La morte nell'alluvione: uscì sull’uscio e venne travolta da piante e sassi

Fornovolasco, all’epoca nel comune di Vergemoli, venne spazzato via ed ebbe una vittima: Isola Frati 

Non realizzammo subito appieno, in redazione a Lucca, cosa stava accadendo a Fornovolasco, allora nel comune di Vergemoli che poi si è unito a quello di Fabbriche di Vallico. La frazione a 480 metri di altezza, nel parco delle Apuane, meno di un centinaio di abitanti, era nota soprattutto per la vicina Grotta del Vento che attira migliaia di visitatori ogni anno. Quel 19 giugno 1996 l’attenzione era rivolta più all’imminente partita tra Italia e Germania, agli Europei, che al maltempo che imperversava dall’ora di pranzo. Monitoravamo ovviamente gli eventi, aspettandoci le consuete tracimazioni di fossi e canali e le immancabili frane e allagamenti più o meno circoscritti. Ma nel primo pomeriggio, in ufficio arrivarono le drammatiche notizie su quanto stava accadendo in Versilia, a Cardoso, e ci allarmammo. Non c’era Google Maps, altrimenti ci saremmo resi conto che, scollettando, il nubifragio avrebbe subito raggiunto la zona di Fornovolasco. Quello che speravamo che almeno in Garfagnana perdesse intensità e si rilevasse un gran temporale, non insolito in giugno, ci preoccupava soprattutto per la Grotta del Vento.

Lì, anni prima, l’improvvisa piena del torrente sotterraneo aveva isolato una scolaresca del liceo scientifico Vallisneri, rimasta ingabbiata per molte ore nella zona nota come “Tana che urla” per i suoni prodotti dal vento. Ecco, ci chiedevamo se nella grotta ci fossero come di consueto tanti turisti, ma solo verso le 15, telefonando in zona e parlando con il nostro corrispondente di Gallicano, Emilio Simonini, afferrammo il dramma nella sua effettiva portata.


Intorno alle 15 un evento che poi i cronisti avrebbero cominciato a chiamare “bomba d’acqua”, spazzò letteralmente via l’abitato di Fornovolasco, lungo il torrente Turrite. Da un paio d’ore il temporale era diventato un vero e proprio nubifragio. Si seppe poi che in pochissimo tempo si erano riversati sul versante lucchese delle Apuane circa 300 millimetri di pioggia.

Un disastro immane. Isola Frati, 68 anni, spaventata per il fragore causato dalla montagna dai cui scendevano piante, sassi e tonnellate di fango, uscì sull’uscio di casa per capire meglio cosa stesse accadendo, ma immediatamente una massa di materiali la travolse. Fu l’unica vittima di quel paese, ma a lungo si temette per decine di altri residenti e per le persone rimaste dentro la Grotta del Vento. Le frane avevano cancellato la strada che sale dal sottostante lago di Trombacco arriva a Fornovolasco, salendo da Gallicano e Vergemoli. Nella frazione si poteva accedere solo dal cielo e stava facendo buio sotto il diluvio che non cessava. Quando arrivano i primi soccorritori del Cai, seguiti da vigili del fuoco e carabinieri, appoggiati dall’elicottero, fu possibile assistere ad una scena da apocalisse. Acqua, fango, massi e tronchi nella loro furia avevano letteralmente “mangiato” le fondamenta e parte delle strutture delle costruzioni del paese, affacciate sul torrente Turrite. Nelle prime ore risultarono parecchi i dispersi, ma poi furono individuati abbarbicati ai piani superiori delle abitazioni, a rischio crollo, ma ancora in piedi. Si seppe anche che i visitatori nella Grotta del Vento erano riusciti a mettersi in salvo ed erano ospitati in una vicina struttura ricettiva. All’appello tuttavia mancava Mario Verole, figlio del direttore della Grotta, portato via dalla furia delle acque. Fu però ritrovato a valle del paese, sotto shock e con una spalla rotta, ma salvo.

Alle prime luci dell’alba i soccorritori, con l’aiuto di una ruspa, riuscirono a raggiungere con mezzi fuoristrada, dopo un’ora e mezzo di viaggio per aggirare la montagna franata, gli abitanti del paese che invocavano aiuto da terrazzi, ballatoi, tetti e finestre. Tutti furono portati in salvo nella scuola materna di Gallicano, allestita come punto di primo soccorso e assistenza. I sopralluoghi dei tecnici, in elicottero e più tardi a terra, rivelarono che il paese era stato spazzato letteralmente via. Sul versante della Garfagnana, il torrente Turrite di Gallicano, superato l’abitato di Fornovolasco, raggiunse l’invaso artificiale di Trombacco che, quasi vuoto per manutenzione, fu in grado di accogliere gran parte dell’onda di piena e detriti salvando il centro di Gallicano situato più a valle. Per una volta, nell’Italia dei tempi biblici per le ricostruzioni, gli interventi per ricreare il paese scomparso furono rapidi. Popolazione che non voleva andarsene (il sindaco dovette emanare un ordine di evacuazione per convincere tre persone che non volevano lasciare le loro case), amministratori locali e regionali reagirono facendo fronte comune. Franco Barberi, sottosegretario alla Protezione civile, propose di affidare gli interventi alla Regione che procedette con efficienza, supportata dalla Provincia e dai Comuni. Tanto che dopo un anno fu possibile inaugurare nuovi ponti e la nuova piazza Pascoli. A tempo di record fu restaurata anche la chiesa di San Francesco, affrescata ex novo dal maestro Paolo Maiani. Nella ricostruzione furono seguiti criteri di prevenzione e messa in sicurezza, con un sistema all’epoca ritenuto un modello. «Per le opere di difesa dell’abitato e di messa in sicurezza dei versanti montani – ricordava nel 2016 l’onorevole Paolo Fontanelli – era stata attivata un’importante attività di monitoraggio attraverso il Cerafri (Centro per la ricerca e l’alta formazione professionale la prevenzione del rischio idrogeologico) che purtroppo si è poi interrotta». I danni dell’alluvione, aggiungeva Fontanelli, portarono alla consapevolezza della necessità «di una visione dello sviluppo diversa da quella perseguita per molto tempo, che individuava le opportunità economiche delle Apuane soltanto nelle cave, nell’estrazione del marmo e della pietra, mentre tutto il resto si svolgeva nella piana, verso il mare, con il risultato dello spopolamento dei paesi e dell’abbandono della montagna. Ecco, il tema di fondo è proprio questo: si va avanti su una strada che mette al primo posto l’obiettivo di uno sviluppo nuovo e equilibrato, capace di garantire sicurezza, oppure si torna indietro, puntando tutto sul massimo consumo delle risorse ambientali? ».

Discutere in modo chiaro e aperto di questo tema è forse l’occasione più importante per parlare delle prospettive anche nei giorni del ricordo e della memoria. –

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