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L'esperto di virus: «Una variante aggressiva arriverà, sarà contrastata con i vaccini modificati»

Mauro Pistello

Mauro Pistello, direttore dell’unità di virologia dell’Azienda sanitaria pisana: «Grazie alle protezioni non prevedo un ulteriore coprifuoco» 

Una variante del coronavirus capace di “bucare” i vaccini e causare problemi di salute. Un’ipotesi probabile. Che potrebbe concretizzarsi nei prossimi mesi. Insieme a una modifica ai vaccini e una dose di richiamo per tutti. «È uno scenario possibile, è logico attenderselo. Lo studio storico dei virus supporta questa teoria. Ma ora abbiamo armi potenti per combattere l’infezione. Non credo che assisteremo di nuovo a chiusure di attività e locali e al coprifuoco».

A parlare è il professor Mauro Pistello, direttore dell’unità operativa di virologia dell’Azienda sanitaria pisana e ordinario di microbiologia e microbiologia clinica e direttore della Scuola di specializzazione in microbiologia e virologia dell’università di Pisa. Uno che i virus li conosce bene.


L’avvio della campagna vaccinale e l’arrivo dell’estate ci hanno fatto quasi dimenticare il virus. Ora ecco la variante delta e il nuovo aumento dei contagi. Che sta succedendo?

«L’incidenza del virus sulla popolazione sta salendo, ed era prevedibile che accadesse. Ci sono e ci sono state occasioni di affollamento, come i festeggiamenti per la vittoria dell’Italia agli europei di calcio. La risalita dei contagi è da attribuire soprattutto alle varianti, alfa e delta, che sono facilmente trasmissibili. Molte delle persone infettate non sono state vaccinate, sono per la maggior parte giovani, che tradizionalmente sopportano meglio il virus».

Quindi, è ipotizzabile un ritorno alla “linea dura”. Con chiusure e restrizioni? «No, almeno in questa fase non è necessario. La fascia fragile della popolazione in larghissima parte è al sicuro perché è stata vaccinata. Piuttosto, dobbiamo riprendere la sorveglianza. Ricominciare a seguire con scrupolo l’andamento del virus. Per intenderci, stiamo facendo il 50 per cento in meno di tamponi rispetto ad aprile e maggio. Sarebbe utile potenziare il monitoraggio. Dobbiamo osservare il fenomeno, ma senza fasciarci la testa».

Che effetto le hanno fatto le immagini delle persone affollate per le strade per festeggiare il successo della nazionale di calcio?

«Credo che prima di tutto sia importante essere realisti. Non possiamo pensare di rinchiuderci di nuovo in casa. La vittoria dell’Italia ha rappresentato un momento di gioia per l’intera nazione, gli assembramenti erano inevitabile e impossibili da impedire. Bisogna guardare anche all’economia del Paese, una nuova chiusura totale sarebbe tragica da questo punto di vista. La giusta strategia, secondo il mio punto di vista, è quella di evitare gli eccessi, in tutti i sensi. Il Covid non se ne è andato, ma non siamo neppure in un momento in cui è necessaria la serrata totale come nella primavera del 2020».

Si può dire che oggi il virus fa meno paura rispetto a un anno fa?

«Si può dire se si fa riferimento al momento attuale. Il ministero della Salute fa bene a tenere sott’occhio i numeri dei ricoveri nei reparti di terapia intensiva, perché è quello l’indicatore che deve guidarci nella gestione della pandemia. I contagi crescono, è vero, ma negli ospedali non si verifica una pressione paragonabile a quella dei mesi scorsi. Le persone si infettano, ma nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di giovani che non hanno bisogno di ricorrere alle cure ospedaliere. Se poi dovesse arrivare un’altra variante, con ricadute più gravi sulle persone infettate, siamo in tempo a modificare o potenziare i vaccini. Ora abbiamo tutte le armi per combattere». —