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Inchiesta Keu, viaggio tra i terreni inquinati della 429. La rabbia di un padre: «Non voglio che i veleni danneggino i miei figli»

Nelle foto in alto Franca Basile e Dario Mandriani, in basso Simone Alderighi e Paolo Gaccione. A destra i campionamenti del terreno vicino alla strada 429

Empoli, la voce dei residenti dopo l'inchiesta sullo smaltimento illegale dei fanghi conciari: «La politica ci dia delle risposte»

EMPOLI. «Non voglio che quei veleni danneggino i miei figli. È soprattutto per loro che sto lottando». Andrea Mandriani si sente in colpa. Lui, ingegnere originario di Empoli, ha vissuto e lavorato per sette anni in Lombardia. Poi, a fine 2018, la decisione di tornare in Toscana per cercare un po’ di tranquillità. Dalla loro casa, nel Piangrande, la strada regionale 429 sembra un lungo serpente che attraversa la campagna. Anzi, la taglia in due, in modo netto. Campi coltivati si alternano ad altri incolti, ci sono orti e vivai. Alcuni agglomerati di case coloniche ristrutturate di recente, le facciate tinteggiate da poco. Poi, più in là, casolari isolati.

Lì, in quella tranquillità apparente, pende la spada di Damocle del keu, le ceneri dei fanghi di conceria. Quello «cattivo, tossico, inquinante», dicono gli abitanti. Invisibile agli occhi, ma dannoso, sottolineano. Con un unico timore: che abbia contaminato le falde acquifere e anche i terreni. Lì, dove la natura appare ancora immutata rispetto al passato, per la procura di Firenze gli interessi della ’ndrangheta si sarebbero intrecciati con la politica. Le ceneri di conceria, ancora inquinate, non sarebbero finite in discarica come avrebbero dovuto. No. Secondo gli inquirenti, sarebbero diventate parte integrante della massicciata di un tratto della strada regionale 429, nell’Empolese. In sostanza, il keu “cattivo” in uscita dall’ex inceneritore Ecoespanso, gestito dal consorzio Acquarno di Santa Croce sull’Arno, secondo la procura arrivava in un altro impianto per essere miscelato con materiali da costruzione da usare, appunto, come riempimento. Ottomila tonnellate sarebbero state nascoste, lì sotto. E se questo fosse confermato, sarebbe un dramma per l’intera zona.

Da quando l’inchiesta è venuta a galla – era aprile di quest’anno – chi vive lungo la 429 ha perso il sonno. Timori, dubbi. E domande – tante – ancora senza risposta. Anche perché – spiega Paolo Gaccione dell’assemblea permanente “No keu” – le verifiche dell’Arpat nell’azienda produttrice del keu, nel 2018 e nel 2019, avevano già evidenziato «la non conformità dello stesso al recupero diretto nell’ambiente».

Dovevano essere smaltiti, non reimpiegati, insomma. Peccato che – dice la procura – questi rifiuti (tutt’altro che inerti, innocui) siano poi finiti sui cantieri di mezza Toscana. E c’è anche un aspetto che i residenti non possono ignorare. E che, anzi, fa crescere i dubbi. E i sospetti, anche: il consorzio Acquarno è lo stesso che aveva beneficiato dell’emendamento regionale che avrebbe escluso il depuratore dall’autorizzazione integrata ambientale, riducendo di fatto le verifiche sull’impianto.



«Arpat ha segnalato queste anomalie alle autorità competenti, tra cui la Regione Toscana – prosegue Gaccione –, ma i rifiuti inquinanti uscivano comunque. La nostra domanda è: cosa faceva la Regione per tutelare la salute pubblica, mentre approvava un emendamento che di fatto favoriva comportamenti contro noi abitanti? » .

Mandriani indica quello che loro, gli abitanti, chiamano «il cerotto», nel lotto 5, da Brusciana a Dogana: un telo che copre il punto – indicato dalla procura di Firenze – in cui sono stati prelevati i campioni di terreno. E il risultato di quelle prime analisi ora preoccupa: interrati sotto la strada, ci sono cromo, arsenico e nickel. Tutti metalli tossici in quantità comprese fra le cinquanta e le cento volte superiori ai limiti di legge. E tra i residenti c’è chi giura di aver visto «materiale nero come la pece» uscire dal terreno durante i carotaggi.

Simone Alderighi, di professione videomaker, ha una piccola azienda agricola, poco distante dalla strada regionale 429. «Le analisi di Arpat, eseguite su 14 pozzi di noi abitanti, hanno stabilito che non c’è contaminazione – spiega –. Peccato che nessuno voglia più acquistarle, le mie verdure. “Se vengono dalla 429 non le vogliamo”, dicono. Eppure i valori dicono altro: l’acqua non è contaminata».

Anche Franca Basile, che vive poco distante, non si sente affatto tranquilla. «Quando si tratta di questioni ambientali i tempi sono lunghi – sottolinea –. Potrebbero volerci anni prima di vederne le conseguenze».

Una bomba a orologeria, in pratica. Pronta a esplodere. Da un momento all’altro. Ma non la pensa così la sindaca di Empoli, Brenda Barnini (Pd). Che, nel corso di un’assemblea, giovedì sera, ha dato la responsabilità agli organi di stampa, “colpevoli” (a suo dire) di non veicolare le informazioni nel modo corretto. E definendo le notizie sui valori molto elevati di metalli pesanti nel terreno soltanto «indiscrezioni».

«Nel caso del rilevato stradale si dovrà stabilire la percentuale del keu negli inerti. Bisogna concludere le analisi a carattere giudiziario», taglia corto.

Ma i residenti non vogliono sentire ragioni. In ballo c’è la loro salute. E quella dei loro figli. «Vivo con il senso di colpa di aver portato i miei bambini in un luogo tossico – spiega Mandriani –. Cercavamo un tranquillità, dopo tanto tempo trascorso in città. Ora abbiamo paura. Temiamo per la nostra salute. A Pinagrande non abbiamo neppure l’allaccio all’acquedotto. L’acqua che arriva nelle nostre case proviene dai pozzi privati. E lo stesso vale per una decina di famiglie della zona, oltre a noi». E, anche per questo, non si fermeranno. Continueranno a lottare. Fino alla fine. «Fino a quando le istituzioni non ci ascolteranno», dicono.

L’assemblea permanente “No keu” la sua battaglia la sta portando avanti da mesi, ormai. Con un’unica richiesta: la bonifica di quel tratto di strada regionale 429.

«I materiali nocivi devono essere eliminati, una volta per tutte – conclude Gaccione –. Non possiamo più aspettare. Potrebbero volerci anni, ma le falde acquifere e i terreni si inquineranno e la nostra vita sarà in pericolo. Ma no, le autorità non devono fermarsi soltanto al lotto 5 della 429. Le analisi devono essere fatte lungo tutta quanta la strada. Dobbiamo essere tranquilli».

Intanto, l’assemblea sta organizzando una serie di iniziative di raccolta fondi per pagare gli avvocati e anche i periti di parte. Ma il loro grido si leva a una sola voce: «La politica ammetta le sue responsabilità e la smetta di voltare la testa dall’altra parte. Qui, in gioco, c’è la vita di centinaia di persone. Siamo stanchi di risposte a metà».

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