Ritardi negli ordini e licenziamenti lampo: «Alla Gkn l’incubo è iniziato due anni fa»

Nella fabbrica di Campi Bisenzio il caos ha origini lontane: nel marzo 2020, diciotto operai lasciati a casa senza spiegazioni 

FIRENZE. Claudio era in garage. Ha sentito squillare il cellulare ed è salito in casa. Un messaggio. Da un collega. “Siamo licenziati. Il 26 maggio ci mandano a casa”. Poche parole. Una pugnalata alle spalle. Era il 26 marzo 2020. In piena pandemia. Claudio – come altri diciassette dipendenti lasciati in mezzo alla strada dal giorno alla notte – lavorava alla Gkn. La multinazionale che venerdì 9 luglio ha chiuso lo stabilimento di Campi Bisenzio licenziando 422 operai senza preavviso. Con una mail. Tutti a casa con un click. Ancora una volta. Ma non per la prima volta.

L’INIZIO DELLA FINE


Era già successo. Meno di un anno e mezzo fa. Ma in quel caso le “teste tagliate” erano state meno. C’era stata la protesta davanti alla fabbrica. Ma la vicenda non era salita alla ribalta delle cronache. Non è diventata un caso nazionale capace di infiammare la politica e le sigle sindacali a tutti i livelli. Ora invece i “silurati” sono centinaia. E Gkn da una settimana è sulla bocca di tutti. Un fulmine a ciel sereno? No. O meglio, non completamente. Perché i tuoni che annunciano la tempesta si sentivano da tempo nel capannone immerso nella zona industriale di Capalle. «Dal 2019 la vita in fabbrica è peggiorata, è iniziato il declino. Abbiamo cambiato sei direttori e due capi del personale. Mancavano i pezzi per la manutenzione, per ordinarli dovevamo chiedere mille autorizzazioni. Quando diventi di proprietà di un fondo – dice Matteo Moretti, del sindacato interno Gkn – , tutto è diverso. Abbiamo assistito a tagli su qualsiasi cosa. L’atteggiamento dell’azienda nei nostri confronti è diventato distaccato». Col senno di poi, è possibile dare un’origine al caos Gkn. Tra il 2018 e il 2019. Quando lo stabilimento di Campi Bisenzio è passato sotto il controllo del fondo di investimento Melrose Industries, con sede a Londra. «I fondi – spiega Moretti con la sicurezza di chi naviga da tempo nel mare sindacale – hanno una sola logica: compra, risana e rivendi. Melrose ha bloccato le assunzioni. Ha cominciato a tagliare ovunque. E ora ha smantellato lo stabilimento di Campi. Opera compiuta. Non abbiamo capito a cosa stavamo andando incontro, oppure non abbiamo voluto capirlo».

IL PRECEDENTE


Claudio Bulletti ha 31 anni e vive a Vicchio di Mugello, in provincia di Firenze. «So cosa provano i 422 operai licenziati. A noi Gkn ha fatto la solita “sorpresa”, prima di loro». Claudio ha iniziato a lavorare alla Gkn di Campi Bisenzio nel 2016. «Ho avuto contratti a tempo determinato fino al 2019, poi l’azienda per legge avrebbe dovuto assumermi – racconta Claudio – come le altre diciannove persone che avevano fatto il mio stesso percorso». Nel febbraio 2019 ecco il colpo di scena. Nel mondo sindacale viene definito “precariato stabile”. Un giochino sulla pelle dei lavoratori. Tanto per cambiare. Venti operai vengono assunti col contratto “staff leasing”: vengono assunti, di fatto, da un’agenzia interinale – nel caso di Claudio, la Umana Spa di Firenze -, a tempo indeterminato, e poi “girati in missione” all’azienda che ne ha bisogno. A marzo del 2020, però, la Gkn all’improvviso stralcia (anzi straccia) il rapporto di lavoro. Diciotto dei venti operai assunti attraverso l’agenzia non servono più. «L’azienda ha smesso di pagarci la cassa integrazione – prosegue Claudio – e di noi si è occupata l’agenzia interinale. Sulla carta eravamo, e alcuni di noi sono ancora, suoi dipendenti. Abbiamo ricevuto qualche indennizzo, ma siamo disoccupati».

LA BEFFA

E pensare che a febbraio 2020, un mese prima di licenziare 18 dei 20 dipendenti assunti dall’agenzia interinale – due sono stati “trattenuti” da Gkn e fanno ora parte della maxi vertenza scoppiata venerdì scorso – Gkn aveva firmato un accordo con la Regione e con i sindacati, in cui si impegnava «a mantenere i livelli occupazionali e a non effettuare tagli del personale», spiega Claudio Bulletti. Sembrava una conquista per i lavoratori precari. «Speravamo che ci avrebbero assunto. Anche perché la produzione viaggiava a gonfie vele», continua l’ex dipendente Gkn. Già, la produzione. Durante la pandemia ha risentito del blocco del mercato delle auto, ma nell’estate 2020 è ripartita alla grande. Tanto che Gkn è andata in crisi di personale. E allora cosa ha fatto? Ha richiamato i 18 precari che aveva lasciato a casa a primavera. «Ci hanno chiesto di rientrare, attraverso il contratto con l’agenzia interinale. La produzione era arrivata a circa 10mila semiassi al giorno, contro i 5mila dei periodi normali. Noi, però – conclude Claudio – ci siamo rifiutati di rientrare. Sarebbe stata un’umiliazione. L’ennesima, da parte di un’azienda che non ci ha mai rispettato. Né noi, né i 422 colleghi mandati a casa con una mail». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA