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Green pass, duello Giani-Nardella: «No al certificato per bar e ristoranti». Ma il sindaco vuole regole più severe

Eugenio Giani, Dario Nardella, Matteo Biffoni e Marco Stella

Il sindaco di Firenze minaccia di firmare ordinanze restrittive. D’accordo Biffoni (Anci). Forza Italia: «Sarebbe un errore»

Divide e fa discutere. Tra posizioni radicali e altre più tolleranti. Il certificato verde (green pass) non mette tutti d’accordo. Neppure i rappresentanti delle istituzioni alla vigilia dell’approvazione del decreto che porterà all’introduzione della certificazione anche per andare al ristorante (al chiuso). L’obiettivo del governo è chiaro: evitare una nuova ondata di contagi (soprattutto ora che i numeri dei positivi al Covid-19 sono in aumento) ed evitare nuove chiusure. E se il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, si dice favorevole a un green pass più blando, il sindaco di Firenze, Dario Nardella, e il primo cittadino di Prato e presidente di Anci Toscana, Matteo Biffoni, assumono posizioni più radicali. «Poi il punto d’incontro si troverà», sottolinea Biffoni.

LA REGIONE


Giani, nei giorni scorsi, aveva pensato di introdurre un green pass regionale. «Ma blando», aveva specificato. Poi, però, il presidente è tornato suoi passi, non appena ha saputo che il governo stava pensando di introdurre il certificato verde a livello nazionale. Non solo (come già avviene ora) per partecipare a cerimonie o andare a trovare i parenti ricoverati in una residenza sanitaria assistenziale. Anche per sedersi dentro la sala di un ristorante. Una norma di cui – sottolinea Giani – la Regione Toscana avrebbe fatto volentieri a meno. «Ben venga se il green pass servirà a convincere gli indecisi, chi ancora non si è vaccinato – sottolinea – . Ma sul fronte di bar e ristoranti, dove già sono in atto regole molto rigorose, non credo serva un certificato per sedersi a un tavolino. Proprio adesso che l’economia è in ripresa e c’è la possibilità di far tornare i conti a tanti operatori e lavoratori di questo Paese. Per questo dico: sì al green pass, ma in un’ottica di tolleranza».

I SINDACI

Non la pensano così il sindaco di Firenze, Dario Nardella. E neppure quello di Prato, Matteo Biffoni. Con il primo che pensa addirittura di firmare una serie di ordinanze – valide per il capoluogo toscano – per consentire l’accesso in alcuni luoghi solo a chi sia in possesso del certificato verde. «I Comuni, e più in generale gli enti locali, hanno la possibilità di insistere sull’uso del green pass – sottolinea Nardella –. E non escludo neppure l’ipotesi di firmare ordinanze per rendere obbligatorio l’uso del green pass, soprattutto nel caso in cui la campagna di vaccinazione non dovesse procedere secondo le aspettative a causa di un numero eccessivo di no vax. Perché, lo ricordo, la libertà di chi non vuole vaccinarsi non può entrare in contrasto con chi si è vaccinato e vuole muoversi in sicurezza».

E sulla stessa lunghezza d’onda anche Biffoni. «Dico sì al certificato verde – commenta il primo cittadino di Prato – per due motivi fondamentali: tutelare la salute pubblica e, al tempo stesso, fare in modo che gli ospedali non tornino ad affollarsi. Lo abbiamo provato sulla nostra pelle e sappiamo cosa significa. L’altro aspetto, non meno importante, riguarda le attività commerciali: non possiamo permetterci che bar, ristoranti, cinema e teatri chiudano di nuovo. La soluzione è semplice e si chiama green pass. La mia è una posizione più radicale, ma il punto d’incontro si può trovare». Infine, per il consigliere regionale di Forza Italia Marco Stella «il green pass va usato e richiesto nei luoghi in cui si verificano grandi assembramenti. Ma sarebbe un errore la sua obbligatorietà in bar e ristoranti. Per i locali che distribuiscono cibi e bevande, sono sufficienti le regole attualmente in vigore, sia al chiuso che all’aperto». —

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