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Riapertura a singhiozzo ma nel segno della cura

Uniti per la riabilitazione post Covid: «La terapia con le acque va benissimo»

Una fra le leggende che ruotano attorno al mondo delle terme vuole che il dio Saturno, infuriato per l’aggressività degli essere umani, perennemente in guerra fra di loro, abbia scagliato un bel giorno sulla terra un fulmine. La saetta dette origine a un cratere dal quale prese a zampillare l’acqua calda di Saturnia, capace di addolcire l’animo delle persone.

Leggenda o meno, il mondo termale è da sempre considerato un ambiente di pace ed equilibrio, dov’è possibile rigenerare corpo e mente. Fra le tante attività sospese dall’avvento del Covid sono rientrate anche le terme sebbene, come presidio sanitario, abbiano avuto la possibilità di restare aperte nell’erogazione delle cure termali e riabilitative.


Dallo scorso 15 maggio, inoltre, anche le piscine terapeutiche all’aperto hanno potuto ripartire, mentre si dovrà aspettare il primo luglio per i servizi ancora sospesi, come ad esempio il bagno turco. C’è da dire che, al di là dell’attività a singhiozzo e delle riaperture passo dopo passo, la pandemia ha fatto decisamente più danni di quel fulmine di Saturno, causando al settore perdite di fatturato nell’ordine del 70 per cento.

«Il Covid, arrivato a fine febbraio del 2020, ha sostanzialmente generato il blocco totale delle attività turistiche termali in tutto il paese», sono le parole di Massimo Caputi, presidente delle terme di Saturnia che ha recentemente acquisito una partecipazione anche delle terme di Chianciano e presidente di FederTerme, la Federazione italiana delle industrie termali, delle acque minerali e del benessere termale. «A livello generale il protocollo seguito ha consentito di evitare focolai nelle terme italiane. Quanto alla Toscana, dove esiste un polo di 21 aziende, alcune strutture hanno avuto conseguenze drammatiche, chiudendo per un lungo periodo, mentre altre, come Saturnia, Fonteverde e via dicendo, hanno preferito restare aperte. Nel frattempo tutti i sindaci dei Comuni toscani si sono uniti sotto la sigla Terme Toscane Unite per lanciare un programma si sviluppo in alleanza con gli operatori. Una delle novità del sistema termale è la nascita di un protocollo, che sta andando benissimo, per la riabilitazione post covid, sfruttando le peculiarità delle acque termali, soprattutto nella riabilitazione respiratoria».

«Le terme hanno rappresentato un’area bianca all’interno del covid – afferma Marcello Cicalò, direttore operativo di Italian Hospitality Collection, marchio di hotel, resort e spa, che conta come partner Fonteverde, Grotta Giusti e Bagni di Pisa – Come presidio medico hanno garantito anche in piena pandemia un servizio ai cittadini e a chi aveva bisogno di fare cure e utilizzare le acque termali. Chiariamo, è stato comunque un dramma, con cali di oltre il 70 per cento nel 2020. Nel 2021 la situazione è diversa, la psicologia del cliente è cambiata. Se alla prima ondata avevamo vissuto l’emergenza improvvisa che ha creato insicurezza, nella seconda e poi nella terza conoscevamo ormai la malattia e i modi per tutelarsi. E ora le terme sono viste come un’area sana, con un livello di pulizia ottimale e attenti protocolli anti-covid».

C’è un ritorno alla cura della persona e l’idea delle terme unite al wellness. Non solo parte medica, quindi, ma anche mentale e psicofisica. «Insomma, nel 2021 vediamo la luce – va avanti Cicalò – mentre nel 2022 mi aspetto un po’ una guerra sui prezzi. Vedremo. Credo, comunque, che chi vuole le terme aspiri a sicurezza e qualità, anche a un prezzo superiore. Penso ci vorrà qualche anno per dimenticare le norme legate alla pandemia. Il distanziamento, ad esempio, è un concetto che resterà come acquisizione culturale. Nei posti affollati rimarrà la mascherina così come la sanificazione. Aumenterà, invece, il valore del benessere. Magari si faranno meno vacanze, ma più di qualità».

C’è vita dopo il Covid? «Assolutamente sì. Anzi, abbiamo preso coscienza di come sia bella la vita».

Fra le strutture che hanno chiuso nel pieno della pandemia, ma che ora sono ripartite con le migliori intenzioni, ci sono le Terme di Venturina.

«Il Covid è stata una guerra mondiale – sostiene l’amministratore unico, Stefano Cartei – Per il settore turistico e termale, un flagello di Dio. È chiaro, il virus non va d’accordo col turismo, i ristoranti e le cure termali. L’impatto nel 2020 è stato notevole, con una perdita che per noi è stata intorno al 60 per cento. Si è salvato qualcosa con l’estate, poi di nuovo abbiamo perso tutto l’inverno, e ora una nuova ripartenza con il freno tirato e con ferite profonde. Qualcosa resterà com’è, e da un certo punto di vista l’organizzazione è più lineare, con meno affluenza, ma con un servizio migliore e protocolli molto rigorosi».

«Non so quanto questo inciderà nei risultati, dovendo comunque bilanciare qualità ed economia. Anche il 2021 credo sia un anno di passaggio. Al momento i nostri prezzi sono gli stessi di prima. Abbiamo, infatti, deciso di assorbire noi l’onerosità delle misure di sicurezza. Abbiamo, però, cambiato alcune cose. Per capirsi, se prima, facendo il semplice ingresso, ci si poteva posizionare anche sul prato verde, adesso non è possibile e c’è l’obbligo della postazione ma, a parità di attrezzatura, il biglietto è invariato».

«L’organizzazione – prosegue Cartei – è più pulita e, chi viene, trova un ambiente meno confusionario e più rilassante. Bisogna capire se sarà possibile mantenerlo. Se sarà penalizzante a livello economico, andranno trovate altre formule. Viviamo quest’anno e, alla fine, tiriamo la famosa riga. Adesso è difficile prendere decisioni a lungo termine. Non so se il mondo prima del Covid tornerà. Credo siamo al noto concetto “crisi uguale a opportunità”. Sicuramente la pandemia ha portato a galla certi nodi, certe storture del sistema, dando anche degli input». —

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