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Tirrenica, il ministero inventa altri ostacoli: nuovo giro di scartoffie, l’iter si allunga

Dopo le accuse dell’onorevole Andrea Romano (Pd) a Giovannini. «Ecco perché non c’è il commissario»

Non c’è il commissario, ma non c’è nemmeno chiarezza. Niente tempi precisi per la nomina del commissario straordinario che deve riuscire a costruire la Tirrenica, ex autostrada pensata nell’ottobre del 1968 e declassata a superstrada. Non ci sono tempi precisi né procedure chiare per arrivare a costruire questa infrastruttura che da oltre mezzo secolo è disegnata sulle mappe stradali di tutta Europa e che solo dal 1993 esiste (in Toscana) solo per 36 chilometri fra Livorno e Rosignano. Oltre che per un casello-vergogna a Vada che il 27 giugno compie dieci anni: dieci anni di pedaggio per l’autostrada che non esiste.

La resa dello Stato è davanti agli occhi di tutti e ancora il ministero delle Infrastrutture non dà risposte concrete. Appena due giorni fa, il deputato livornese Andrea Romano ha accusato il ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini di essere il responsabile dell’ultima umiliazione della Toscana: la Tirrenica non è stata inserita fra le 44 opere pubbliche prioritarie da realizzare subito, con la nomina di 13 commissari. Non è possibile, dice il ministero a Il Tirreno nominare subito un commissario. Perché manca la valutazione di impatto ambientale sul progetto; perché c’è da risolvere la questione della gestione della (ex autostrada) affidata a Sat, Società autostrada Tirrenica; perché mancano anche le risorse.


Ci si nasconde dietro alle leggi che rimandano ad altre leggi ; alle società che controllano altre società: perché Sat non sarebbe Aspi, Autostrade per l’Italia che Cassa Depositi e Prestiti (l’ente pubblico che gestisce il risparmio postale) si è appena comprata per 9,3 miliardi guidando un consorzio di cui fanno parte anche due fondi internazionali (in quota minoritaria).Beh, le cose non stanno proprio così.

COMMISSARIO RINVIATO

Per poter procedere alla nomina del commissario straordinario – scrive il ministero dei Trasporti – occorre «preventivamente modificare il contratto di concessione di Sat, oggi titolare per i lavori di adeguamento del collegamento stradale tra Tarquinia e San Pietro in Palazzi (il pezzo di Tirrenica che manca, ndr). Il ministero si è comunque adoperato per definire un nuovo quadro di riferimento in osservanza alle pronunce della Corte di Giustizia europea e alla disposizione prevista dall’articolo 35 del decreto Milleproroghe». Questo articolino prevede che Anas subentri Sat (come era già stato deciso) e che ne acquisisca pagando i progetti anche definitivi, non occorre che siano esecutivi che Sat ha già predisposto .

I PROGETTI

Non ha fatto molto Sat, in realtà: ha progettato solo due lotti. Quelli da Grosseto sud a Fonteblanda e quello da Fonteblanda ad Ansedonia (in linea d’aria sono 25 chilometri circa). Ha anche acquisito le valutazioni di impatto ambientale per questi due tratti. Ma poi non esiste altro. Tutto da progettare. Perciò è corretto quando il ministero scrive: «È una situazione complessa poiché prevede il coinvolgimento di molti soggetti e l’individuazione delle risorse per assicurare la sostenibilità economica della convenzione vigente con Sat. In altri termini, è necessario reperire i fondi per quanto di competenza di Sat e Anas per le nuove tratte». Non ci sono soldi, insomma. Tanto meno – sostiene il ministero – la faccenda si può considerare risolta ora che Cassa depositi e prestiti ha acquistato la maggioranza di Aspi che controlla al 99,93% Sat. Per il ministero, infatti «i profili concessori di Sat risultano distinti e autonomi rispetto a quelli di Aspi (che gestisce l’autostrada del Ponte Morandi, fra le altre). In parole povere: secondo il ministero, lo Stato compra Aspi che possiede Sat (per intero, meno qualche quota della provincia di Viterbo), ma «la compravendita da parte di Cassa depositi e Prestiti non incide direttamente per la definizione dei problemi legati all’autostrada tirrenica». Perché «i profili concessori sono diversi».

IL TRACCIATO DA DEFINIRE

Quello che è uguale a prima, invece, è che per la superstrada non c’è un progetto esecutivo. E che, in effetti, ha ragione il ministero a dire che manca la valutazione di impatto ambientale per «le nuove opere da realizzare». Tra Ansedonia a Rosignano. Ma niente paura: «Si sta lavorando – dice il ministero – per definire soluzioni contrattuali che consentono di superare le criticità riferibili ai gestori in modo da poter trasferire ad Anas l’adeguamento stradale per la tratta compresa tra Tarquinia e San Pietro in Palazzi. Tale ipotesi contempla anche l’acquisizione da parte di Anas dei progetti già sviluppati da Sat e muniti delle autorizzazioni ambientali (come impone il decreto Milleproroghe, ndr).

Ma (ecco l’inghippo) la nomina del commissario è condizionata alla definizione della gestione dell’autostrada esistente (i 15 chilometri da Civitavecchia a Tarquinia e il casello di Rosignano, ndr) e la realizzazione della nuova tratta da parte di Anas nonché dal reperimento delle risorse economiche necessarie». Comunque, ci sarà un «apposito protocollo di intesa sottoscritto da tutti i soggetti coinvolti». Che, non si specifica quali siano. Come non si precisano neppure i tempi per ottenere la Valutazione di impatto ambientale per le opere di nuova realizzazione: la superstrada a quattro corsie. «I tempi per la Via sono contemplati dalle norme vigenti e in particolare con il decreto Semplificazioni sono stati previsti tempi certi per la conclusione dell’iter di autorizzazione».

Insomma, il giro delle scartoffie si allunga. —

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