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Liberi dai contagi solo tra alcuni anni. Andrà meglio tra 12 mesi

I timori di Sani, primario di Malattie infettive a Livorno: «I viaggi all’estero dovevano essere evitati, lo avevo detto»

LIVORNO. «Non ne usciremo per qualche anno. Guardate l’Australia: a Sidney e Melbourne hanno richiuso tutto in maniera preventiva. Da noi non è pensabile, ma sta di fatto che non se ne esce». Spartaco Sani, primario del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Livorno e responsabile delle malattie infettive dell’Asl Toscana Nord Ovest, prevede altri mesi difficili: «I contagi aumenteranno ancora. L’incremento non è dovuto solo alla variante Delta ma è fisiologico con le riaperture. Mi aspettavo problemi a inizio autunno, tra settembre e ottobre, per quel periodo immaginavo ricoveri, ora temo che ci possa essere un’anticipazione».

Davvero crede che non ne usciremo più?


«Per una situazione di totale libertà ci vorrà almeno un altro anno e non so se davvero ce ne libereremo completamente. Dovremo convivere col virus, sperando che diventi come un’influenza. Ma sparire del tutto no, non lo farà: il virus circola, le misure si allentano, le varianti si riproducono, è un circolo vizioso».

In un’intervista di metà ottobre 2020 lei annunciò l’ondata di morti che sarebbe arrivata. Le sue parole si portarono dietro polemiche e accuse, ma i fatti le dettero ragione. Oggi quando parla di nuovi problemi per l’autunno che cosa immagina?

«C’è un’ampia fascia di popolazione non coperta ed è quella tra cui il virus può diffondersi e fare danni: i numeri non saranno drammatici come quelli dello scorso autunno, quell’ondata è stata di dimensioni bibliche, il numero di morti fu impressionante e non si ripeterà, ma il rischio che aumentino i ricoveri è concreto».

Sembra meno preoccupato del passato…

«Sono più tranquillo che in passato per l’entità, l’impegno e la gravità di ciò che il virus può provocare come numero di morti e di ricoveri. I nuovi ricoverati non stanno morendo, a Livorno negli ultimi mesi li abbiamo guariti tutti, ma molti hanno avuto bisogno di ossigeno».

È merito del vaccino?

«Il vaccino protegge in maniera assoluta dal ricovero, oltre il 95% dei casi. Dunque i soggetti vaccinati, se contraggono il virus e malauguratamente si infettano, non vanno incontro alla malattia severa e all’ospedalizzazione. Protegge anche dalla reinfezione nell’80% dei casi; resta un 20% che si potrebbe reinfettare ma comunque senza gravi conseguenze. È un dato che abbiamo verificato sulla nostra pelle: ci sono stati diversi operatori sanitari vaccinati che hanno ripreso il virus tra marzo e aprile, anche con la variante brasiliana, senza però avere conseguenze».

Il problema riguarda i non vaccinati. Tra Livorno e Collesalvetti ci sono quasi 65mila persone, la maggior parte dai 12 ai 59 anni, che non si sono ancora vaccinate. Tra Pisa, Cascina e San Giuliano sono oltre 61mila.

«Il vulnus (il punto debole) è proprio qui: se il virus colpisce l’anziano non vaccinato o soggetti obesi, ipertesi, cardiopatici o con caratteristiche di rischio, anche se hanno 30, 40 o 50 anni, il danno lo provoca».

Insomma, l’invito a vaccinarsi è anche ai giovani...

«I giovani rappresentano il serbatoio per i soggetti a rischio sopra i 50 o i 60 anni, che mancano all’appello della vaccinazione per vari motivi, il principale dei quali è che hanno paura».

Almeno un sottile timore l’hanno avuto in molti al momento di vaccinarsi...

«Capisco le paure perché c’è stata una campagna informativa incasinata che ha creato allarme su alcuni vaccini in maniera anche ingiusta e contraddittoria. Ma il virus può diffondersi e fare danno, per cui è fondamentale che tutti si proteggano col vaccino».

Che tipo di pazienti state ricoverando per Covid?

«In questo momento all’ospedale di Livorno ci sono sei ricoverati, di cui uno in terapia intensiva. I casi che stiamo vedendo sono tutti respiratori, malati con polmoniti da Covid. Abbiamo dovuto mettere qualche casco, a gente tra i 40 e i 50 anni, li gestiamo senza grossi problemi, ma chiedete a uno che ha avuto il casco che cosa si prova».

Sono pazienti che si erano vaccinati?

«No, tutti i pazienti che arrivano non sono vaccinati».

La variante Delta la preoccupa?

«A Livorno non abbiamo ancora avuto casi documentati, ma è in corso il sequenziamento sul virus di pazienti contagiati recentemente di cui non abbiamo ancora identificato i ceppi e direi che quasi certamente emergerà che sono variante indiana. Il virus originale, quello di Wuhan, non c’è più. Durante l’ondata di marzo la variante inglese era arrivata quasi al 100 per cento, poi si è diffusa la brasiliana ma colpendo, da noi, appena il 10, 15 per cento della popolazione, mentre a Siena ed Arezzo, ad esempio, ha fatto non pochi guai. La brasiliana era simile come capacità di diffusione rispetto all’inglese ma qui non ha prevalso. La Delta a breve diventerà prevalente, ha capacità di contagio molto più elevate e questo è un aspetto negativo, soprattutto con la ripartenza delle scuole».

Il vaccino ci coprirà da questa variante?

«Con una dose la protezione è inferiore rispetto a due dosi. È necessario completare il ciclo vaccinale per essere protetti».

C’è il rischio che il virus si trasformi e diventi più aggressivo?

«Il nodo è impedire l’insorgenza di nuove varianti. I luoghi dove il contagio è incontrollato diventano incubatori di varianti. La diffusione espone al rischio che si selezionino nuovi ceppi e che prima o poi una variante in grado di resistere al vaccino esca fuori».

Alla fine della terza ondata aveva auspicato un’estate senza viaggi all’estero...

«Andavano evitati, lo dico ancora oggi. Così come gli stadi pieni per gli Europei».

Adesso gli stati stanno correndo al riparo col green pass (il passaporto vaccinale).

«L’input di Macron (il presidente della Francia) è forte ma ragionevole. Per i vaccinati il contagio è estremamente ridotto e la possibilità che trasmettano il virus è bassa. È corretto che possano fare la loro vita, a differenza dei non vaccinati che si possono ammalare e possono diffondere il contagio».

Per il passaporto vaccinale ritiene che possa bastare la prima dose?

«No, meglio due».

Quanto durerà l’efficacia dei vaccini?

«Io sono fiducioso che durino a lungo, ma è una mia convinzione, non ci sono dati».

Servirà la terza dose?

«Allo stato attuale non ci sono dati di sicurezza di una terza dose e l’Ema (l’Agenzia europea del farmaco9 non l’ha approvata. Ma è probabile che in futuro si faranno richiami».-

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