Scandalo concerie, la protesta torna in piazza

Un presidio della sinistra per chiedere dimissioni in blocco degli indagati, un nuovo piano rifiuti e un osservatorio ambientale

FIRENZE. Nuovo piano regionale dei rifiuti, dimissioni in blocco di tutti gli indagati, monitoraggio costante del danno ambientale. A tre mesi dall’apertura dell’inchiesta della magistratura fiorentina, lo scandalo sullo smaltimento illegale dei rifiuti delle concerie (noto come Keu) torna in piazza. L’appuntamento è per domani, 14 luglio, alle 18, davanti al municipio di Santa Croce sull’Arno, dove Rifondazione comunista toscana, Sinistra anticapitalista, la lista pisana Una Città in Comune e il sindacato Usb, presentano un presidio regionale sull’“inchiesta Keu”, le polveri di scarto delle concerie. Quella polvere nera sepolta sotto i campi e l’asfalto, lungo le strade, la famosa 429 dell’Empolese Valdelsa, che scava nel terreno strie nere inquietanti. Che inquina e fa paura. Paura che sia sprofondata ad avvelenare le acque dei pozzi, le falde, gli orti, la vita delle persone. Dalle indagini dell’Arpat sono state trovate concentrazioni di cromo 26 volte oltre il limite. Ma l’inchiesta è appena iniziata perché si teme che ci siano molti altri siti inquinati, sparsi in mezzo alle campagne, dovuti allo smaltimento illegale del Keu.

Nuovo piano dei rifiuti. «Per non lasciar passare sotto silenzio la gravissima situazione che è emersa dalle inchieste, chiediamo un passo indietro a chi è coinvolto e avanziamo proposte per spezzare l'intreccio politico affaristico che emerge anche al di là dei risvolti prettamente penali»: sono i punti chiave della protesta, scanditi dai rappresentanti dei gruppi politici della sinistra. Il primo obiettivo è di chiedere un nuovo piano regionale dei rifiuti, oltre a fare chiarezza sui «rapporti fra potere politico ed economico e le organizzazioni mafiose chiamate in causa dagli inquirenti» della Direzione distrettuale antimafia, che coordina l’inchiesta scattata il 15 aprile. E che vede coinvolti a vario titolo imprenditori, amministratori del Pd e politici locali e regionali.


Dimissioni in massa. Una delle richiesta prioritarie dell’iniziativa di domani riguarda le dimissioni in blocco di tutti gli indagati e le persone coinvolte nell’inchiesta. «Di fronte al Partito Democratico che attraverso suoi esponenti locali e regionali afferma che dell’inchiesta Keu non si deve parlare per non danneggiare le imprese, noi crediamo che si debba fare tutt’altro – dichiara il consigliere di Una Città in Comune, Francesco Auletta –. La vicenda di Santa Croce ci insegna che la criminalità organizzata s’innesta su un terreno che altri hanno preparato. Da anni, ormai, il Pd non fa che smantellare tutta la rete di monitoraggio e controllo ambientale per favorire l’impresa privata. Il depotenziamento di Arpat a San Romano di Montopoli, e quindi in tutto il comprensorio del Cuoio, ne è la prova».

Rifondazione comunista ribadisce la richiesta di dimissioni. «Ci ha fatto piacere vedere che nelle ultime settimane qualcosa si è mosso all’interno dell’associazione conciatori e in Acquarno, ma non basta dimettersi. Se la responsabilità penale è personale, il “sistema” diffuso ci dice che si è scoperchiato il vaso di pandora della responsabilità politica: siamo all’anno zero e ci vuole una svolta radicale – afferma Leonardo Becheri, della segreteria regionale del partito della Rifondazione –. Se sono molti anni che la Toscana è al centro di inchieste su infiltrazioni della criminalità organizzata, di tentativi per bypassare le tutele ambientali, a partire dai fanghi di Bagnoli a Piombino alle terre di scavo per l’Alta velocità, fino allo smantellamento dei presidi Arpat nel comprensorio del cuoio, al tempo stesso abbiamo assistito a una privatizzazione dei servizi pubblici essenziali. Il “modello toscano” insomma fa acqua».

Osservatorio servizi. E dunque si chiede la realizzazione di un osservatorio regionale sullo stato dei servizi pubblici, anche in vista di una sere di appuntamenti cruciali della politica toscana nei prossimi mesi: a partire dal piano dei rifiuti. «È in atto un vero e proprio mutamento dei ceti dirigenti toscani, che da anni guardano alla privatizzazione come unico mezzo di gestione dei servizi – dice Ildo Cusani, di Sinistra Anticapitalista – È necessaria una mobilitazione per fermare questa scelta scellerata, e che si realizzi un osservatorio permanente sui servizi pubblici (acqua, ambiente, trasporti, energia)».

Parole d’ordine alle quali le forze politiche della sinistra fanno seguire anche altre proposte, come l’apertura di una campagna di ripubblicizzazione dei servizi, «l’inserimento della cultura della legalità e del contrasto al crimine organizzato fra le finalità dello statuto regionale e degli statuti comunali», la costruzione di una proposta di legge regionale dove si estenda a tutte le persone giuridiche pubbliche e private che ricevono finanziamenti per le loro attività il divieto di finanziamento privato alla politica (e ai politici), una revisione e un potenziamento del ruolo di Arpat e dei ruoli ispettivi dell’Autorità nazionale anticorruzione, una legge sull’incompatibilità di incarichi amministrativi di vertice e dirigenziali per periodi superiori a cinque anni.

E si chiede inoltre di fare chiarezza sui fondi d’investimento internazionali che si inseriscono nelle aziende pubbliche dei servizi in Toscana. —

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