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Vaccini in Toscana, i ragazzini li snobbano. La Regione spera nei pediatri: "Convincete i genitori"

Non decollano le prenotazioni fra i 12-15enni: per ora solo uno su quattro l'ha fatta. E il guaio è che c'è uno zoccolo duro di sessantenni a rischio che non vuole proteggersi

FIRENZE. Gli adolescenti e i ventenni. Sono la chiave per evitare l’eventuale, futuribile quarta ondata. Il muro da alzare contro la diffusione rapidissima della Delta. Anche perché i dati sulla curva dei contagi sono chiari: più di due nuovi positivi su tre che si registrano in Toscana ogni giorno sono non vaccinati. Renitenti alla dose, indecisi, riluttanti, distratti, oppure veri e propri NoVax. Non ne vogliono sapere. Un guaio. Perché sulla scrivania della task force regionale che gestisce l’emergenza coronavirus da giorni si rilegge con attenzione la piega che prese la curva alla fine dell’estate 2020, dopo l’esplosione dei focolai di ritorno dalle isole greche e quelli prodotti dalla ripresa della scuola.

Il virus smise di circolare fra i giovani e in poche settimane saltò di generazione in generazione fino ad arrivare alle persone più a rischio, anziani e fragili. Ora, questa volta nessuno si aspetta una scia così travolgente. Gran parte degli anziani over 70 è vaccinata. Se si considera la dose unica Johnson & Johnson, siamo all’89 per cento fra i settantenni, al 98,9 per cento fra gli over 80.


Ma alcuni dati preoccupano. Innanzitutto sono pochissimi i giovani che hanno prenotato la prima dose dal 10 luglio, giorno della riapertura del portale. Lo hanno fatto 30.153 adolescenti fra i 12 e i 15 anni su 134mila ragazzi in questa fascia d’età. Meno di uno su quattro. Eppure sarebbe fondamentale, anche in vista del ritorno sui banchi.

E non è che mancassero le dosi. Da dieci giorni la Regione ha riaperto la possibilità di fissare un appuntamento dal 9 agosto al 12 settembre mettendo a disposizione 40mila posti a settimana, più o meno 200mila dosi. Finora ne sono state piazzate 131mila. Ne restano ancora circa 69mila.

Eppure, da giorni si registra un calo della disponibilità a sottoporsi al vaccino, sebbene la maggior parte di chi prenota abbia meno di 50 anni (43mila sono le prenotazioni fra 16 e 29 anni, 22mila fra i trentenni, ventimila fra i quarantenni). Appena 2.352 sono state le prenotazioni dei sessantenni.

Nonostante per loro il rischio di infezione grave da Covid-19 si alzi, in questa fascia d’età ci sono ancora 74.763 persone non protette neppure con una dose, circa il 16% se si tiene conto della dose unica J&J calcolata di solito fra i richiami. «È vero – dice Renzo Berti, epidemiologo e capo del dipartimento di Prevenzione dell’Asl Toscana centro – riscontriamo un calo della disponibilità a vaccinarsi. Non sappiamo se si tratti di una fase di rilassamento dovuta alle vacanze o di una ostilità insuperabile verso il vaccino. Se si trattasse di questo sarebbe un problema serio, dovremmo fare molta attenzione e procedere spediti con le somministrazioni fra i più giovani, che sono i maggiori diffusori».

Finché i contagi si concentrano nella fascia d’età 19-39 anni (la media d’età dei positivi ora è di 33 anni, appena 9 ieri sono stati i nuovi contagi fra gli over 65), non ci saranno effetti gravi. I ricoveri resteranno bassi. Ma senza proteggere i giovani il virus continuerebbe a circolare fino a raggiungere i più anziani non immunizzati. «Per questo – dice Simone Bezzini, assessore alla sanità – contiamo molto sull’aiuto dei pediatri che dal 10 di agosto si affiancheranno agli hub. I centri vaccinali andavano bene sui grandi numeri, ma soprattutto con i giovanissimi e le loro famiglie sarà cruciale il rapporto di fiducia con i medici di famiglia e i pediatri». Ma perché allora aspettare il 10 agosto? Semplice: fino a quel momento non ci saranno dosi disponibile da distribuire ai pediatri. Da giorni, la maggior parte delle dosi disponibili serve ai richiami. E per ora la struttura commissariale di Francesco Figliuolo non ha annunciato consegne extra.

E non è l’unico guaio. «Mentre nella fase del lockdown ai positivi faceva piacere essere chiamati a casa, adesso molti sono infastiditi dalle chiamate – dice Berti – Certo, è vero, con le varianti l’indagine sul tracciamento va indietro di dieci o quindici giorni, si può far fatica a ricordare, ma spesso troviamo persone riluttanti a dare il nome degli amici con cui sono entrati in contatto per evitare di doverli incastrare con la quarantena». Solo che così rischia di saltare il tracciamento. —

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