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Onorato chiede il concordato per salvare Tirrenia e Moby

Una svolta nella strategia: focus sulle rotte di mercato anziché sulle sovvenzioni. Punta tutto sulla Sardegna: raddoppiate le corse da Livorno, più 80% di biglietti

Livorno. Si gira al tribunale fallimentare di Milano la nuova puntata della telenovela sui guai finanziari della famiglia Onorato. I legali del gruppo hanno (metaforicamente) salito per due volte ieri le scale del Palazzo di giustizia per presentare la (doppia) proposta definitiva di concordato preventivo: prima relativamente a Tirrenia, poche ore più tardi quella riguardante Moby.

Due procedure distinte ma fortemente intrecciate: stessa proprietà e rilevantissimi intrecci con un continuo andirivieni di operazioni infragruppo, compresi noleggi o flussi di cassa in fatto di biglietti, anche con triangolazioni con la holding armatoriale di famiglia.


Distinte però, visto che in una prima fase per Moby si era puntato sì sul concordato in continuità mentre invece per Tirrenia si era immaginata una strategia costruita attorno a un accordo di ristrutturazione del debito: aveva avuto il consenso del 95% dei fornitori ma si era arenata sulle condizioni poste dal ministero dello Sviluppo economico la notte prima che i commissari dell’altra Tirrenia, l’ex compagnia pubblica rimasta come “bad company” che deve riscuotere i soldi della privatizzazione.

Adesso il pallino finisce là dov’era finito prima del tourbillon di colpi di scena che hanno contrassegnato le ultime settimane: lo hanno in pugno i giudici milanesi della sezione fallimentare guidata da Alida Paluchowski che devono fare i conti con la richiesta (per ora in frigo) di fallimento avanzata dalla Procura.

Nell’autunno 2019 gli stessi giudici avevano respinto al mittente l’attacco dei fondi speculativi che hanno in mano buona parte del bond lussemburghese da 300 milioni di euro (al 7,75%, scadenza 2023), al tempo stesso avevano fatto un severo richiamo all’esigenza di una netta svolta nella gestione dell’azienda.

Nel frattempo molte cose si sono mosse anche al di fuori delle aule di giustizia. Non poteva essere diversamente visto che stiamo per entrare nella stagione clou del trasporto marittimo (e dopo la pandemia). La prima riguarda l’attacco arrivato dai commissari dell’ex Tirrenia pubblica: in sostanza, siccome hanno da avere milioni dalla Tirrenia degli Onorato e, accusando quest’ultima di non aver fatto abbastanza per riscuotere i propri crediti da Moby (anch’essa degli Onorato), chiedono i soldi direttamente a Moby.

Per contro, si sono beccati un controattacco degli Onorato che imputano ai commissari di non aver speso nella sistemazione della flotta quel che era pattuito prima di averla in consegna dopo la privatizzazione. Già quest’ennesimo capitolo della guerra a colpi di carte bollate aveva fatto slittare in avanti i termini degli ultimatum che diventano sembra “penultimatum”, anzi, “terzultimatum”.

Ma è in ballo soprattutto un ribaltamento di strategia commerciale: finora il gruppo Onorato riceveva forti sovvenzioni pubbliche per garantire i collegamenti con Sardegna e Elba anche in bassa stagione e su rotte poco convenienti; adesso, il governo ripensa quel tipo di sostegni e comunque la flotta Onorato fuoriesce dalla logica economica della convenzione e già ora fa solo rotte sul libero mercato.

La seconda: proprio sul versante dei collegamenti fra Toscana e Sardegna ha deciso di raddoppiare le partenze. La terza: finora, secondo fonti della Balena Blu, il gruppo ha visto un’impennata record nella vendita dei biglietti (più 80%), certo in rapporto a una estate 2020 in cui aveva dovuto fare i conti con il problema Covid.

Sembra evidente la strategia, non solo commerciale: essere indispensabili per la Sardegna. A quel punto, a meno che non emergano problemi di proporzioni colossali nei conti della vecchia gestione, è difficile che un giudice civile, mettendo a rischio l’ordinato flusso già programmato dei traghetti, farebbe saltare a cuor leggero la stagione turistica che dà da mangiare a tutta la Sardegna. Non è un segreto che già oggi la Confindustria sarda e varie realtà dell’isola abbiano fatto quadrato. — © RIPRODUZIONE RISERVATA