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Scandalo concerie, due mesi dopo l’inchiesta uno spettro: le griffe in fuga

Il depuratore dell’Aquarno

L’allarme dei sindacati: «Il danno d’immagine potrebbe arrivare a settembre. Ma la crisi è iniziata col Covid». Torna in libertà l’ex presidente degli industriali

SANTA CROCE. Due mesi da quel 15 aprile in cui tutto è cambiato per il mondo delle concerie con l’inchiesta della procura di Firenze per smaltimento illecito di rifiuti. Un blitz dei carabinieri tra sede di Assoconciatori, depuratore Aquarno e Comune di Santa Croce con illustri personaggi finiti agli arresti o iscritti nel registro degli indagati (tra cui la sindaca Giulia Deidda). Sotto accusa il sistema depurativo che sta alla base del comparto produttivo conciario. Un danno d’immagine enorme che, si diceva, avrebbe appesantito un’economia non brillantissima per il settore della pelle toscana. A distanza di 60 giorni, le concerie non brillano. Ma, secondo imprenditori e sindacalisti, l’inchiesta (per ora) non ha influito sulle incertezze del mercato dominato dalle griffe.

TIMORI A SETTEMBRE

«Può darsi che i contraccolpi si vedano da settembre in poi, se non sarà fatta chiarezza - dice Loris Mainardi della Cgil -. Ormai i nomi più importanti della moda, che abitualmente lavorano con le concerie toscane, hanno programmato gli ordinativi con le aziende del comprensorio del cuoio toscano. Ma per la prossima stagione di settembre, ci potrebbero essere cambi di programmi da parte delle griffe della moda se l’indagine sarà ancora in stallo».

VIAGGI FRA SEI MESI

Chi opera nelle aziende conciarie, racconta di un flusso di lavoro che risente molto della mancanza di turisti nelle città più importanti del mondo. «Gli ordinativi arrivano in quantitativi ridotti, in pratica mese per mese - spiega Fabrizio Masoni dell’omonima conceria di Santa Croce partecipata da Lvmh, la multinazionale di Vuitton - Senza clienti ai duty free degli aeroporti o turisti nelle capitali mondiali mancano le basi per la ripresa che si dovrebbe arrivare fra sei mesi».

SVILUPPI DELL'INGAGINE

Intanto, l’ultimo in ordine di tempo è stato l’ex presidente dell’Associazione conciatori, Alessandro Francioni. È tornato in libertà dopo quasi due mesi di arresti domiciliari. Prima di lui era toccato a Piero Maccanti, ex direttore dell’associazione, ottenere la revoca degli arresti con la misura cautelare dell’obbligo di dimora a Castelfranco di Sotto. Da metà maggio piena libertà anche per Aldo Gliozzi, il direttore in carica dell’Assoconciatori. Chi, invece, rimane agli arresti dal 15 aprile è la famiglia Lerose, imprenditore accusati di prendere il Keu dei conciatori e smaltirlo in modo illegale. Il capofamiglia Francesco è passato quasi subito dal carcere ai domiciliari. Non hanno mai lasciato i domiciliati la moglie Annamaria Faragò e il figlio Manuel. E anche sul fronte dei sequestri la situazione a distanza di due mesi si è modificata. Una buona parte dei circa 20 milioni di euro sequestrati ai 18 indagati e alle società è stata revocata. --

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