studentessa liceale ha dato dei punti a tanti adulti nella brutta avventura vissuta in barca a vela con fratello e genitori.

Lunedì 19 luglio la famiglia Fabbrini decide di concedersi una mini uscita con la barca a vela acquistata a Viareggio nel secondo anno di covid. Niente di impegnativo, appena 9 metri e 20, perché Michelangelo Fabbrini non ha certo intenzione di darsi alle regate. «Volevo portare i ragazzi in barca per una giornate e niente di più», racconta al Tirreno mentre al " Mia Cafè", in Darsena a Viareggio, ringrazia con tutto il cuore Franco Bianchi e lo staff che per la Hobby Mare ha recuperato la barca. Con la quale la famiglia al completo, lunedì scorso, si è avventurata nelle acque di fronte alle spiagge del Parco naturale di Migliarino San Rossore Massaciuccoli. Tutto bene, fino a quando papà Michelangelo non accusa un malore: «Avevo la nausea», è la ricostruzione di quei momenti, «e ho preso una gomma da masticare, di quelle apposite. Ma sentivo anche un’oppressione al petto e sono svenuto».

La barca è in viaggio, motore spento, tutte le vele spiegate. Gloria e il fratello più piccolo, Raffaello, non ci sanno fare con le vele e Michelangelo lo sa bene. Quando rinviene, sdraiato a poppa, prova a dare ai figli qualche indicazione: «Di gettare l’ancora non se ne parlava nemmeno. I ragazzi non ce l’avrebbero fatta e per di più la barca ha un’ancora lunga». Con un minimo di residuo di forze, papà Michelangelo riesce a disarmare le vele e avviare il motore. Ma suda freddo, il malore è pesante, deve stare sdraiato e non può fare niente per riportare la barca a riva. Sono momenti drammatici. I sintomi fanno pensare a un principio di infarto. Michelangelo inizia a dare indicazioni a Gloria che si è messa da subito al timone. L’imbarcazione va portata il più possibile vicino alla riva e poi fatta insabbiare.

Mamma Maria Clelia, intanto, compone il numero dell’emergenza in mare, il 1530. C’è una triangolazione tra Capitanerie di Genova, di Livorno e Viareggio: «Il personale della guardia costiera di Viareggio mi ha tenuta ripetutamente al telefono per verificare costa stesse accadendo e come stessimo a bordo», racconta la donna. Intanto la quasi quindicenne Gloria, studentessa del liceo Scientifico "Gramsci" di Firenze che non ha neppure il patentino per guidare lo scooter, riesce a portare la barca vicinissimo alla spiaggia di Vecchiano. Ma in acqua ci sono i bagnanti: «Io gridavo aiuto, e urlavo a più non posso "c’è un dottore, c’è un dottore?", e lo ripetevo sgolandomi», racconta quegli attimi terribili la signora Maria Clelia: «Tutti ci guardavano male, come se fossimo i "fighetti" che volevano far vedere la barca in mezzo a chi fa il bagno. Io gridavo, gridavo e mi rispondevano solo "come?"».

A un certo punto sono gli addetti al salvamento a capire, dalla spiaggia, che qualcosa non va. La barca è diretta verso la spiaggia, con l’evidente esigenza di riuscire a fermarsi in questo modo. Dalla spiaggia due addetti alla sicurezza dei bagnanti si avviano in acqua per raggiungere l’imbarcazione e il suo equipaggio che comprende anche un cagnolino. Gridano ai quattro di buttarsi in acqua. Michelangelo è spaventato, sta male. Ma non c’è altro da fare. E si butta. I due bagnini lo afferrano appena tocca l’acqua: «Mi hanno portato a riva tenendomi entrambi per la braccia. Io non ce l’avrei fatta, altrimenti, a stare in acqua». Figli, moglie e cagnolino seguono Michelangelo in acqua e raggiungono prima la spiaggia e poi l’ospedale di Cisanello dove l’uomo entra intorno alle 16 per uscirne verso le 23: «Niente di grave e per fortuna e siamo qui a raccontarla», commenta la famiglia Fabbrini a una sola voce. E se Gloria si è dimostrata pronta per la carriera nautica, al fratello Raffaello va il merito di essere tornano a bordo, di sera, per chiudere bene tutta la barca e recuperare il necessario.

Poi c’è stato da pensare al recupero, grazie alla attività della viareggina Hobby Mare, che ha riportato la barca a Viareggio. Intervento difficile, perché quando «vai sulla spiaggia è sempre complicato», spiega Bianchi: «È stato necessario utilizzare un barchino in affitto e l’imbarcazione aveva la prua verso la spiaggia e saltava sull’ondina che si forma sotto riva». Da ieri mattina la barca è di nuovo al sicuro e la brutta avventura è superata: «Li ringraziamo», è la voce di Maria Clelia, «per il calore umano dal quale ci siamo sentiti circondati». --

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