La politica da orchestra del Titanic

Scandalo concerie: nella foto le analisi sui terreni lungo la 429 a Empoli

Buona domenica: l'editoriale. Non c’è da stupirsi se ciò che emerge dai lavori della direzione regionale Pd è una sorta di difesa della torre d’avorio

Ormai c’è un muro che separa ragione e sentimento da tutto ciò che più conta per il bene comune: la tutela del lavoro, il riequilibrio delle infrastrutture fra Firenze e la Costa tirrenica, la salvaguardia dell’ambiente, lo smarcamento della politica nei confronti delle lobby di potere che l’hanno piegata a strumento senza nerbo e scarsa autonomia.

L’ultima settimana, a questo proposito, è stata piuttosto significativa e con poche buone notizie. Ieri però quel muro ha finalmente cominciato a mostrare qualche crepa, grazie a pochi interventi apertamente critici durante i lavori della direzione regionale del Pd, convocata colpevolmente solo due mesi dopo l’apertura della devastante inchiesta sulle concerie e sui traffici illegali di rifiuti tossici che ha investito anche il partito.

Le domande vere sono rimaste senza risposta e l’autocritica appena accennata, un po’ come quella di Fonzie di Happy Day’s che non riusciva a dire «mi sono sbagliato». Almeno c’è stato un momentaneo stop alla fuga dalla realtà: nelle prime righe del documento approvato dalla direzione del Pd si ammette, di fatto, che il controllo delle concerie è stato colpevolmente lasciato ai controllati. Devastante.

Ma ripartiamo dall’inizio, dal capitolo infrastrutture. Lo show muscolare di Toscana Aeroporti di lunedì è stato inquietante ed emblematico. Senza alcun pudore i vertici privati di una società a partecipazione pubblica hanno fatto capire in sostanza che per l’aeroporto di Pisa ci sono solo briciole di finanziamenti e per quello di Firenze invece non tramonta il progetto di un potenziamento che, di fatto, è un atto ostile nei confronti di tutta la fascia costiera».

Nulla di inedito, ma offre ben poca speranza il balletto fiorentino con il sindaco di Pisa che a casa fa il leone e in trasferta si piega alla convenienza di trattative per le briciole.

A Pisa prima hanno avuto un Pd connivente o silente, adesso un centrodestra a trazione leghista che prosegue l’opera di sudditanza un po’ alla Albertone Sordi. Folcloristica nelle dichiarazioni di guerra al cospetto dei propri seguaci, triste nella mano tesa agli avversari politici con la scusa che è meglio trattare che perdere in partenza. Il risultato è un destino segnato, a meno che uno non voglia davvero credere al sindaco di Firenze, Dario Nardella, che fa finta di omaggiare i suoi omologhi di Livorno, Pisa e Lucca, andandoli a trovare promettendo impegni comuni. E poi sfila in passerella ogni volta che c’è da riaffermare il muscolare primato della fiorentinità. Primato rinforzato anche dalla pronta collocazione all’ordine del giorno della giunta regionale di un finanziamento di 10 milioni a Toscana Aeroporti, una sorta di inchino in assenza di impegni concreti per i rami d’azienda destinati alla cessione.

Tutto questo mentre i collegamenti via terra sono un disastro. La Fi-Pi-Li cade a pezzi, la ferrovia che unisce il capoluogo a Pisa è qualcosa di offensivo verso il cittadino che se ne serve. E, a parte l’impegno dichiarato del presidente della Regione Eugenio Giani, di fatti concreti se ne vedono ben pochi. Per carità, in tema di infrastrutture, questa amministrazione regionale sconta anche e soprattutto le scelte disastrose delle precedenti. Lo stesso Giani continua a rincorrere incontri con i governi di turno per perorare la causa dell’“autostradina” Tirrenica, rivisitazione della variante Aurelia. Cosa buona ma sotto il minimo sindacale.

Va così più o meno per tutto. Prendiamo la tutela della qualità del lavoro. Le ultime settimane ci hanno offerto storie terribili di morti per mancata sicurezza. Su tutte quella di Luana D’Orazio, la giovane madre stritolata dal rullo di un orditoio a Montemurlo. E anche una lunga scia di inchieste per lavoro sottopagato, di fatto moderna schiavitù grazie a perversi meccanismi di appalti e sottoappalti con operai pagati anche un euro e mezzo l’ora.

Avete visto qualcuno, fra le prime file degli schieramenti politici, incazzarsi sul serio? No, tutti silenti. Ad accendere riflettori ci siamo rimasti noi dei giornali (non tutti) e qualche sindacalista vecchio stampo che ancora crede nel ruolo della denuncia politica ma soprattutto giudiziaria.

Il mondo delle istituzioni, purtroppo, è invece arroccato intorno alla difesa di un fortino che si svuota ogni giorno di consensi e di credibilità. C’è prima di tutto un problema di scarsa capacità e di impreparazione. Prendete la (brutta) storia dell’emendamento “aiutino” per favorire l’abbassamento o l’annullamento dei controlli sui residui potenzialmente inquinanti delle concerie emersa nel bel mezzo di una commistione fra ’ndrangheta e intermediari per far soldi su questi scarti. Esponenti del Pd in Regione e la sindaca di Santa Croce ci sono finiti dentro anche se non direttamente coinvolti con la criminalità organizzata.

Negli ultimi due mesi l’unico che ha tentato di prendere le distanze è stato il presidente della Regione, Eugenio Giani, che all’epoca di quella approvazione era il presidente del consiglio. Lo avrà anche fatto con “furbizia”, come adombra l’ex presidente della commissione parlamentare Antimafia Rosy Bindi (Pd), però almeno questo è stato fatto. Si è mosso anche il suo predecessore, Enrico Rossi, ma solo per scaricare su altri responsabilità che rischiavano (rischiano?) di finirgli addosso.

Bene, con molta fatica, quell’emendamento alla fine è stato cancellato. Ma non sono riusciti a farlo senza danni collaterali: il blocco degli autospurgo. Dilettantismo? Può esserci dietro di tutto, quando il quadro di riferimento è pervaso dal lobbismo più deteriore.

La riprova arriva dai lavori della direzione regionale del Partito democratico, faticosamente convocata solo per ieri mattina a quasi due mesi dalla bufera che ha pesantemente coinvolto il partito. Un redde rationem tardivo e molto finto, dopo aver respinto ogni domanda arrivata anche e soprattutto da questo giornale. Arroganza allo stato puro, che ha trovato una nuova interprete nella sindaca di Empoli Brenda Barnini (Pd anche lei) di fronte a una platea di cittadini giustamente preoccupati per la presenza di sostanze pesantemente inquinanti nella massicciata della strada 429 Empolese-Valdelsa. Con i risultati della analisi che cominciavano a girare con la conferma del peggio, la prima cittadina dava la colpa alla stampa (un classico) con un mirabolante «per ora sono solo indiscrezioni».

Certo, il premio Orchestra del Titanic ha tante candidature intorno a questa storia ma la sindaca Barnini sta scalando posizioni su posizioni. Insieme con il suo omologo di Castelfiorentino, Alessio Falorni: «Ancora non abbiamo certezze». Ma questi due, e non solo loro, lo hanno fatto un giro intorno ai terreni contaminati? La nostra Martina Trivigno ci è andata venerdì e il reportage di ieri non ha bisogno di ulteriori parole rispetto a quelle di persone che temono per la salute dei figli. Non potrebbe essere il solo fronte aperto, le analisi sono in corso su terreni quasi certamente contaminati intorno al lago di Massaciuccoli. E altri riscontri in altre aree arriveranno presto.

Sindaci e consiglieri regionali che nella scorsa legislatura hanno favorito i conciatori per puro spirito di sudditanza lobbistica hanno ancora il coraggio di guardarle negli occhi quelle persone disperate? In un Paese normale o si sarebbero dimessi o li avrebbero fatti dimettere a furor di popolo. Loro no, loro vanno avanti convinti di poter decidere quando e se parlarne. Un misto di arroganza, protervia, festival dell’irrealtà con il costume del marchese del Grillo. Eppure, dovrebbero saperlo che «le regole della politica non devono essere più permissive di quelle stabilite dalla legge, ma certamente più rigorose». Queste ultime parole sono di Enrico Berlinguer a proposito di questione morale. Molti di quelli che contano nel Pd o non le hanno mai lette o, peggio, le stanno ignorando.

E dunque non c’è da stupirsi se ciò che emerge dai lavori della direzione regionale Pd è una sorta di difesa della torre d’avorio. È la presa d’atto della distanza dal popolo e prima ancora dal proprio elettorato. È un gioco di potere tutto interno, una trama oscura del tutto estranea al sentimento della politica, quella nobile. Quella che sta lontana dal fango, da tutti i tipi di fango.  —

Twitter: @s_tamburini

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