Il macellaio buono che regala la carne a centinaia di famiglie in crisi: "Chi ha più avuto deve dare di più"

Claudio Casini, il macellaio benefattore

Pieve a Nievole: una storia commovente. Per mesi ha donato il cibo a chi si è trovato in difficoltà per la pandemia. E dice che è stata la vita a imporgli la beneficenza come un dovere: "Mia moglie ha avuto un tumore ed è guarita. Come si può non aiutare il prossimo, mi chiedo?"

In Valdinievole dall’inizio della pandemia sulla tavola delle famiglia in difficoltà non è mai mancata la “ciccia”. Gratis. Claudio Casini, titolare della Casini Carni di Pieve a Nievole, non ama mettersi in mostra. Solo a seguito di decine di segnalazioni ha dovuto ammettere la sua “colpa”: non riuscire a restare indifferente davanti a chi soffre e a chi ha bisogno.

Non vuole dire quanta ne ha regalata durante il lockdown né tantomeno appare molto felice di raccontare tutti gli episodi in cui è stato protagonista come benefattore. Ma il paese è piccolo e la gente mormora. Arrosti, macinato, polli, tacchini, salsicce, bistecche: centinaia di persone che non potevano comprare la carne l’hanno ricevuta senza pagare nulla. Claudio Casini è in imbarazzo, ma non può negare, colpevole di “beneficenza aggravata”. In troppi, con la crisi da pandemia, avrebbero dovuto rinunciare soprattutto ad acquistare la carne. Ma la fettina, specialmente nelle case dove ci sono tanti bambini, è sempre arrivata, e non di secondo o terzo taglio, perché è in regalo. Non sono rimasti indietro neppure gli stranieri. I ragazzi che vendono sulla strada, senegalesi all’improvviso senza nessuno a cui vendere. Per loro, con grande sensibilità, da Casini carni c’è la disposizione che è vietato mettere nel sacchetto carne di maiale. Perché secondo dove si deve indirizzare il pacco c’è da fare la busta per gli islamici, oppure per quelli che non possono mangiare carne rossa.

«Sogno un mondo dove tutti stanno bene – dice sempre Claudio Casini – in cui si può dormire con le finestre aperte. Il mondo è un posto bellissimo. E la vita di ogni essere, quando non c’è la cattiveria, è preziosa e va tutelata». A volte i prodigi succedono anche per le brave persone. «Sono religioso e credo nella forza delle preghiere – confessa Casini – Quando io e mia moglie ci siamo sposati, lei si è ammalata di tumore e non potevamo avere figli. È stata dura. Eravamo giovani, abbiamo trovato molto conforto nell’aiuto di suor Annunziata della casa di riposo di Montecatini Alto. Poi grazie a Dio e alla medicina mia moglie è guarita. Nel 1994 è nato nostro figlio Simone, per noi è stata una gioia incredibile. Siamo stati miracolati».

A ogni buona azione deve corrispondere una buona azione. «Come si può non aiutare il prossimo mi chiedo? – continua Casini – Me lo hanno insegnato la mia mamma Assunta e il babbo Bruno. Ho iniziato a lavorare a 16 anni, nel 1976. Frequentavo la terza ragioneria. Ma mio padre ebbe un incidente, un vitello gli fratturò una gamba». Claudio Casini è solo un ragazzino, ma il dovere chiama. C’è da mandare avanti un’azienda. «Abbandonai gli studi e mi misi in azienda ad affiancare i dipendenti . Ma ero già appassionato di questo lavoro. Sin da piccolo seguivo il babbo. Modena, Cuneo, ma anche in Francia e nella ex Jugoslavia nei grandi mercati di bestiame. La mia famiglia si era trasferita a Pieve a Nievole nel 1969. Arrivavamo da Foiano della Chiana». La Casini carni è rinomata e apprezzata dai clienti anche fuori provincia. «Da sempre serviamo tantissimi ristoranti stellati e alberghi soprattutto in Toscana. La qualità, la buona merce e il sorriso e la gentilezza non devono mancare mai: questo è il nostro segreto».

È gennaio 2021. La provincia di Pistoia ha un picco di contagi, ricoveri e morti e diventa zona rossa. Ennesimo duro e improvviso lockdown. I casi alle stelle, aumentano i decessi. La gente è stremata e ha paura. Alberghi, ristoranti, bar, chiusi o aperti con restrizioni e solo la possibilità dell’asporto. I risparmi per molti sono finiti. Il pessimismo fa da padrone. In molti non sanno dove battere la testa. Arrivano i buoni pasto dai Comuni, ma non bastano. Anche i pacchi delle associazioni, della Caritas. I pasti caldi a domicilio. Pastasciutte al sugo e farinacei per tanti diventano il piatto unico e più economico. C’è chi non ha neppure la forza di chiedere. Troppo umiliante. Pasta, pane, farina e lievito. Ma soprattutto nelle famiglie in difficoltà con bambini e figli adolescenti un bel pezzo di carne diventa il sogno proibito. Allora Casini aumenta le donazioni, le triplica. I camioncini dei volontari fanno la spola con il magazzino di Pieve a Nievole. Si fanno i pacchi di carne fresca destinati a parrocchie e associazioni che a loro volta li girano ai cittadini. Claudio Casini non si scompone. Fa finta di nulla. Dona come se nulla fosse, in silenzio e occhi bassi, come se si vergognasse di avere di più degli altri e dovesse pareggiare i conti. Il padre disoccupato con i figli. Gli orfani. Gli anziani della casa di riposo. Ma anche adulti disoccupati con la chiusura degli alberghi e dei ristoranti. Mamme sole con affitti, bollette da pagare. Casini non ha guardato età, etnia, ceto sociale. Chi ha avuto bisogno ha ricevuto. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA