Contenuto riservato agli abbonati

Tirrenica in salvo nonostante l'agguato del ministro. Ora c'è il commissario, il guaio sono i soldi

Il tratto autostradale della Tirrenica che finisce con il casello di Rosignano e Massimo Simonini, ad di Anas e futuro commissario straordinario

Battaglia notturna alla Camera sull'emendamento sblocca-lavori. Uffici del ministero dell'Economia e burocrati hanno provato a far valere un cavillo per stoppare i progetti, ma poi l'ha spuntata la Costa. Ecco tutti i retroscena

Ancora una volta, la Tirrenica stava per sfumare dalla storia delle infrastrutture italiane. Con la lingua dell’Azzeccagarbugli, l’ultimo affondo l’altra notte è arrivato dalla ragioneria dello Stato. Attesa da oltre cinquant’anni, abortita più volte nei piani dei governi a suon di promesse e annunci mancati, a tentare di affondare l’ultima speranza di dare alla costa una degna dorsale viaria ci si eran messi i grand commis della burocrazia romana ma pure il ministro dell’economia Daniele Franco. Ma alla fine la Tirrenica s’è salvata. «Alle due di notte, dopo una trattativa durissima, siamo riusciti a far approvare l’emendamento al decreto Semplificazioni che sbloccherà i lavori per il corridoio da Cecina a Tarquinia», dice Andrea Romano, deputato livornese del Pd. Non l’autostrada, ormai un ricordo, ma il famoso adeguamento della variante Aurelia, la sua trasformazione in superstrada. Insomma, autostradina. La discussione sul testo – firmato anche da Stefania Pezzopane, Umberto Buratti e Luca Sani – nella seduta congiunta delle commissioni riunite è andata avanti per ore, e proprio sulla Tirrenica s’è incagliata fino a trasformarsi in una specie di muro contro muro. L’hanno spuntata i parlamentari dem, con l’appoggio di tutte le forze di governo. La Tirrenica avrà un commissario. Non servirebbe neppure il decreto di nomina del ministro Enrico Giovannini, che ormai sindaci e parlamentari della costa considerano alla stregua di un “nemico”.

Il nome è già scritto nella legge che approda oggi a Montecitorio. È quello di Massimo Simonini, amministratore delegato di Anas, a cui sono passate le competenze da Sat. Ecco, non servirà neppure più che fra la spa di Stato e quella in mano ad Autostrade per l’Italia si raggiunga un’intesa sugli indennizzi per i mancati introiti causati dalla revoca della concessione. I cantieri potranno partire.


«La Camera ha parlato con chiarezza: il commissario per la Tirrenica ci sarà, anche se la trattativa Sat-Anas non sarà conclusa – spiega Romano – Era questo l’obiettivo del Pd. Ed è stato centrato. Approvando l’emendamento, il Parlamento ha pienamente compreso l’urgenza di intervenire su quella che è un’emergenza infrastrutturale, economica e di sicurezza del nostro territorio e di tutta la Toscana. Il commissariamento è il primo passo per recuperare il tempo perduto, ora bisogna correre con i cantieri. E siamo sicuri che l’ad di Anas ne sia consapevole. I parlamentari e i sindaci del Pd continueranno a vigilare».

Che l’emendamento non venga impallinato in aula è quasi certo: il decreto Semplificazioni in fondo è blindato dal voto di fiducia. Resta giusto un dettaglio. Un pelo nell’uovo, giurano i parlamentari dem. Peccato che rischi di essere uno di quei capelli che nessuno riuscirà a spaccare in quattro. Perché riguarda i soldi. Non solo l’emendamento prevede che sia Anas a «provvedere alla realizzazione dell’intervento viario Tarquinia-San Pietro in Palazzi, anche attraverso l’adeguamento della strada statale 1 Aurelia», e che al commissario «non spettano compensi, gettoni o indennità», ma Simonini entrerà in carica solo una volta firmato il contratto di servizio fra ministero delle Infrastrutture e la stessa Anas , valido fra il 2021 e il 2025. «Ci vorrà al massimo qualche settimana», assicurano i dem. Visti i tempi biblici che hanno accompagnato la storia della Tirrenica, conviene armarsi di pazienza.

Il guaio è che non è solo il tempo l’incognita. La prima versione dell’emendamento non prevedeva un inciso che potrebbe rivelarsi decisivo. L’adeguamento della Tirrenica dovrà avvenire «nei limiti delle risorse che si renderanno disponibili a tal fine nell’ambito del contratto di programma». Tradotto: si dovrà fare con le risorse di bilancio Anas. Del resto, il timore degli uffici del ministero dell’Economia e finanze era proprio che la Tirrenica comportasse una spesa aggiuntiva per le casse dello Stato. E Franco chiedeva che l’opera fosse condizionata all’intesa sulle compensazioni con Sat. Della serie: prima vediamo quanto dobbiamo sborsare a loro, poi decidiamo sul progetto. Che, a stare alle ultime previsioni del ministero delle Infrastrutture, era salito da 474 milioni di euro a circa un miliardo. Anas ha chiuso il 2020 con un bilancio da 2,4 miliardi. A meno che il nuovo contratto 2021-25 non preveda una robusta integrazione, difficile possa rientrarci la Tirrenica. «L’integrazione ci sarà – è sicuro Romano – i soldi sono accantonati nei fondi infrastrutture che si sono stratificati negli anni». In effetti, alla fine anche Giovannini aveva dato parere positivo, anche se la Tirrenica è ormai un fossile della pianificazione viaria del Paese. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA