Contenuto riservato agli abbonati

Tirreno-Adriatico con le protesi, a piedi e in bici

Andrea Lanfri atleta paralimpico durante la salita al corno Grande del Gran sasso (foto di Ilaria cariello)

Non è – per fortuna – una storia epica e drammatica come Dagli Appennini alle Ande, ma l’impresa di Andrea Lanfri, l’atleta paralimpico lucchese classe 1986 che ha attraversato l’Italia centrale dall’Adriatico al Tirreno, è di tutto rispetto e ha un valore che va al di là dei puri connotati sportivi, tutt’altro che semplici.

«Stanco? Non tantissimo, tutto considerato, anche se in tre giorni avrò dormito 6-7 ore. Ma ora arriva lo stress per lo sforzo...», sorride mentre torna a casa, a Sant’Andrea di Compito, in provincia di Lucca. Domenica scorsa Andrea è partito al sorgere del sole da Montesilvano, in provincia di Pescara, per un tour de force da brividi: 80 chilometri in bicicletta per arrivare a Campo Imperatore, da lì ha corso fino all’inizio della direttissima dove, con le protesi da montagna, è salito fino ai 2. 912 metri del Corno Grande, la vetta del Gran Sasso, ed è ridisceso. Da lì il ritorno a Campo Imperatore per inforcare di nuovo la bici e percorrere gli ultimi 220 chilometri verso Ladispoli. Un “coast to coast” che taglia in due il nostro stivale, dal mar Adriatico al Tirreno. «Ho preventivato 18 ore per compiere il percorso senza mai fermarmi, vedremo se riuscirò nell’impresa», diceva prima della partenza: ci ha messo qualche ora in più ma ha compiuto l’ennesima impresa, 311 chilometri di un percorso con un dislivello di ben 6.000 metri sul mar Tirreno.


Nato e cresciuto tra Pieve e Sant’Andrea di Compito, la zona delle camelie nel comune di Capannori, è stato il primo atleta paralimpico a completare la traversata mare-mare passando dal Gran Sasso. Uno dei suoi “From 0 to 0” che stanno diventando il suo marchio di fabbrica. La prima tappa, l’edizione zero, lo vide raggiungere la vetta del Monte Pisanino, raccontata anche qualche settimana fa in un mini documentario sul canale Focus. La seconda tappa fu, nel 2020, l’ascesa e la discesa all’Etna, il vulcano più alto d’Europa. A questa si è aggiunta un’edizione speciale del 24 aprile, in occasione della Giornata mondiale contro la meningite, la malattia che gli ha portato via, nel 2015, entrambe le gambe e sette dita delle mani. Andrea percorse il tragitto da Marina di Pisa al Monte Serra e ritorno, alternando corsa e bicicletta: 37 chilometri dal mare fino alla vetta e altrettanti di corsa per raggiungere il punto di partenza. «Mi devo allenare perché, dopo i tanti rinvii a causa del Covid, sogno di realizzare finalmente il progetto Everest. Spero possa realizzarsi nel 2022, ma per allenarmi e superare i miei limiti devo puntare sempre più in alto», ha raccontato al Tirreno.

L’ultima sfida era ardua. Lungo il percorso Andrea ha dovuto cambiare tre tipologie di protesi, tutte molto diverse tra loro. Quelle da bicicletta, quelle da trekking alpinismo, poi da corsa per ultimare il percorso. E ora? «Da qui alla fine dell’anno spero di completare altri due progetti rimasti in sospeso: la traversata di tutti i quattromila del Monte Rosa, e la cima del Monte Cervino, unica vetta rimasta per completare il progetto five peaks, che l’anno scorso mi aveva portato insieme a Massimo Coda a scalare le cinque montagne più alte d’Italia».

Anche ieri si è concesso poche ore di riposo dopo il ritorno a casa: deve prepararsi perché il 24 partirà verso il Monte Rosa, dove vuole firmare le ventuno tappe oltre quota 4000. «Diciamo che poi alla fine la stanchezza non è così eccessiva. Il percorso era programmato bene, era calcolato con esattezza in base alle mie capacità. La parte fisicamente più difficile l’ho fatta senza troppi problemi ed ero rimasto in orario. Poi abbiamo avuto qualche problema di permessi e abbiamo dovuto attendere diverse ore».

La salita del Gran Sasso, racconta, «è stata molto bella, era la prima volta che ci andavo ed è stata una sorpresa. Una volta arrivati sulla vetta abbiamo iniziato il lungo percorso in discesa ma non è stato possibile recuperare il ritardo accumulato. Dovevamo arrivare intorno alle undici di sera, mezzanotte, ma c’è voluta qualche ora in più. Ora che conosco il percorso dovrebbe essere possibile riprovarci, magari riuscendo a restare nelle 18 ore. Il tempo di quest’anno, 24 ore, sono convinto di riuscire a batterlo».

Andrea Lanfri nel gennaio 2015 contrasse la meningite e dopo un lungo ricovero all’ospedale di Lucca, grazie a una raccolta fondi online dal titolo “Voglio correre più veloce della meningite” riuscì ad acquistare le sue prime protesi da corsa. Nel 2016 è diventato il primo atleta italiano della storia a correre con doppia amputazione sotto i 12” nei 100 metri piani. Nel suo palmares una medaglia d’argento a mondiali ed europei paralimpici, nella sua carriera di alpinista gli oltre 6000 metri del vulcano Chimborazo in Ecuador. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA