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Dalle televendite all’incubo Covid: «Sedato e intubato. Ho visto morire la ragazza accanto a me»

Riccardo Porciani ("Riccardo Corredi") nel suo negozio a Pietrasanta

Riccardo Corredi racconta i 50 giorni d’inferno all’ospedale Versilia: «Nel reparto di terapia intensiva eravamo in 9 e 4 vicini di letto non ce l'hanno fatta. Mi sento un miracolato»

VIAREGGIO. «C'era quest’orologio, al muro: contavo i secondi con la lancetta. E quando arrivavo allo scoccare del minuto mi dicevo: sei ancora vivo. Adesso ricomincia a contare». La voce di Riccardo Porciani, per tutti “Riccardo Corredi l'inimitabile” non è quella squillante delle più gaudenti televendite: il Covid, i 50 giorni all'ospedale Versilia di Lido di Camaiore, la terapia intensiva hanno lasciato tracce nel fisico di chi, la vita, l'ha sempre vissuta con un entusiasmo tracimante e con la spasmodica voglia di armonizzare l'anima del commerciante con quella dell'uomo di spettacolo.

I 50 giorni in ospedale e la terapia intensiva


«Fino a qualche settimana fa non riuscivo a parlare, a stare in piedi, ero completamente privo di forze: oggi mi è tornata, anche se non come prima, la voce, cammino e ogni giorno aggiungo qualcosa alla mia giornata. Sono vivo. E felice», racconta Riccardo all'interno del suo punto vendita di materassi che si affaccia sulla via Aurelia a Pietrasanta.

Tornare tra la gente  ma con attenzione

«Ho voglia di stare in mezzo alla gente, ogni giorno mando dei video agli amici, ai conoscenti: invito tutti a fare attenzione, a mantenere le distanze, a igienizzarsi le mani e a indossare le mascherine: il Covid uccide, il Covid non è l'influenza. Non è ancora finita, anche se i vaccini e i progressi della medicina ci stanno portando fuori da questa emergenza. Ma stiamo ancora attenti», è il mantra di Riccardo Corredi che poi riavvolge il nastro dei giorni della paura e del dolore.

La scoperta  il 19 marzo

«Sono risultato positivo al Covid il 19 marzo: ho avuto difficoltà respiratorie e alla fine, con la saturazione dell'ossigeno a 88, hanno deciso di ricoverarmi al Versilia. Dalla Tac emergeva già questo stato avanzato di polmonite. Nel breve volgere di una giornata la situazione è precipitata: sono stato trasferito in terapia intensiva, poi sedato, intubato e messo in posizione prona. Dopo 4 giorni i medici, meravigliosi, competenti e di un'umanità che mai dimenticherò con tutti noi pazienti, hanno tentato il mio risveglio. Ma non respiravo, mi sentivo soffocare. Ricordo, come istantanee sfuocate, gli infermieri con lo scafandro e l'orologio al muro che rintoccava la mia voglia di vivere. Sono stato di nuovo sedato e intubato, ho subito una tracheotomia e poi lentamente hanno provato a risvegliarmi: sono così stato altri 12 giorni in terapia intensiva, poi nel reparto di alta intensità, poi ancora mi hanno tolto la cannula della tracheotomia: il 6 maggio sono finalmente tornato a casa.

«Ed è stato il momento più bello e più struggente quando ho rivisto la mia Alessandra, i miei figli. E grazie ai medici, ai fisioterapisti, alla logopedista, agli infermieri, ai volontari, 2 settimane più tardi ho ricominciato a camminare, a parlare dopo che avevo subito un danno ad una corda vocale causata da una cannula».

Quel miracolo in reparto

«Qualcosa di miracoloso - continua a raccontare Riccardo –: nel reparto di terapia intensiva eravamo in 9 e 4 vicini di letto li ho visti morire. Ricordo, in quei 50 giorni, una ragazza che stava meglio, che doveva essere dimessa, perchè di nuovo in forze. Sembrava felice: in poche ore una crisi l'ha uccisa. È terribile, questa malattia è qualcosa di terribile. Sono stato fortunato: perchè ci ho messo tutta la volontà di vivere possibile, ma a salvarmi sono stati questi medici straordinari. E ho pregato, si fino a quando ho avuto le forze ho pregato: sono sempre stato credente».

«Tornerò in televisione»

È tornato alla vita, Riccardo Corredi dopo quei 50 giorni drammatici in cui ha dovuto combattere contro il male, e sta recuperando pian piano la sua normalità. Di cui fa parte anche il lavoro e l’apparizione in televisione. «In televisione – assicura Riccardo Corredi – ci tornerò, perché è la mia vita fare televendite, ma non è ancora il tempo: prima voglio testimoniare quanto sia bello camminare, respirare, stare con gli altri e quanto un virus possa, nel breve divenire di pochi istanti, cambiarti per sempre l’esistenza.

«Grazie a Dio ho trovato davvero degli angeli, medici e personale sanitario che mi hanno aiutato. Non sottovalutatelo mai, il Covid, voletevi bene». —

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