Green pass e Costituzione: perché il vero nodo è la burocrazia

Ecco il parere di Emanuele Rossi, costituzionalista alla scuola superiore Sant’Anna

L’eventualità di rendere obbligatoria la presentazione del green pass per l’accesso a varie attività (alcune o molte, ancora non è chiaro) fa discutere: sia sulla sua opportunità che anche sulla sua costituzionalità. Intanto occorre ribadire un concetto: non tutto ciò che è opportuno è anche costituzionale, come anche non è detto che tutto ciò che è inopportuno sia anche incostituzionale. Opportunità e costituzionalità operano su piani diversi, che talvolta coincidono e talvolta no.

Detto questo, valutiamo il tema. La "certificazione verde", così chiamata dal decreto-legge n. 52/2021, è un certificato, cartaceo o digitale, che viene rilasciato o alla conclusione del ciclo vaccinale contro il Covid, oppure a seguito di avvenuta guarigione, oppure ancora dopo aver effettuato un test antigenico rapido o molecolare. Ciò di cui si sta discutendo è se rendere obbligatoria la presentazione di questo certificato per accedere a bar, ristoranti, trasporti, teatri e altro ancora, come il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato di voler fare nel proprio Paese. La giustificazione posta a base di tale proposta è evidente: limitare la possibile diffusione del Covid nelle sue varianti, e quindi tutelare la salute pubblica.

I problemi che si pongono al riguardo sono di due tipi: il primo riguarda profili di conflitti tra diritti e libertà; il secondo attiene a aspetti molto più concreti di fattibilità e possibili discriminazioni.

Per quanto riguarda i primi, si rinnova il dilemma che già abbiamo dovuto affrontare in passato: può un diritto, come quello alla salute (individuale e collettiva) limitare l’esercizio di altri diritti (di circolare, di assistere a manifestazioni, di divertirsi, ecc.)? Domanda molto complessa ed a cui è difficile rispondere in breve. Certamente è essenziale che sia provata la strumentalità tra la misura e gli effetti/rischi: in sostanza, occorre dimostrare che l’uso del green pass sia necessario per evitare la diffusione del virus. Una volta accertato questo, si pone l’esigenza di un bilanciamento che non sia troppo pregiudizievole per le libertà personali: ma su questo le misure che abbiamo conosciuto durante il periodo più duro della pandemia costituiscono un precedente forte. In parole povere: se abbiamo tollerato (giuridicamente) il lockdown, vi sono argomenti perché possano essere previste misure meno forti. Inoltre va ricordato che non tutti i diritti sono uguali: chiedere il green pass per andare a scuola, al lavoro o in chiesa, ad esempio, non è la stessa cosa che chiederlo per andare allo stadio o al lunapark. Ma qui si entra in un terreno molto scivoloso.

Il problema, però, nel caso del green pass è un altro: quando esso è rilasciato a seguito della vaccinazione, e questa non è obbligatoria (salvo che per alcune categorie di lavoratori), è possibile che la scelta di una persona di non vaccinarsi possa limitarne l’esercizio dei propri diritti? Anche per questa domanda la risposta non è semplice: certamente le leggi possono subordinare l’esercizio di un diritto al compimento di determinati comportamenti (ad esempio se voglio fare sport agonistico devo produrre un certificato medico), ma questi oneri non devono limitare in modo eccessivo i diritti. È dunque un delicato problema di bilanciamento, per il quale il legislatore ha un ampio margine di discrezionalità. Anche considerando che, in questo caso, se uno vuole il green pass senza vaccinarsi lo può comunque avere con il tampone.

C’è però il secondo piano indicato che, a mio parere, suscita le maggiori difficoltà. Se si impone l’uso del green pass, occorrono alcune condizioni: che tutti ne siano dotati (cosa non scontata: io, ad esempio, ho ricevuto entrambe le dosi di vaccino ma non sono ancora riuscito ad avere l’attestato); che tutti abbiano avuto la possibilità di vaccinarsi (cosa non avvenuta, come noto); che siano garantiti i diritti legati alla privacy; che le regole siano uguali in tutto il territorio (e non diverse da regione a regione, specie in un periodo di vacanze in cui gli spostamenti sono frequenti). In sostanza, occorre che vi sia un sistema sanitario e amministrativo efficiente. E qui mi fermo. --

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