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Industria dell’auto, altra mazzata in Toscana: Vitesco taglia 139 posti

Lo stabilimento Vitesco di Fauglia

Nuovo caso tra Pisa e Livorno dopo quello Gkn: sono tutti interinali. L’automotive toscano soffre la transizione elettrica 

FAUGLIA. È allarme per la metalmeccanica dei componenti per le auto in Toscana. Il licenziamento via mail dei 422 dipendenti della Gkn di Firenze è uno degli scricchiolii di un settore in crisi con la transizione ecologica verso l’elettrico. Un problema che parte da lontano, con le chiusure di due aziende livornesi, la Delphi nel 2006 e la Trw nel 2014. E ora c’è anche la Vitesco investita dal ciclone. Qui i posti di lavoro a rischio sono 139.

Si tratta di lavoratori che sono stati assunti col cosiddetto contratto in staff leasing da Manpower e destinati agli stabilimenti della multinazionale a Fauglia e San Piero a Grado, dove si producono iniettori per motori a scoppio. Preistoria per il green deal europeo che prevede l’abbattimento di almeno il 55 per cento delle emissioni inquinanti entro il 2030. Così, tra spinta verso veicoli elettrici e la riduzione dei costi delle case automobilistiche che fanno in proprio lavorazioni che davano a ditte esterne, alla Vitesco si discute del futuro degli “interinali”.


Finora l’emorragia occupazionale è stata tamponata con la cassa integrazione a costo zero concessa dal governo in contemporanea allo sblocco dei licenziamenti del 30 giugno. Ma da qui a dicembre l’azienda vuole una soluzione per quelli che considera esuberi rispetto ai 950 dipendenti diretti. I sindacati portano avanti un tavolo tecnico con la dirigenza per capire che fine faranno i 139 operai legati a Manpower, ai quali si prospettano due soluzioni: “l’uscita di massa” alla fine dell’anno con grossi problemi di ricollocazione per Manpower, oppure “l’uscita diluita” a cominciare dai prossimi mesi. Con l’accordo nero su bianco che, in caso di ripartenza del lavoro per Vitesco, vengano richiamati gli operai instaff leasing.

Uno scenario da brividi che s’inserisce con triste perfezione in una crisi profonda. Il timore, infatti, è che le vicende della Gkn e della Vitesco siano solo l’inizio di uno smantellamento per l’automotive toscano, passato da vanto per le istituzioni regionali a buco occupazionale ed economico di cui non s’intravede la fine, complice anche il ritardo con cui il big Fiat ora Fca si è sintonizzato con la rivoluzione elettrica. Una componentistica ancora centrata sul motore a scoppio e le sue evoluzioni. Tanto che il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, allarmato, ha parlato di possibile chiusura della Motor Valley emiliana, dove sono presenti marchi del calibro di Ferrari, Lamborghini e Maserati. —

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