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Tirrenica e Fi-Pi-Li, Neri (Confindustria) va all'attacco: «Senza infrastrutture adeguate non c'è sviluppo»

Piero Neri e un tratto di Aurelia tra San Vincenzo e Venturina dove dovrebbe sorgere la Tirrenica

Il presidente dell'area Livorno, Piombino e Massa Carrara analizza i problemi causati dalla mancanza dell'autostrada e da una superstrada inadeguata: «Ogni giorno mi sento un imprenditore dimezzato»

«Senza Tirrenica non c’è sviluppo possibile». I porti senza adeguati collegamenti viari «restano opere incompiute» e solo con investimenti su strade e ferrovie l’area che da Livorno arriva nella zona sud della Toscana potrà rialzare la testa e riprendere a creare posti di lavoro. È chiarissimo Piero Neri, presidente di Confindustria Livorno, Piombino e Massa Carrara.

Il presidente della Regione, Eugenio Giani, incontra il ministro delle Infrastrutture. Tra i temi da affrontare ci sarà quello della Tirrenica. Lei come proverebbe a convincere Enrico Giovannini a nominare subito un commissario?


«Guardando la cartina dell’Italia il ministro potrà vedere che l’unico collegamento autostradale mancante è il tratto che va da Rosignano a Tarquinia. Ma anche che il danno maggiore che si può fare al sistema Italia è realizzare delle opere incompiute. A Piombino abbiamo già un’infrastruttura portuale di prim’ordine che però è carente di collegamenti stradali e ferroviari. A Livorno lo stesso: facendo i debiti scongiuri penso che l’inizio della realizzazione della Darsena Europa sia questione di pochi mesi. Se parallelamente non va avanti l’infrastrutturazione è come se i porti fossero delle opere incompiute».

Gli direbbe altro?

«Che se sentirà parlare di Toscana a due velocità (costa e area fiorentina) sappia che una delle ragioni è la mancanza di collegamenti efficienti e competitivi».

Si parla di Tirrenica da cinquant’anni. Se la strada fosse stata realizzata trent’anni fa, oggi l’area della costa come sarebbe?

«Livorno è nata come un sistema portuale-logistico, poi è diventata un sistema portuale, logistico e industriale. In quel momento storico eravamo considerati come un’isola felice. Purtroppo, per motivi tra i più diversi, ma io ritengo soprattutto per carenze infrastrutturali e viarie, i posti di lavoro delle industrie e delle manifatture sono andati esaurendosi. Oggi siamo area di crisi complessa: con l’amministrazione comunale, stiamo individuando zone industriali dismesse che possano essere appetibili per nuove attività. Con la Darsena Europa e le infrastrutture potremmo invertire la tendenza e creare nuovi posti di lavoro».

La Toscana centrale è riuscita a sviluppare una rete viaria e ferroviaria cogliendo lo sviluppo mentre sulla costa non è accaduto. Di chi sono le responsabilità? Ce ne sono di legate al territorio?

«Non desidero attribuire le responsabilità a nessuno. Oggi è necessario evidenziare, senza indugio, che la Tirrenica deve essere realizzata senza perdere altro tempo. Piangere sul latte versato serve a poco».

Le è capitato di rinunciare a progetti importanti per colpa dei collegamenti non efficienti della costa?

«Cinque, sei anni fa, un centro di smistamento per un traffico di polimeri dal Medio Oriente. Quando gli investitori analizzarono i costi e i tempi di trasporto verso l’Italia del nord e del sud scelsero come porti di sbarco Civitavecchia e Genova. Andare da Livorno-Piombino verso Roma era impensabile».

Si è mai sentito un imprenditore “dimezzato” per aver investito sulla costa toscana e non altrove?

«Mi ci sento ogni giorno. Competiamo con armi impari. Ne consegue un potenziale inferiore per fare investimenti».

La Tirrenica è una via di comunicazione importantissima per la costa. Ma non è l’unica infrastruttura non all’altezza, non crede?

«La Fi-Pi–Li ci taglia fuori da Firenze. È in una condizione impensabile e insopportabile».

Qual è il ruolo del Galilei di Pisa?

«Inscindibile secondo me da un connubio con il porto. Centrale per il traffico di passeggeri e per il turismo ma anche per il traffico delle merci».

Gli interessi della costa divergono spesso da quelli dell’area fiorentina. Non crede?

«Lavoro per la collaborazione, mai per lo scontro. In questo momento ancora di più: la pandemia ci ha insegnato che usciamo dalle crisi se abbiamo una visione che va al di là degli interessi particolari. E questo vale anche a livello regionale». —

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