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Scandalo concerie, Nardini (Pd) rompe il silenzio: «Vi dico perché ho firmato quell’emendamento»

Il depuratore del Consorzio Aquarno finito nell’inchiesta e i rilievi nei terreni della strada 429 dove i periti della Procura hanno trovato sostanze inquinanti cento volte sopra i limiti. L’assessora Alessandra Nardini

L'assessora ha firmato l'emendamento al centro della maxi inchiesta: «Non potevo avere sospetti. I silenzi? Serve una risposta collettiva». La nostra intervista

Assessora Alessandra Nardini, lei non è indagata, ma con Pieroni, Mazzeo e Sostegni ha firmato l’emendamento al centro dell’inchiesta e ora abrogato. Perché?

«In questi anni ho interloquito con i conciatori poiché la concia è tra le realtà economiche più importanti della Toscana, del territorio dal quale provengo e dove sono stata eletta. Non solo è normale che io mi rapporti con loro, ma nel mio ruolo pubblico è doveroso, e lo faccio come con ogni altro comparto, con le associazioni di categoria o i sindacati, sempre nell’interesse del territorio, di nessun altro. Ho firmato l’emendamento per interpretare un’istanza che veniva sollevata da una realtà produttiva importante, come molte altre volte».

Già nel 2018 una proposta di legge simile fu bocciata dal no dell’ufficio legislativo della Regione. Due anni dopo viene presentata in consiglio. Non avete verificato che ci fosse un parere legale a sostegno?

«Chiariamoci. L’attività di noi consiglieri e della Regione in generale non ha ruotato per anni e mesi intorno a questo emendamento. Parliamo di uno dei moltissimi testi che passano in Consiglio ogni mese. Io stessa ho presentato e firmato decine di mozioni, interrogazioni o emendamenti su materie rilevanti per i comparti produttivi, dalla geotermia alla metalmeccanica all’agricoltura. Dell’emendamento avevo saputo di possibili criticità riferite solo al riparto delle competenze istituzionali sulla materia, ma non ne emersero mai rispetto a possibili conseguenze ambientali o sanitarie. Alla luce dell’inchiesta se ne parla come di un fatto centrale, ma per me era un emendamento tecnico, rispetto a siti industriali inseriti in un accordo di programma tra ministero, Regione e altri enti, quindi già oggetto di controlli. Niente poteva in qualche modo allarmarmi, tanto che considerando superate o superabili le questioni di competenza, non ho verificato se fosse accompagnato dal parere giuridico degli uffici: l’unica sottovalutazione che mi attribuisco».

L’ex presidente Rossi dice di aver avvertito Pieroni prima che presentasse l’emendamento: “Non vi azzardate, fate una cazzata”.

«Non sono a conoscenza di questo incontro se non per le dichiarazioni uscite sui giornali».

Rossi ha definito l’emendamento una “porcheria”.

«Ho notato toni sopra le righe, che francamente non mi aspettavo da chi ha una lunghissima storia da amministratore e sa benissimo quanto oggi gli amministratori, anche per la crescente complessità di norme, siano esposti con grande facilità ad indagini da cui molto spesso escono senza macchia. Mi sarei aspettata più prudenza».

Da Bindi a Rossi a Melio, molti nel Pd sollevano il tema dei rapporti con i privati, a cui non si deve “piegare la testa”. Rinuncerebbe al contributo elettorale visto ciò che è successo?

«Il tema del rapporto tra pubblico e privato è centrale nella battaglia per la legalità in cui ho sempre creduto e sono d’accordissimo sul fatto che non si debba piegare la testa. Anche per questo mi sarebbe piaciuto più coraggio quando si discuteva dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Il rigoroso rispetto delle regole e la trasparenza sono gli unici parametri a cui conformare tale rapporto: ho ricevuto, come altri candidati anche di diversi schieramenti, 2.500 euro di regolari contributi, forniti in trasparenza, deliberati dal Cda dell’associazione, regolarmente rendicontati e che non sono frutto né di promesse né di rapporti oscuri».

Ora i sindacati lanciano l’allarme occupazione. È preoccupata?

«I dati Inps sono chiari: nel primo trimestre 2021 il settore pelli, cuoio e calzature ha assorbito da solo il 49,6% delle ore di cassa integrazione del manifatturiero pisano. Più che legittimo ci sia preoccupazione rispetto allo sblocco dei licenziamenti; come assessora al Lavoro, ho incontrato i sindacati per discutere della grave situazione in cui versa la filiera a causa della pandemia e la prossima settimana parteciperò al tavolo del distretto per verificare l’ipotesi di sostegni all’occupazione legati alla formazione».

In questa vicenda legalità, economia e ambiente sembrano in conflitto.

«Non possiamo permettere una generalizzazione che travolga un intero comparto. Il sistema di depurazione è controllato costantemente, quindi parliamo di eventuali comportamenti criminali di taluni, non di un sistema di lasciapassare all’inquinamento. Più in generale, dobbiamo proteggere la Toscana da ogni tentativo di infiltrazione criminale. Occorre una reazione rigorosa, quindi dobbiamo promuovere un confronto pubblico con tutta la comunità del territorio per aumentare gli anticorpi di legalità; poi rafforzare i controlli pubblici potenziando Arpat; infine, rafforzare il ruolo del pubblico nella governance del sistema di depurazione».

Perché ha atteso finora per commentare?

«Penso che la risposta a una situazione del genere debba essere collettiva e non individuale. Ho atteso per grande rispetto di chi è coinvolto nelle indagini e perché ho voluto aspettare una riflessione del mio partito regionale, che certo avrei preferito più tempestiva. Il confronto in direzione però è stato importante, come lo è stato che il Pd di Pisa sia arrivato con un documento unitario, in cui mi riconosco».

Per Vannino Chiti il caso concerie dimostra come nel Pd si è archiviata troppo presto la questione morale.

«La questione morale di Berlinguer non ha mai smesso di essere attuale e deve essere un monito costante alla politica. Talvolta però viene tirata fuori con un po’ di superficialità, facendo di tutta un’erba un fascio e favorendo giudizi sommari che trovo profondamente sbagliati».

Contrariamente a Ledo Gori, la sindaca Deidda e Pieroni non hanno spiegato la loro posizione. Dovrebbero farlo?

«Siamo ancora alle indagini e parliamo di persone che non solo non sono state condannate, ma non sappiamo neanche se andranno a processo. Li conosco come persone oneste, con la passione per la politica e impegnati per il bene del territorio. Sono loro umanamente vicina e spero possano chiarire al più presto la propria posizione». — RIPRODUZIONE RISERVATA