Italia-Inghilterra: diamo scacco alla regina. Mancini conferma tutti e sogna: «Vorrei una notte come nell’82»

Dopo 53 anni l’Italia vuole tornare sul trono del calcio europeo. Si gioca a Wembley con inizio alle 21: diretta Rai e Sky

LONDRA. È dal 1960 che la regina Elisabetta aspetta una vittoria dell’Inghilterra a un Europeo. Visto che l’attesa la fa mantenere così bene, lasciamo che aspetti almeno altri tre anni. Poi nel 2024 si vedrà.

Oggi siamo noi che vogliamo riscrivere la storia. L’unico nostro trionfo continentale risale al 1968, dunque 53 anni fa, che nel calcio sono almeno quattro generazioni. Tante, troppe. Nel frattempo hanno trionfato le big (Germania, Francia, Spagna) ma anche paesi che nel calcio dovremmo guardare dall’altro verso il basso, come Danimarca o Grecia, per non parlare della allora Cecoslovacchia nel 1976.


Eppure se c’è un’edizione nella quale non ci aspettavamo di arrivare così lontano, beh, è proprio questa. Per tanti motivi. E quando Mancini in tempi non sospetti diceva «l’Italia deve sempre affrontare un Europeo per vincerlo», in molti lo prendevamo per visionario.

Sarebbe bello oggi poter dire che, comunque vada, sarà un successo. Questo gruppo lo meriterebbe anche solo per le belle emozioni che ci ha regalato. Ma nella storia restano solo i vincitori, e Mancini non è uno che si accontenta della pacca sulla spalla.



CARICA AZZURRA

«Con la Turchia ero teso, era la prima partita di questo Europeo ed era una gara molto difficile. La finale è diversa. Ora non sono agitato, poi non so cosa proverò nelle prossime ore...». È stato il diktat di Mancini dal primo all’ultimo giorno: divertitevi, scacciate la tensione, andate in campo e fate ciò che più vi piace. E anche alla viglia della finale, il Ct non cambia copione. «Dobbiamo essere tranquilli. Sarà una partita difficile per tanti motivi, ma dobbiamo esser concentrati sul nostro gioco e cercare di attuarlo al meglio, sapendo che sarà l’ultima partita. Se vogliamo divertirci per altri 90’, dobbiamo farlo in questa finale. Poi finirà l’Europeo e andremo tutti in vacanza».

CONFERME E COCCOLE

Non ci saranno novità. L’Italia sarà la stessa che ha affrontato la Spagna, avvolta nel 4-3-3 che ormai è una sorta di copertina di Linus che ha sempre rassicurato questi giocatori.

Ce la giochiamo con l’Italia che il Mancio aveva già in testa prima dell’inizio dell’Europeo, con l’unica eccezione di Chiesa al posto di Berardi. E poi naturalmente due cambi forzati, ovvero Di Lorenzo a destra e Emerson a sinistra in quelle che erano le corsie di sorpasso riservate a Florenzi e Spinazzola, entrambi purtroppo finiti ko troppo presto.

Dietro Bonucci e Chiellini (soprattutto) dovranno prendere in consegna Kane, stando molto attenti a non perdere le distanze quando l’attaccante inglese uscirà a prender palla e impostare fuori dall’aerea. Compito delicato per Di Lorenzo che incrocia Sterling, di certo avrà bisogno dei raddoppi di Barella e degli aiuti di Chiesa.

La cerniera di centrocampo composta da Jorginho, Barella e Verratti ha tutto: qualità, corsa, tecnica, capacità di girare palla e di buttarsi dentro. Ci sarà da limitare le incursioni di Mount che si esalta nel 4-2-3-1 disegnato da Southgate. In attacco classico tridente con Chiesa e Insigne ai lati di Immobile. Proprio su Ciro, Mancini ha voluto spiegare: «Se gli ho parlato? Tutti hanno bisogno di coccole, dopo 50 giorni insieme. Sono sempre stati giorni belli, positivi e io sono felice di Ciro, del Gallo, del poco che ha giocato Raspadori». Ma è chiaro che se Immobile torna a fare Ciro-gol, l’Italia può svoltare.

RIPRENDIAMO LA PALLA

Una sola volta abbiamo perso il controllo del gioco (contro la Spagna) e una sola volta abbiamo sofferto da morire. Tatticamente insomma la partita sembra un libro aperto. «Anche con la Spagna avremmo voluto fare il nostro gioco, sono stati bravi loro a limitarci. La nostra identità ci ha portato fin qui, non possiamo cambiare adesso», spiega Mancini che in questi giorni a Coverciano ha lavorato molto sul possesso palla.

ATTENTI AL KANE

Lo staff di Mancini ha studiato e vivisezionato tutte le partite dell’Inghilterra. «L’Inghilterra è forte, ha tanti giocatori bravissimi. Sterling è migliorato molto, poi naturalmente c’è Kane che non ha bisogno di presentazioni. Davanti son tutti bravi e con grandi qualità sia nella velocità che nella tecnica».

Inutile parlargli di Wembley, del loro tifo, di una situazione ambientale che di certo non sarà favorevole. Il Ct non è uno con la sindrome da “maniavantismo” e evita con cura di spargere polemiche su arbitraggi o ipotetici vantaggi ai nostri avversari. «Sarà una bella gara davanti a uno stadio pieno e questo è meraviglioso per chi ama il calcio. I nostri tifosi? Spero di sentirli alla fine... Durante la partita abbiamo da pensare a tante cose: difendere bene, segnare. Ecco, diciamo che la mia speranza è di sentirli forte a fine gara». Un sorriso quando gli viene chiesto della vignetta del The National che lo raffigura come Braveheart: «Simpatica ma noi dobbiamo solo giocare la nostra partita sapendo che possiamo farlo bene. Questo deve essere il nostro pensiero».

LA PRIMA VOLTA

Ma il Mancio, dicevamo prima, non si accontenta della pacca sulla spalla. «Per me questa partita si inserisce tra i momenti più importanti della carriera. Ho giocato in Nazionale fino all’Under 21, poi in Nazionale A, ma non abbiamo vinto un Europeo Under 21 e un Mondiale che avremmo meritato. Ora rappresentiamo l’Italia, spero di avere a Wembley quelle soddisfazioni che non ho avuto da calciatore nonostante abbia giocato in Nazionali fortissime. E spero che, come nel 1982, possa essere una notte importante per noi italiani». —

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