Parità di genere, l'impegno della scuola Normale

Da sinistra Virginia Grossi e Virginia Magnaghi

La lettera degli allievi diplomati della classe di Lettere e Filosofia tocca vari temi. Su alcuni di essi ho già avuto modo di intervenire direttamente durante la cerimonia di consegna dei diplomi, come è possibile verificare dal video dell’evento, tuttora online. Vorrei qui soffermarmi sulla disparità di genere alla Scuola Normale, vista anche l’enfasi che ne dà il titolo.

La prima considerazione che mi sento di fare è che a livello normativo la legge italiana non consente a una istituzione accademica nei bandi di concorso di fare differenziazioni in base al genere di appartenenza. In altri Paesi è possibile destinare una quota parte dei posti a "categorie" in quel determinato momento ritenute svantaggiate, a livello sociale, economico, di genere. Questa considerazione naturalmente non deve esimerci dal praticare politiche attive volte a superare la disparità di genere, particolarmente alta, come è noto, per le cosiddette discipline Stem (Science, Technology, Engineering and Mathemathics), alcune delle quali presenti alla Scuola Normale.

Tra le politiche attive vorrei citare, in particolare, quelle praticate nei nostri corsi di orientamento, nei quali la partecipazione femminile è, a valle di una rigorosa selezione, in genere maggioritaria. All’interno di questi corsi cerchiamo e cercheremo sempre di più di incoraggiare la partecipazione di studentesse al nostro concorso di ammissione.

Fatta questa doverosa premessa, registro che a livello di immissioni del personale docente nell’ultimo biennio, sono state assegnate tre cattedre di professore associato (nei settori Astrofisica, Museologia, Paleografia) a studiose già ricercatrici della Scuola ed è stata assunta come professore ordinario una docente di Filosofia Politica. Avremo inoltre, a partire dal prossimo anno accademico, sempre tra i docenti ordinari, due nuove professoresse, in Archeologia e Informatica.

Pur nella consapevolezza che gli effetti delle azioni possono non essere immediatamente visibili, e che comunque la Scuola vive problematiche e difficoltà di un contesto sociale e educativo più ampio, questa Direzione ha messo in atto vari altri strumenti per una maggiore attenzione alla parità di genere: nelle nostre commissioni di esame cerchiamo, per quanto possibile, di bilanciare la presenza femminile con quella maschile, e certamente andranno fatti ulteriori sforzi in questa direzione.

È stato costituito recentemente un gruppo di lavoro per la stesura del Gender Equality Plan; sono state istituite linee guida sulla parità di genere cui attenersi nell’organizzazione di eventi e convegni scientifici. Il nostro impegno è ben documentabile, anche grazie al lavoro della delegata alle pari opportunità, la professoressa Ilaria Pavan, e va nella direzione di cercare di colmare tutte le diseguaglianze presenti alla Scuola Normale. Penso per esempio ai nostri studenti e ricercatori stranieri e allo sforzo di avere in modo sempre più pervasivo comunicazioni bilingui; penso all’accordo recente sulla Managing Disability, con cui la Scuola si impegna a promuovere una piattaforma dedicata alla maggiore inclusione di persone con disabilità all’interno dell’accademia. Con l’impegno di tutti, con proposte costruttive, sono convinto che la Normale così come l’intera accademia potranno fare grandi passi in avanti nei prossimi anni. --

*direttore Scuola Normale - Pisa

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