Tirrenica, sagra degli annunci: nuovo pressing sul governo

L’”autostradina” non è fra le opere strategiche, il Pd: «Subito il commissario». Giani: «Prima serve il passaggio ad Anas, il 25 giugno ne parlerò al ministro»

FIRENZE. Lo scudo dietro cui ripararsi è sempre lo stesso: quel commissariamento invocato da mesi. Con annunci, promesse e giustificazioni da parte della politica che, come un disco rotto, si ripetono. Senza sosta. Non sfuggirà a chi, questa storia infinita, la segue fin dall’inizio. O quasi.

L’ennesima beffa (la penultima in ordine cronologico risale ad aprile) arriva da un secondo elenco di opere pubbliche da sbloccare attraverso il commissariamento, per un valore di 13,2 miliardi di euro. Ma, tra queste, l’“autostradina” Tirrenica non c’è. Neppure questa volta. Neanche dopo aver smesso di sperare in una vera autostrada per ripiegare a una sorta di riammodernamento del tracciato dell’Aurelia, che in alcuni tratti è ancora quella del film “Il sorpasso” con Vittorio Gassman. Da mezzo secolo si va avanti fra falsi annunci e ultimatum che diventano sempre penultimatum.


L’incontro

Intanto, il presidente della Regione, Eugenio Giani, annuncia che il 25 giugno incontrerà a Roma il ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini. «Senz’altro faremo da pungolo per sbloccare la questione. E fare in modo che Anas prenda in consegna l’opera», sottolinea Giani.

Un’attesa lunga 52 anni

E sarebbe l’ora. Perché, sul fronte Tirrenica, la paralisi va avanti da oltre mezzo secolo. La concessione per la realizzazione della Tirrenica è passata da Sat (Società autostrada tirrenica) ad Anas ed è in corso la trattativa tra la società e il ministero delle Infrastrutture per definire il contributo a “risarcimento”: 160 milioni per la copertura delle spese dei tratti già realizzati e 40 per i progetti. Duecento milioni di euro in totale. Aspetti che il presidente della Regione definisce «questioni giuridicamente rilevanti da risolvere ancor prima del commissariamento, che è l’atto finale di questo percorso», sottolinea Giani. Un percorso cominciato nel 1969 che fin qui ha condotto a questo risultato: dopo i primi 36,6 chilometri da Livorno a Rosignano, dei restanti 206 (fino a Civitavecchia) ne sono stati realizzati 19,4 a nord e 15 a sud.

La protesta

Riccardo Breda, presidente della Camera di commercio di Livorno e Grosseto, racconta di essere stanco. È amareggiato, soprattutto. E lo dice senza mezzi termini: «Siamo pronti a protestare, se qualcosa non si muoverà al più presto», spiega. Breda ricorda ancora quando incontrò l’ex ministra dei Trasporti, Paola De Micheli. «Disse pubblicamente che entro dicembre 2020 la Tirrenica sarebbe stata commissariata – sottolinea –. È già passata la metà di giugno e quelli erano, e sono rimasti, soltanto discorsi. È un’opera strategica per le imprese della costa. Ma è fondamentale metterla in sicurezza. Fosse solo per l’elevata incidentalità di quella strada. Siamo delusi, ma non arresi».

Le reazioni

E mentre Antonio Mazzeo, presidente del consiglio regionale, chiede che il presidente Giani stesso sia il commissario dell’opera, la segretaria del Pd toscano, Simona Bonafè invoca un «commissariamento immediato e subito operativo. Adesso non ci sono più ostacoli affinché il Corridoio tirrenico venga commissariato e si giunga al suo completamento atteso già da troppi anni». Oltre mezzo secolo. —

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