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Nicola, il bimbo senza paura: l'ecovillaggio, lo sbaglio dei genitori, le difficoltà nelle ricerche e il lieto fine

Nicola in braccio alla mamma

La vicenda del Mugello che ha tenuto tutta l'Italia con il fiato sospeso: in mille per trovarlo. È rimasto da solo nel bosco per due notti

PALAZZUOLO SUL SENIO (FI). Giuseppina se lo stringe al petto. Selvaggia, i capelli spettinati, l’abito rosso sgualcito, l’abbraccio viola della felpa che lascia intravedere i lembi della coperta termica d’oro e i sandalini blu di Nicola. Sul bordo bianco della suola ci sono ancora le tracce di terra: il cammino nel bosco da solo, a 21 mesi, due notti e un giorno, a circa tre chilometri da casa. Giuseppina è circondata da decine di persone. Soccorritori, carabinieri, volontari, vigili del fuoco, telecamere. Non vede nessuno, non sente nessuno. È avvinghiata a suo figlio, il “bimbo del Mugello”, come lo conoscono in tutta Italia da martedì mattina quando è scattato l’allarme per la sua scomparsa. «Lasciateci stare, per favore», dice. Lasciateci stare, per favore, ora che Nicola è stato trovato vivo dopo oltre trenta ore di ricerca, quando non ci sperava quasi più nessuno. 

INDICE PUNTATO

L’apnea è finita. Abbraccia il figlio e ricomincia a respirare. Tornano tutti a respirare. Un migliaio di persone che da martedì a mezzogiorno battono i boschi intorno a Palazzuolo sul Senio, un borgo bellissimo e isolato, sull’Appennino tosco-emiliano. Si arriva lì da una strada che è la passione di ciclisti e dei motociclisti per la vista e le salite. Per i paesaggi e l’ambiente è anche la passione di chi vuole vivere a contatto con la natura. A Campanara, frazione di Palazzuolo, alcune famiglie hanno creato un “eco villaggio” che vive di agricoltura bio ed energia pulita. Giuseppina e Leonardo abitano a qualche chilometro, ancora più isolati, ancora più immersi nella natura. In un casale dove hanno cinquecento alveari e le capre. E dove i due figli – uno di quattro anni e Nicola, quasi due – sono abituati a muoversi liberamente. Sono autonomi, hanno un’infanzia diversa dai bambini della loro età. Come i genitori hanno scelto una vita “diversa”. Giuseppina, qualche anno fa, ha anche provato a spiegarla sul sito di Campiaperti, dove si promuovono i prodotti bio: «Mi sembrava assurdo saper utilizzare un computer e non aver mai piantato un pomodoro, non saper più riconoscere una pianta velenosa da una che cura». Per questo e per la fuga di Nicola è stata massacrata nelle ultime 48 ore. Nicola scompare e la colpa è dei genitori. I genitori vivono senza elettricità, con due pannelli solari che alimentano il frigorifero, in un luogo difficile da raggiungere e quindi sono da condannare. Senza conoscere. «Impossibile che un bambino sia uscito di casa da solo, abbia aperto la porta, ... si sia vestito da solo, si sia messo le scarpe, abbia camminato per chilometri... sia sopravvissuto nel bosco... qualcosa non torna...». Centinaia di commenti di chi non c’era, non sa, non ha visto. Neppure la Procura ha deciso di denunciare i genitori per abbandono di minore visto che erano a un passo da casa, a lavorare la terra e badare gli animali. Un fascicolo, certo, è stato aperto: martedì, quando è stato dato l’allarme per la scomparsa del bambino. In ritardo, è vero. Ore perse per i soccorritori, ma perché i genitori (sbagliando) si sono messi a cercare Nicola da soli, convinti che lo avrebbero trovato vicino a casa. E non che il bimbo sarebbe stato andato così lontano da casa. Individuato, poi, ieri mattina quasi per caso, da un giornalista de La Vita in diretta , Giuseppe Di Tommaso , intorno alle 9,30.

TROVATO

Un giornalista con un buon udito: lungo una strada sterrata che da Campanara porta a Guadaldo sente un mormorio. E ha un’intuizione intelligente. Si mette a chiamare: «Nicola, Nicola». Un attimo dopo, l’unica risposta possibile: «Mamma, mamma». Nicola ha buone gambe, ottima resistenza, ma parla poco, si è scoperto. Così Di Tommaso ferma un’auto dei carabinieri. Chiede aiuto e il responsabile della caserma di Scarperia, il luogotenente Danilo Ciccarelli, si cala giù per una scarpata. Una discesa di 25 metri, seguendo un rumore. Poi lo intravede. No, non è un animale nascosto nell’erba alta. È Nicola. Vivo, salvo. Con qualche graffio. Il minimo. Ha freddo ed è un po’ disidratato. Ma è vivo. E ripete la parola più rassicurante – «mamma» – mentre getta le braccia al collo del carabiniere che si ritrova la faccia umida di lacrime. Le proprie. Arrivare fino a lì è stata, una fatica, però, Un’altalena «che ci ha fatto vedere il meglio dell’Italia, cuore e competenza», dice con la voce rimasta il sindaco di Palazzuolo, Gian Piero Moschetti. Non dorme da quaranta ore, vissute «come un padre». Si è andato a fare una doccia solo quando gli hanno detto che Nicola era stato ritrovato. Prima non c’era tempo. Tutto da coordinare: «Mille persone hanno battuto i nostri boschi in due giorni. Si sono fatti avanti tutti. Quelli del “cinghiale”, sì le squadre di caccia al cinghiale che conoscono il territorio, insieme agli ambientalisti, il ragazzo che in paese si occupa del computer, il cuoco, i falegnami. E il prete». Don Alessandro che appena si sparge la voce del ritrovamento fa suonare le campane a festa: «È la comunità», sottolinea il sindaco.

GLI OSTACOLI NELLE RICERCHE

Una comunità allargata, perché i volontari a cercare Nicola arrivano da tutta la Toscana – Misericordie, Anpass, da Cecina, Forte dei Marmi, Pietrasanta, dalla Lunigiana– conferma Stefano Rinaldelli , responsabile regionale del Soccorso Alpino. È anche il primo soccorritore ad arrivare a Campanara e, insieme a un vigile del fuoco, a iniziare le ricerche con i cani. Una ricerca partita in salita, ammette Rinaldelli. «Il primo problema – spiega – è che siamo stati allertati tardi. La famiglia ha dato l’allarme martedì mattina; noi ci siamo messi in moto verso le 11, ma il bimbo era scomparso come minimo da 12 ore». Secondo la ricostruzione, infatti, i genitori mettono a letto Nicola lunedì verso le 19. Chiudono la porta di casa e poi si dedicano all’orto e agli animali, come sempre. «Si sono accorti che il bimbo non era più nel lettino verso mezzanotte – riprende Rinaldelli – quindi il bambino è uscito fra le 19 e le 24 di lunedì». Secondo il babbo Nicola è riuscito ad arrivare alla maniglia della porta non chiusa a chiave, l’ha aperta «ha imparato da poco e forse ci voleva venire a cercare». Ma invece di dirigersi verso l’orto è andato dall’altra parte. E si è perso. Anche se non è abituato a camminare tanto. Però l’ha fatto. E ha tenuto tutti con il fiato sospeso. «A parte il ritardo – prosegue Rinaldelli – abbiamo dovuto fare i conti con il caldo. I cani per la ricerca a terra, martedì a mezzogiorno, dopo una ventina di minuti erano già stremati. Questo ci ha impensierito anche per il bambino, che invece ha dimostrato di avere un gran fisico: quando è stato trovato era un po’ in ipotermia (temperatura del corpo abbassata), perché la notte in alto fa ancora freddo e lui aveva addosso solo una maglietta. Inoltre era un po’ disidratato. Il nostro infermiere lo ha visitato e, a parte i graffi, lo ha trovato in buona salute. Ma quando gli abbiamo dato glucosio per idratarsi, si è attaccato a cannella».

I TIMORI

Quasi non ci credevano i soccorritori di aver trovato Nicola in quelle condizioni. Nelle ore di ricerca senza sosta – nessuno ha dormito – i pensieri sono stati tanti: l’aggressione da parte degli animali selvatici, la caduta in un dirupo, anche ipotesi peggiori, una sparizione. «Ci sono stati momenti di scoramento – dice Rinaldelli – ma è frequente in queste ricerche complesse. I cani molecolari non riuscivano a seguire le tracce perché in casa ci sono due bambini piccoli e per loro era difficile distinguere i loro odori per indicarci una traccia. Lassù siamo in una zona senza segnale telefonico né dati: il primo giorno non riuscivamo neppure a scambiarci informazioni. Ieri, poi, sono state montate le parabole satellitari e tutto ci è sembrato più semplice. Anche se con il tempo aumentava la paura. Il terrore di trovare tracce di sangue che ci indicassero che il bimbo si era ferito o era stato aggredito dagli animali selvatici». Invece nulla. Neppure l’elicottero dell’aeronautica arrivato da Cervia, con telecamera termica riusciva a trovare traccia». Fino alle 9,30 di ieri mattina. Quando il tempo ha ripreso a scorrere. A correre. Come la mamma e il babbo di Nicola. E poi l’elisoccorso verso l’ospedale pediatrico Meyer. La visita, la conferma: tutto bene. Il pranzo divorato con appetito. Ora comincerà il “dibattito”. Gli psicologi, il trauma. Gli assistenti sociali allertati dal Comune per capire se la famiglia abbia bisogno di sostegno. Quello che non serve, invece, è il circo mediatico. —

(ha collaborato Matteo Leoni)

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