Tirrenica, il commissario arriverà (forse) nel 2022

Il casello della Tirrenica a Cecina e l'ingresso all'autostrada costiera mai costruita in Toscana

Nella bozza del ministro solo un "impegno a superare gli ostacoli per la nomina"

Il commissario per la Tirrenica non c’è. Ci sarà, ma non c’è nel decreto per le 44 opere pubbliche “prioritarie” che il governo ha intenzione di realizzare. C’è, però, «l’impegno politico» a nominarlo, assicura Raffaella Paita (Italia Viva), presidente della commissione Trasporti alla Camera. È un impegno scritto. Lo ha inserito il ministro alle Infrastrutture Enrico Giovannini proprio nella relazione che accompagna la bozza di decreto inviata mercoledì mattina alle commissioni Trasporti e Lavori pubblici di Camera e Senato per il parere di competenza.

Le parole confermano, appunto, che il commissario non c’è ma ci sarà. E che quindi per la Tirrenica i tempi di progettazione e realizzazione si allungano. Di nuovo. L’ostacolo – lo aveva anticipato la stessa deputata Paita a Il Tirreno – è “tecnico”: è legato alla gestione/concessione del tratto di strada che deve essere realizzato fra San Pietro in Palazzi (dove oggi si ferma la A12, autostrada Livorno-Genova) e Tarquinia, dove si fermano gli ultimi 12 chilometri di autostrada Tirrenica costruiti.


Un mese fa, lo Stato doveva ancora trattare con Sat, società controllata quasi al 100% dal gruppo Atlantia (Benetton). Poi, attraverso un consorzio guidato da Cassa Depositi e prestiti (l’ente che gestisce i risparmi postali degli italiani) ha comprato da Atlantia la maggioranza assoluta di Aspi, Autostrade per l’Italia e quindi ha inglobato anche Sat. Ma i tempi per i passaggi di quote, di capitale e per la “chiusura” dell’operazione richiederanno ancora qualche mese. Perciò, fino al 2022, il commissario della Tirrenica non verrà nominato. Malgrado in Toscana si sia anche proposta già la nomina del presidente della Regione, Eugenio Giani, come commissario. La proposta è stata avanzata dal presidente del consiglio regionale Antonio Mazzeo e Giani sembra apprezzare: «Mi piacerebbe ricoprire questo ruolo, perché potrei fino in fondo non vivere quella frustrazione di volere la Tirrenica, ma non avere gli strumenti per farla. Del resto in questo momento dalla Toscana non possiamo fare altro che sollecitare la realizzazione: non abbiamo il potere di andare oltre perché il nodo della Tirrenica è il passaggio da Sat all’Anas, l’altro ente nazionale che si occupa di strade». In realtà ormai è il passaggio da Cassa Depositi e prestiti ad Anas (da Stato a Stato, insomma) per realizzare – ribadisce Giani – quello che «abbiamo concordato con tutti i sindaci: realizzazione di quattro corsie in sicurezza da Rosignano a Tarquinia». Una superstrada senza pedaggio, dunque. Ancora da progettare a oltre cinquanta anni dalla prima discussione. «Ma l’opera è considerata prioritaria – assicura Raffaella Paita – tanto che ho sollecitato personalmente di inserire un riferimento diretto alla Tirrenica nella relazione introduttiva alla bozza di decreto. L’impegno del governo è esplicito: nominare un commissario appena i problemi tecnico-giuridici saranno risolti».

La relazione, in effetti, cita la Tirrenica: «Alcuni interventi infrastrutturali, seppure importanti per i territori di riferimento (in realtà la Tirrenica è un’infrastruttura da mezzo secolo disegnata come corridoio costiero su tutte le mappe europee, ndr) non hanno potuto trovare sede in questo schema di decreto in quanto non coerenti coi criteri (di selezione degli interventi). In particolare, allo stato, non è possibile procedere al commissariamento delle opere di adeguamento del corridoio Tirrenico... per il quale il governo di impegna a definire interventi anche di natura normativa volti a superare le eventuali criticità».

I.B.

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