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2021, odissea nella Fi-Pi-Li: una domenica nel traffico facendo slalom fra i pericoli

Reportage dall’inferno di auto incolonnate sulla superstrada: rallentamenti, buche, cantieri infiniti e trappole

Un chilometro tra Ginestra Fiorentina e Lastra a Signa. Un solo chilometro – su poco meno di cento – capace di paralizzarne molti di più. I pannelli luminosi lo annunciano già, con largo anticipo rispetto al punto in cui il traffico è congestionato: non si scampa, c’è la coda. Lì, dove la carreggiata si restringe, le auto sono costrette a rallentare molti chilometri prima dell’“imbuto” per i lavori di ripristino di una frana che risale a gennaio. E poi della frana della frana, che si è verificata cinque mesi dopo. Quando imbocchi la Firenze-Pisa-Livorno, strada che collega il capoluogo della Toscana alla costa, lo sai già: devi armarti di santa pazienza. Occhi attenti, riflessi pronti, piede agile. L’inciampo è dietro l’angolo. E ogni distrazione – anche la più impercettibile – può essere un passo falso. Quello è il chilometro peggiore ma anche il resto fa paura.

UNA STRADA “STRESSATA”


No, non è solo colpa degli automobilisti o camionisti “indisciplinati”, come forse sarebbe più facile pensare. Ma di una strada costruita a pezzi e bocconi, ormai cinque decenni fa, che sente tutto il peso dei suoi anni. E “stressata” da un traffico quattro volte superiore alla reale portata per cui fu progettata. Ce ne accorgiamo subito quando, a Empoli, imbocchiamo lo svincolo che immette in superstrada. Che, va detto, di super ha proprio poco.

Sono passate da poco le 16, il traffico comincia a farsi intenso in una domenica un po’ atipica. Il sole, al mare, ha lasciato il posto a nubi minacciose. La maggior parte di chi era uscito di buon mattino sceglie di tornare in città e si rimette al volante. Quasi quella decisione fosse stata presa all’unisono. La conseguenza è nota: la paralisi.

QUELLI CHE HANNO FRETTA

Il nostro è uno dei 50mila veicoli che, ieri, si è messo in viaggio sulla Fi-Pi-Li. La percorriamo da cima a fondo. A Empoli, ci immettiamo con attenzione sulla corsia, verso Firenze, la freccia a sinistra annuncia la nostra intenzione. Ma la rampa di ingresso è troppo corta, la corsia d’emergenza non esiste perché – nonostante gli annunci e le promesse reiterate nel tempo da parte della politica – non è mai stata realizzata. Un automobilista preme con decisione il piede sull’acceleratore, suona il clacson come per dire: «Io tiro dritto». E in effetti lo fa. Salvo, qualche chilometro dopo, scorgere lo stesso automobilista frenare bruscamente: l’autovelox minaccia una multa salatissima e il contachilometri decelera, in fretta. Meglio non rischiare. Già, gli autovelox. Una vera macchina da soldi che fa entrare nelle casse di Avr, la società a cui è affidata, da parte della Città metropolitana di Firenze, la gestione della manutenzione della strada, circa 12 milioni di euro all’anno. Dovrebbero essere dei dissuasori e invogliare al rispetto delle regole. Ma no, questa legge non vale in Fi-Pi-Li. Dove le brusche frenate per schivare all’ultimo tuffo la multa si trasformano spesso in tamponamenti. Ce ne rendiamo conto con i nostri occhi quando una monovolume – che viaggia sulla corsia di sorpasso – decelera, all’improvviso. Un furgone riesce a inchiodare in tempo, evitando lo scontro. Giusto per un soffio.

SI PROCEDE A SINGHIOZZO

Il viaggio prosegue, superiamo lo svincolo di Empoli. E già iniziano le code, si procede a singhiozzo. Ci sono i rallentamenti, prima. Poi la circolazione si ferma. Del tutto. Un pannello luminoso spiega che ci sono delle code tra Ginestra e Lastra, un mezzo di Avr, parcheggiato poco più avanti in una piazzola di sosta, fa la stessa comunicazione. Basta un mezzo fermo su una corsia e anche un incidente per allungare la coda per chilometri. Perlomeno da Santa Croce in poi.

Andiamo avanti, ci avviciniamo lentamente allo svincolo di Ginestra Fiorentina, lo superiamo a passo d’uomo: mezz’ora, forse anche di più, per percorrere un singolo chilometro. Non bisogna avere fretta, in Fi-Pi-Li. Pare facile a dirsi. I cartelli annunciano che, a breve, la corsia si restringerà. E così è, in effetti. Ecco il “colpevole” di tutto quel traffico: la carreggiata si trasforma in un’unica, misera, corsia. C’è chi frena, chi arranca, chi si arrabbia.

L’IMBUTO INFERNALE

È un chilometro – solo un chilometro – ma uscire da quell’“imbuto” è fondamentale per riprendere la marcia. Superato quello, gli automobilisti tirano un sospiro di sollievo. Ora sanno che il peggio è passato. Ma lo stato d’animo non passa. Il restringimento di carreggiata, in quel punto, va avanti da mesi. Da quando sono cominciati i lavori di ripristino della prima frana, poi della seconda. Mentre si è già conclusa la sistemazione della voragine, profonda un metro, che si è aperta venerdì sera. Però è tutto lì. E le conseguenze di quei lavori si riverberano per chilometri. Mentre la rabbia degli automobilisti cresce. Ed emerge chiaramente dalle loro parole, attraverso i finestrini aperti. «Qui è sempre la stessa storia. Da mesi. E noi ci passiamo soltanto per andare al mare. Per piacere, in sostanza. Penso a chi questo tratto deve percorrerlo tutti i giorni, per andare a lavoro», dice un uomo seduto a lato passeggero.

Ma le code sono soltanto una conseguenza. Uno degli effetti più evidenti della manutenzione carente della strada di grande collegamento. Da Firenze alla costa – e viceversa – il manto stradale è disseminato di buche e asfalto dissestato. A San Miniato, Empoli, Pontedera, Ponsacco. In tutte e due le direzioni di marcia. Alcune sono il frutto dei molteplici “rattoppi” che la società che gestisce la manutenzione stradale ha realizzato per salvare il salvabile. Strati di asfalto spalmati su altri strati di asfalto. Che, anziché rendere più sicuro il manto stradale, lo rendono solo molto dissestato. Troppo. La “soluzione” al problema, Avr l’ha trovata mettendo dei cartelli di colore giallo che indicano dossi per diversi chilometri, anche due o tre. Ed ecco che sembra di essere sulle montagne russe. E il viaggio si trasforma (di nuovo) in un percorso a ostacoli. Gli automobilisti cercano (come possono) di evitare le buche – alcune anche piuttosto profonde – per non danneggiare la macchina. Brusche sterzate che, ancora una volta, rischiano di provocare incidenti con pericolose “invasioni” di corsia, da una parte all’altra. Suoni di clacson, inchiodate, stridio di freni. Poi i veicoli acquistano velocità, di nuovo, una volta superato il pericolo. Ma non è finita. Ancora.

I GIUNTI-TRAPPOLA

Non ci sono solo le buche, i cantieri infiniti, gli autovelox pericolosi per le brusche frenate. Ci sono anche i giunti trancia-gomme. Come quello al cavalcavia de La Rotta, tra Montopoli e Pontedera, in direzione Firenze, che ha danneggiato diversi veicoli e pure un camion. Bisogna stare attenti, non abbassare la guardia. Tutte le strade nascondono dei pericoli, ma la Fi-Pi-Li è particolarmente insidiosa. Le criticità dovrebbero essere risolte, una volta per tutte. Non rimandate. Gli automobilisti, ormai, l’hanno imparato sulla loro pelle. Conoscono ogni punto debole di quel tracciato, ma questo non cambia le cose. Non cambia il fatto che il pericolo sia sempre dietro l’angolo, che questa sia come una roulette russa: ogni giorno qualcuno ci rimette qualcosa. Una moto sobbalza, sopra un giunto di acciaio; un’auto la rasenta troppo per evitare una buca sull’asfalto.

Il nostro svincolo si avvicina, è il momento di uscire dalla superstrada. A percorrerla tutta – da cima a fondo, in tutte e due le direzioni – ci sono volute più di tre ore. Un percorso a ostacoli che ci ha consentito di comprendere la rabbia di chi viaggia tutti i giorni. Percorrerla tutta quanta non è stato soltanto un viaggio. No, piuttosto è stata un’odissea. E c’è chi la affronta ogni giorno. –

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