Sui carburanti tasse vecchie 65 anni. Ed è in arrivo una stangata: ecco quanto ci costerà

Crisi di Suez, Vajont, l’alluvione di Firenze, i terremoti del Belice, Friuli e Irpinia in Italia rendono ancora gasolio e benzina i più cari d’Europa. Il confronto con i prezzi degli altri Paesi

Non si ferma la corsa al rialzo del prezzo della benzina che la scorsa settimana sfondava il tetto di 1,6 euro al litro, mentre il gasolio arrivava oltre 1,4 euro al litro. Cifre record in Europa. Le rilevazioni settimanali del ministero dello Sviluppo economico fotografano ancora un caro-carburanti senza eguali denunciato da Assoutenti, associazione dei consumatori specializzata nel settore dei trasporti, che lancia l’allarme sulle vacanze estive degli italiani. Un aumento che non si può spiegare con la pandemia perché in nessun Paese dell’Unione Europea l’emergenza Covid ha prodotto effetti analoghi. Ma si spiega con il fatto che paghiamo le accise della crisi di Suez di 65 anni fa, per l’alluvione di Firenze di 55 anni fa, per le ricostruzioni dopo i terremoti del Belice (1968), del Friuli (1976), dell’Irpinia (1980) e quello più recente (dieci anni fa) dell’Aquila.

RINCARO RECORD


«Oggi la benzina costa il 16,6% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre per il gasolio si spende il 15,6% in più. Questo significa che un pieno di verde è aumentato in un anno di 11,4 euro, mentre un pieno di gasolio costa quasi 10 euro in più rispetto a giugno del 2020, con un aggravio di spesa di circa 270 euro a famiglia su base annua», riassumeva alcuni giorni fa il presidente di Assoutenti Furio Truzzi. Che specifica: «Questi rincari del prezzo del carburante sfruttano la ripresa degli spostamenti degli italiani e avranno effetti pesanti sulle vacanze estive, gravando sulle tasche delle famiglie che si muoveranno in auto, senza contare le conseguenze negative sui prezzi al dettaglio, come già certificato dall’Istat con i dati sull’inflazione di maggio». L’ultima rilevazione riguarda lunedì 21 giugno (la prossima sarà pubblicata martedì rendendo possibile il confronto con questa settimana), è espressa in euro ogni mille litri e tiene conto solo dei prezzi in modalità self-service.

IL “CARO - ITALIA”

Ma come si arriva a un prezzo al cliente così alto in Italia? La cifra di 1.614,47 per la benzina risulta composta da un valore netto (o prezzo industriale) pari a 594,94 euro ai quali vanno aggiunti 291,13 euro di Iva al 22% e soprattutto 728,40 euro di accise. Discorso simile vale per il gasolio, su cui l’Iva è pari a 265,83 euro e le accise arrivano a 617,40 euro. Discorso a parte per il Gpl: prezzo a 666,55 euro ogni mille litri composto di un valore netto di 399,08 euro, 120,20 euro di Iva e 147,27 di accise. Anche il gpl aumenta rispetto alla scorsa settimana, ma solo di più 2,34 euro ogni mille litri, diversamente dalla benzina che sale di 9,01 euro ogni mille litri e del gasolio che ha il primato con un rincaro di più 9,34 euro ogni mille litri.

COLPA DELLE ACCISE

È evidente che la componente addizionale delle accise vale più del prezzo industriale: le tasse sul carburante costano più del carburante stesso. Un’anomalia molto italiana, aggravata dal fatto che l’Iva viene applicata non sul valore netto ma sulla somma di valore netto e accise: è insomma una tassa sulla tassa, che giurisprudenza e leggi tributarie giustificano in modo del tutto formale. Le accise sono imposte applicate sulla fabbricazione o sulla vendita di specifici prodotti: interessano anche l’energia elettrica e il gas metano, alcune bevande alcoliche e le sigarette. Sono imposte indirette (si applicano cioè sui consumi e non sul reddito), il loro metodo di calcolo si basa sulla quantità anziché sul valore delle merci, e sono quindi insensibili alla variazione dei prezzi (diversamente dall’Iva). Nel caso particolare dei carburanti la situazione delle accise si è stratificata nei decenni, nonostante governi e opposizioni di qualsiasi colore abbiano sempre annunciato questo o quel taglio.

«LE TOGLIEREMO» PROMESSE AL VENTO

«Attualmente non ci sono attività previste per affrontare il tema ma è sicuramente mia intenzione inserirlo in discussione in commissione già nelle prossime settimane» assicura a Il Tirreno Martina Nardi (Pd), presidente della commissione Attività produttive della Camera. Lo stesso impegno assunto dagli ultimi cinque o sei governi e mai mantenuto. Così continuiamo a pagare la bellezza di 17 accise, le prime delle quali risalgono alla seconda metà del secolo scorso.

IL CANALE DI SUEZ

La prima accisa che grava sul nostro carburante si riferisce al finanziamento della crisi di Suez. Quella del 1956. E questa accisa, come si può calcolare analizzando i prezzi medi settimanali grazie al simulatore del ministero della Transizione ecologica, influisce sul prezzo della benzina più di quanto abbia fatto la Ever Given, la nave intraversata nel canale egiziano a marzo generando un’impennata del greggio riassorbita dal mercato nelle settimane seguenti. Ma i dati, stavolta della borsa carichi Cargopedia, confermano anche altro: in Europa, solo nei Paesi Bassi si pagano più accise che in Italia (787,73 euro ogni mille litri di benzina e Iva al 21%); l’Italia è l’unico Paese del G7 ad avere accise di fascia alta (superiori a 650 euro ogni mille litri), e – al netto di Danimarca e Svezia e dei Paesi Bassi, dove il prezzo è in linea con stipendi medi molto più alti dei nostri – si contende la maglia nera per il costo del carburante con Grecia e Portogallo sempre sul baratro del default.

La ragione è da ricercare nell’anomalia accise ma anche nelle decisioni dei governi. Ogni Stato europeo può infatti decidere di applicare la direttiva comunitaria imponendo diverse accise, partendo dal minimo imposto dall’Ue per disincentivare l’uso delle auto. A oggi, infatti, tenendo conto di un valore netto del carburante sempre in media europea, niente vieta al capo del governo Mario Draghi di abbassare le tasse sul carburante. Allora perché non lo fa? 

PIENO BENZINA: LA STANGATA

«Da inizio anno, in poco più di cinque mesi, un pieno da 50 litri è aumentato di oltre 8,20 euro per la benzina e di più di 7,30 per il gasolio, con un rincaro, rispettivamente, superiore all’11,4% e all’11,1%%» calcola Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, associazione di tutela dei diritti dei cittadini.

Proprio Dona riassume il fenomeno del caro-carburanti in Italia, dovuto alle accise che gravano su benzina e gasolio da decenni, senza che nessuno si sia mai posto il problema (in modo concreto) di rimuoverle. Né di capire se: 1) i fondi vengano realmente destinati agli scopi per i quali sono stati istituiti; 2) servano ancora per gli scopi originari; 3) dove realmente finiscano. Dona, quindi, riassume: «Siamo in presenza di una stangata ad autovettura pari a circa 197 euro all’anno per la benzina e 175 euro per il gasolio». E rispetto a giugno scorso la situazione non migliora: «Dalla rilevazione del 15 giugno 2020, quando la benzina era pari a 1.378 euro al litro e il gasolio a 1.266 euro al litro, un pieno da 50 litri costa quasi 11 euro e 50 centesimi in più per la benzina e oltre 10 euro e 80 centesimi in più per il gasolio, con un rialzo, rispettivamente, superiori al 16,5% e del 17,3%. Un rincaro che, su base annua, produrrebbe una mazzata teorica di poco oltre 273 euro per la benzina e a 259 euro per il gasolio», spiega sempre Dona.

Le ultime rilevazioni del ministero dell’Economia e delle Finanze danno una benzina che sfonda, quindi, il tetto di 1,6 euro al litro. Un altro record da due anni a questa parte, più precisamente dal 10 giugno 2019 quando la benzina arrivò a 1,606 euro al litro. Per il gasolio si tratta invece del valore massimo raggiunto da più di un anno e quattro mesi, vale a dire dal 3 febbraio 2020, quando si attestò a 1,469 euro al litro. Ora, la proiezione potrebbe passare per un puro esercizio di abilità matematica. Unita però alle rilevazioni Istat di maggio fa addensare nubi minacciose sul cielo estivo. «L’accelerazione tendenziale dell’inflazione si deve essenzialmente ai prezzi dei beni energetici, la cui crescita passa da più 9,85% di aprile a più 13,8% a causa dei prezzi della componente non regolamentata (che accelerano da più 6,6% a più 12,6 %) mentre quelli della componente regolamentata continuano a registrare un incremento forte ma stabile» scrive l’Istat. Della componente non regolamentata fanno, infatti, larga parte i combustibili, trainati proprio dai carburanti. E la variazione tendenziale nel raffronto tra maggio 2020 e 2021 lascia pochi dubbi: la divisione di spesa "abitazione, acqua, elettricità e combustibili" schizza del 5,9 % verso l’alto, seguita a ruota dai trasporti in impennata del 4,8%.

L’unica altra oscillazione vagamente paragonabile è quella dell’istruzione con il suo meno 3,7%, giusto per dare un termine di paragone. Con la drastica e progressiva riduzione delle restrizioni anti-Covid agli spostamenti, alla somministrazione e al consumo di cibi e bevande (in primo luogo nei ristoranti) e alle permanenze lontano dalla propria residenza, la domanda di carburante è destinata a salire e con essa il prezzo. Il che - in un’Italia che scalpita per mangiare e dormire fuori casa - si ripercuoterà non solo sulle tasche dei vacanzieri magari in cerca dell’offerta giusta dove spendere il bonus Vacanze racimolato lo scorso anno, ma anche su quelle di chi resta in città. «L’aumento dei costi del trasporto su gomma viene poi traslato indirettamente sul consumatore finale che va a fare la spesa al mercato. Insomma, i pomodori pachino che arrivano dalla Sicilia costeranno di più per colpa del caro carburanti», conferma Dona. «Le previsioni non sono rosee. Con la fine del lockdown e la ripresa degli spostamenti non ci aspettiamo nulla di buono. Temiamo ulteriori impennate dei prezzi sia di benzina che di gasolio».



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