In bici dalla Toscana a Capo Nord, John ce l'ha fatta

John Biagini all’arrivo a Capo Nord all’estremo settentrionale della Norvegia

Montecatini, l'incredibile viaggio di un 29enne partito lo scorso 3 maggio

«Ce l’ho fatta». Poi tantissimi puntiesclamativi. Sembra di sentirlo - mentre spalanca le braccia - l’urlo di gioia di John Biagini, 29 anni, che con la sua bici è arrivato dalla Toscana a Capo Nord. Quattromilacinquecento chilometri e oltre due mesi dopo la sua partenza, il 3 maggio da Montecatini Terme, in sella alla Bianchi che ha custodito gelosamente e che ogni sera ha portato in camera con sé, dopo averla lavata e lucidata.

Il giovane pedalatore ha sulla maglietta lo stemma di Uildm (Unione italiana lotta alla distrofia muscolare) di cui ha deciso di essere testimonial attraverso questo viaggio, nel cuore gli abbracci di mamma Sandra, con la quale fino al giorno prima di cominciare la sua impresa lavorava come cameriere nel locale di famiglia.

«La sensazione all’arrivo di questo primo traguardo – conferma John – è stata una grande fatica a causa delle raffiche incredibili di vento. Non riuscivo neppure a fare una foto, perché mi volava via la bicicletta. Però mi è scesa una lacrima». Dopo la grande fatica neppure un pasto decente. «Qui è tutto troppo caro – sorride John Biagini – così mi sono accontentato di un panino che avevo nello zaino. Per un piatto qui si parte dai 15 euro e le mie finanze sono molto scarse. Ma sinceramente ero talmente commosso che mi si è chiuso lo stomaco...».

Il ventinovenne sta raccontando la sua impresa sui social. Ha tenuto aggiornati amici e follower con video per tutto il viaggio. Ma all’arrivo a Capo Nord non riesce a esprimere quanto meriterebbe la soddisfazione di aver concluso nei tempi stabiliti la prima parte della sua impresa. «Mi mancano le parole – riesce a dire John – troppe emozioni per il mio cuore. Ho affrontato tante difficoltà in questo viaggio, le frontiere chiuse, le strade infinite, un po’ di vento a favore, ma tanto vento contro». Il problema principale è stato ai confini nazionali in tempi di pandemia: è rimasto otto giorni bloccato in Finlandia «poiché essendo italiano non mi volevano far passare in Norvegia».

Dopo l’arrivo all’estremo nord, John si è concesso solo una giornata di riposo prima di salire sulla nave con destinazione Tromso, isole Lofoten. «Domani ripartirò con la bici – spiega – e fra tre mesi conto di essere a casa a Montecatini». Il viaggio fin qui è stato costellato anche da momenti difficili. Ha bucato tre volte prima di arrivare a Stoccolma, poi con i copertoni nuovi, un po’ più resistenti, è andata meglio. «Ho fatto chilometri e chilometri a piedi, bici in mano, nei punti di strada che mi piacevano poco. Specialmente nel nord della Svezia ho dovuto attraversare diverse strade sterrate».

John ha attraversato la parte ovest dell’Austria (Innsbruck e Pertisau), tutta la Germania da sud a nord con qualche chilometro di Repubblica Ceca. «Poi da nord a sud tutta la Svezia, una piccola parte della Lapponia finlandese e infine sono giunto nel nord della Norvegia», ripercorre le sue tappe il giovane. «Ho dormito all’aperto una sola volta in amaca in un bosco con il mio amico Yari Ghidone che vive in camper e gira la Svezia documentando la sua vita su Youtube. Mi hanno ospitato una quindicina di persone tra Germania e Svezia, trovate attraverso l’applicazione Couchsurfing. Con alcuni di loro sono rimasto in contatto, è nata un’amicizia».

Gli ultimi chilometri verso Capo Nord sono stati contraddistinti soprattutto dal vento. «Nonostante tutto una delle pedalate più belle della mia vita – ricorda John – mi sentivo tranquillo e sereno, poco vento a favore, molte discese, panorami incantevoli tra i fiordi, zero esseri umani a causa dell’orario, qualche renna e tanta pace interiore». John ricorda le pedalate controvento, tanti animali selvatici, quella volta che le renne gli hanno attraversato la strada all’improvviso, le foche in riva al mare. In Svezia ricorda invece giornate di caldo torrido e nugoli di insetti: in un caso ha dovuto ingaggiare una battaglia contro le api. «Le persone che ho incontrato in questo viaggio mi hanno offerto ospitalità e amicizia».

Diversamente dalle aspettative, mentre pedala a John piace il silenzio, restare solo con i suoi pensieri, la bici e la strada. Quindi niente cuffiette. «Voglio essere vigile – spiega con giudizio – e sentire sempre i suoni intorno a me, anche per eventuali situazioni di pericolo. Poi quando arrivo in ostello mi rilasso e mi “sparo” tutta la musica italiana che mi piace». Allora vai John, pedala. —

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