Variante Delta, Menichetti: «Scuola a settembre solo con i ragazzi vaccinati»

Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive dell’azienda ospedaliero-universitaria di Pisa

Il primario di malattie infettive a Pisa: «Attacca soprattutto i giovani ed è più contagiosa del cinquanta, sessanta per cento»

PISA. No, non è pensabile cominciare il nuovo anno scolastico senza aver vaccinato gli adolescenti. Per il professor Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive dell’azienda ospedaliero-universitaria di Pisa, bisogna partire da lì per contrastare la variante Delta (ex indiana): dai ragazzi, appunto. Per fare scudo contro gli attacchi del virus ed evitare che l’infezione – capace di diffondersi il 50-60 % più in fretta rispetto alla variante Alfa (ex inglese) – prenda il sopravvento, facendo di nuovo schizzare in alto la curva dei contagi.

Professor Menichetti, quanto è presente al momento in Italia la variante Delta?


«Al 16,8% per ora. Contro il 74,9 % della variante Alfa, ormai predominante. Le segnalazioni di variante ex indiana sono ancora sporadiche, al momento. Ma dobbiamo insistere sul tracciamento per individuarle».

Cosa significa?

«Che questo è il momento giusto per avviare un sistema di monitoraggio sistematico di tutti contagi. Per capire la reale incidenza della variante Delta nelle singole regioni d’Italia».

In che modo si può fare?

«Ora, i laboratori di virologia fanno un test molecolare preliminare per capire se, a causare il contagio, sia stata la variante Alfa oppure un’altra variante. Ma, in linea di principio, il tracciamento si ferma a questo punto. Per capire se, invece, si tratti di variante Delta occorre approfondire con un altro test successivo. Ecco, a questo bisogna puntare».

Perché non lo si fa già?

«Perché ci vuole una strategia comune a tutti i laboratori di virologia coordinati dal dipartimento di sanità di ogni Regione. Nel momento del picco di contagi non c’era neppure il tempo materiale per mettere in pratica questo approfondimento. Ma ora sì».

Come mai ora si potrebbe?

«Perché è un momento felice sul fronte dei contagi da coronavirus. I nuovi positivi si contano in qualche decina e i laboratori non sono oberati di lavori come, invece, accadeva fino a poco tempo fa. Per questo dico: approfittiamone ora per approfondire il tracciamento e comprendere la reale incidenza della variante Delta in Italia».

Quanto è importante il vaccino per contrastare la variante ex indiana?

«È decisivo. Ma ricordiamolo: funziona solo se si completa il ciclo vaccinale. E, anche in questo caso, è solo in parte protettivo. Il vaccino prodotto da Pfizer-BioNtech ha una copertura del 70 per cento, quello di AstraZeneca, invece, del 60».

La variante Delta si diffonde di più tra i giovani?

«Sì, nonostante sui ragazzi non abbia conseguenze gravi. Ma ha una diffusibilità superiore alla variante Alfa pari al 50-60% in più».

Per quale motivo?

«Perché sono tra i meno vaccinati. E dunque più vulnerabili».

È importante che i giovani siano vaccinati al più presto?

«Sì, è fondamentale. Ci stiamo precipitando a togliere la mascherina all’aperto, ma in alcune regioni d’Italia si registrano ancora dei focolai. È impensabile cominciare il nuovo anno scolastico senza che i giovani si siano vaccinati. Soprattutto se considerato che la variante Delta comincerà a circolare dopo l’estate».

La guerra contro il virus non è ancora terminata, quindi.

«Non possiamo deporre lo scudo. Perlomeno fino a quando non saremo in grado di limitare la circolazione del virus tra i giovani».

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